Ex deposito di carburanti Apisem, in corso la seconda fase della bonifica della falda

In commissione Ambiente relazione dell'assessora Valli. L'amministrazione ha chiesto ad Arpa l'attivazione di una centralina mobile per monitorare una zona più ampia attorno al sito oggetto di inquinamento

Una foto d'archivio del cantiere della bonifica.

LECCE – Le operazioni in corso nell’ex deposito di carburante Apisem sono entrate nel secondo step del "Progetto Bonifica fase 2", quella in cui è prevista l’immissione di aria a pressione nel sottosuolo per favorire l’evaporazione prima e l’aspirazione poi degli idrocarburi, come il pericoloso benzene. Il progetto è stato approvato dalla Regione Puglia nel giugno del 2017.

Si tratta di una operazione lunga, affidata a una ditta specializvalli-3-3zata, la cui durata prevista è di un anno e mezzo (è stata avviata in estate). Altrettanto impegnativa è stata quella precedente, nella quale il liquido presente in falda - acqua mista a sostanze oleose per oltre venti tonnellate di peso - è stato estratto, filtrato, depurato e poi reimmesso nel sottosuolo.

Per aggiornare i consiglieri comunali, l’assessora all’ambiente, Angela Valli (nella foto, sotto), ha tenuto una lunga e dettagliata relazione nel corso della seduta della commissione competente, presieduta da Natasha Mariano Mariano. Il sito è dismesso da molti anni ed è stato anche investito da un procedimento penale che, in Cassazione, si è concluso con l’annullamento (per prescrizione) della condanna di Giovanni Semeraro per avvelenamento colposo. In capo alla società proprietaria è rimasto l’obbligo della bonifica.

Nella corso della commissione si è discusso innanzitutto del monitoraggio in corso in prossimità dell’ex deposito, i cui risultati hanno già avuto risvolti pratici: da oramai un anno la famiglia Fiorentino ha dovuto abbandonare la propria casa, in via vecchia Surbo, in seguito a una ordinanza del sindaco di Lecce. I controlli effettuati tra novembre 2017 e luglio 2018 rivelarono infatti parametri preoccupanti per quattro idrocarburi composti, non contemplati - come invece lo è il benzene - nella legislazione italiana ma comunque ritenuti dannosi con evidenza scientifica per la salute.

Una situazione simile è stata riscontrata per un’abitazione poco distante, dove vive una donna molto anziana e dove il monitoraggio è stato condotto da maggio 2018 a maggio scorso. Tenuto conto della situazione anagrafica e dell’impossibilità - verificata dall’ufficio dei servizi sociali - di trovare in ambito familiare una sistemazione adeguata per il periodo necessario, circa un anno e mezzo, all’ipotesi dell’allontanamento è stata affiancata quella dell’installazione di abbattitori di composti organici volatili, trovando piena accoglienza da parte della Asl.

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Al tavolo tecnico che comprende anche Arpa, Regione Puglia e, come detto, Asl, l’amministrazione comunale ha chiesto l’attivazione di una centralina mobile per monitorare una vasta area contigua (che comprende il parco, il plesso universitario Studium 2000 ed edifici residenziali oltre che singole unità abitative) e il posizionamento di dispositivi di abbattimento. I monitoraggi, infatti, avvengono con campionatori passivi sistemati all'interno e all'esterno delle abitazioni e dotati di filtri che “catturano” le sostanze.  Alla commissione hanno partecipato anche il dirigente del settore Ambiente, Francesco Magnolo e i funzionari Luciano Mangia e Mariella Alfarano.

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