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"La caserma non abita più qui". Un convegno sul futuro delle aree militari

Per due giorni a Lecce architetti e amministratori locali e provenienti da altre realtà italiane, si confronteranno sul reimpiego di quelle aree un tempo riservate a soldati, leva ed esercitazioni e oggi in via di dismissione. A Lecce sono due, la "Pico" e la "Nacci". In Puglia cinque in tutto

Nelle foto: la caserma Pico e, sotto, la Nacci.

LECCE – Nel tempo sono state diverse le proposte. Per esempio, risale curiosamente a un atto esatto addietro (luglio 2014) quella dell’assessore leccese Attilio Monosi d’inserire una porzione della caserma “Pico” di via Colonnello Costadura nel piano di alienazioni, previo placet per edificare all’interno e poi dare mano libera ai privati. Addosso piovve un coro di “no” da associazioni dei consumatori e consiglieri comunali d’opposizione. Di quella stessa caserma, si parla da sempre come possibile destinazione per il comando provinciale dei carabinieri, al momento “accampato” ancora in via Lupiae.

Mille e una idee, ancora nessuna certezze.  E la “Pico” è solo una delle caserme leccesi in via di dismissione. L’altra è la “Nacci” di via Monteroni. In Puglia sono cinque in tutto. Quanto basta, secondo l’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori salentini, per avviare una riflessione su recupero e nuove funzioni nell’ambito di un più ampio progetto di riqualificazione urbana.

Il caso sarà al centro di un convegno nazionale che sarà ospitato proprio nella “Nacci”, domani, mercoledì  8 luglio, alle 16. A promuoverlo, il già citato ordine leccese insieme con quelli di Piacenza e Udine e con la partecipazione degli Ordini di Bari e Taranto e con l’apporto del Consiglio nazionale. Il tutto, in concomitanza con la conferenza nazionale degli Ordini degli architetti in programma a Taranto. Il titolo è già tutto un programma: “La caserma non abita più qui. Quale futuro per le aree militari dismesse”.

“Interrogarsi per tempo sul futuro delle importanti aree urbane occupate dalle caserme, non di rado caratterizzate anche da estesi parchi - afferma Massimo Crusi, presidente dell’Ordine degli architetti Ppc di Lecce - diviene opportuno nella consapevolezza dello stretto legame che intercorre tra ridestinazione delle aree militari dismesse e destino della città e del ruolo che le stesse possono rivestire anche nei nuovi strumenti di programmazione urbanistica”.

“E’ evidente, infatti – aggiunge Crusi -, come la riqualificazione e la restituzione all’uso urbano delle caserme e più in generale del patrimonio militare in via di dismissione costituisca una sfida importante per il futuro delle città, anche quelle pugliesi, e del territorio”. Due le sessioni di discussione, con introduzione affidata al presidente dell’Ordine di Lecce.

Nella prima sessione, sul tema “Alienazione delle aree militari, occasione per la rigenerazione dei territori”, si avvicenderanno gli interventi del capitano Barbara Negri, del ministero della Difesa, di Giuliana Dionisio, direttrice dell’Agenzia del demanio pugliese, di Paolo Perrone, sindaco di Lecce e vicepresidente nazionale Anci, di Francesco Canestrini, soprintendente per i Beni artistici e paesaggistici Lecce, Brindisi e Taranto, di Domenico Podestà, del Consiglio nazionale architetti Ppc.

caserma-7Nella seconda sessione, dedicata al tema “Il catalogo delle esperienze: criticità e prospettive”, sono invece previsti interventi di Giuseppe Baracchi, presidente dell’Ordine degli architetti Ppc di Piacenza, Bernardo Pittino, presidente dell’Ordine degli architetti Ppc di Udine, Vincenzo Sinisi, presidente dell’Ordine degli architetti Ppc di Bari, Massimo Prontera, presidente dell’Ordine degli architetti Ppc di Taranto, Severo Martini, assessore alla riqualificazione urbana Comune di Lecce, Silvio Bisotti, assessore alla riqualificazione urbana Comune di Piacenza, Ferruccio Favaron, del Consiglio nazionale architetti Ppc.

“Nella giornata - prosegue Massimo Crusi - sono coinvolti tutti i soggetti che in forme diverse sotto il versante normativo, metodologico, amministrativo e, più in generale, pubblico esercitano un ruolo significativo in un processo del genere”.

“La finalità è contribuire a sviluppare un quadro di riferimento generale per la riflessione e le politiche d’intervento – spiega -, mettendo a valore prassi già attuate o in via di attuazione perché i diversi casi di intervento possano essere ricompresi in un’unica banca dati a disposizione delle pubbliche amministrazioni e dei territori, intendendo in questo senso professionisti, imprese, cittadinanza attiva, stakeholder, eccetera”.

“Ci proponiamo infatti – aggiunge - di mettere a fuoco la complementareità della filiera coinvolta nella gestione di una dinamica così complessa: Governo, enti locali, professioni, investitori, anche per avviare una riflessione sulle opportunità di attivazione del mercato e sull’utilizzo delle aree militari come potenziale “volume” di pensiero per il futuro delle città”. “Solo all’interno di un disegno articolato sul presente e sul futuro delle aree urbane, infatti – conclude Crusi -, le aree militari dismesse acquistano una giusta luce e moltiplicano il proprio potenziale urbano”.

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