Notizie da Galatina

In quattro immobilizzando moglie del gioiellierie e clienti per rapinare preziosi

Panico questa mattina nella gioielleria "Spedicato" di via Manzoni. Ad agire sono stati in quattro. I primi due hanno finto di essere interessati a un acquisto, facendo strada ai complici. Vittime legate e con fascette. Sottratti soldi, preziosi e orologio. I malviventi in fuga con una Toyota Aygo

GALATINA – Ore 11,30, il terrore si materializza all’interno della gioielleria “Spedicato” di Galatina, in via Alessandro Manzoni. E non è nemmeno la prima volta. L’attività commerciale, gestita da un noto commerciale locale, Pierluigi Spedicato, di scorribande ne ha già subite varie.

L’ultima rapina prima di oggi risale soltanto allo scorso anno, nel periodo di maggio. Una coppia si presentò all’interno sostenendo di voler acquistare anelli nuziali. Pochi attimi, e i due si palesarano per veri e propri malviventi, sposati più che altro alla causa del crimine.

Andando indietro nel tempo, addirittura clamorosa è stata un’altra rapina, avvenuta nel gennaio del 2009. In quel caso sparirono preziosi per svariate centinaia di migliaia di euro. 

Per l’ennesima volta, dunque, la gioielleria che sorge in pieno centro ha dovuto fare i conti con una banda pronta a tutto, pur di scappare dalla scena con una refurtiva sostanziosa, che finirà, come sempre, nelle mani di ricettatori. Al momento l’inventario non è stato completato, ma il bottino dovrebbe essere anche questa volta notevole.

Oltre a prelevare circa 3mila e 500 euro in contanti direttamente dal registratore di cassa, infatti, i rapinatori hanno anche riempito due sacchi di tela con preziosi e orologi. Tutta merce non coperta d’assicurazione.

Il copione non è stato certo inedito. Per entrare in negozi di questo tipo esiste solo un modo: citofonare e farsi aprire la porta, perché ormai i più sono dotati di solide vetrate antisfondamento e l’ingresso non è libero.

Insomma, per varcare la soglia bisogna arrivare davanti all'uscio con il volto ben visibile e non tradire emozioni. E allora, o si è ferrati in materia, o si ha una faccia tosta naturale.

Se i giovani che hanno agito oggi siano esperti o alle prime armi, ma comunque molto determinati, non è chiaro. Sta di fatto che il trucco è riuscito. In che modo, è presto detto: presentandosi due alla volta.

I primi hanno suonato al campanello e si sono visti spalancare la porta. Entrati quindi con la scusa di essere potenziali acquirenti interessati ai preziosi in esposizione, in realtà hanno fatto strada ai complici. Pochi attimi, ed ecco infatti fare irruzione altri due individui, uno dei quali armato di pistola. Impossibile stabilire se fosse vero o meno. All’interno, però, è bastata quella visione per generare il panico.

Oltre alla moglie del titolare (quest’ultimo assente, in quel momento, per altre incombenze), all'interno c’erano un paio di clienti. I rapinatori hanno immobilizzato le mani dei presenti usando fascette di plastica dura, quindi in pochi secondi hanno fatto razzia per poi subito dileguarsi.

Sul posto, una volta che i malcapitati sono riusciti a liberarsi e a chiamare aiuto, sono arrivati i carabinieri della stazione locale e della compagnia di Gallipoli, comandati dal capitano Michele Maselli, che hanno avviato le indagini partendo dalle descrizioni fornite dalle vittime, ancora sotto choc.

Di certo, arrivare a identificare i malfattori non sarà semplice. Quasi sicuramente non sono soggetti della zona, visto che si sono trovati obbligati ad agire senza passamontagna. E l’attività commerciale non ha videocamere di sorveglianza. 

Non sono mai installate proprio perché il titolare nutre il timore che, nei casi di rapina, per prendere possesso dei nastri, i malviventi usino violenza. Fino a sfiorare il peggio. In alcuni casi è quanto effettivamente accaduto ad altri gioiellieri o ai loro commessi.

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Di certo, violenza vera e propria non n’è stata usata in questo caso (se si esclude la costrizione delle mani con le fascette) ma le indagini dei carabinieri dovranno svolgersi a questo punto secondo metodi tradizionali. Partendo, cioè, dall’unico dato certo: la banda è fuggita a bordo di una Toyota Aygo di colore rosso. Un’auto sicuramente rubata, in previsione di una rapina che appare quantomai pianificata fin nei dettagli. 

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