Economia e Comuni: l'ombra dei clan si allunga. Vecchi boss e nuovi equilibri

Relazione della Dia sul secondo semestre del 2018: colpisce l'alto numero di misure interdittive e di commissariamenti. Il mercato della droga prima risorsa di tutti i gruppi, alcuni dei quali in espansione

LECCE – Il riferimento all’inchiesta leccese sull’assegnazione e l’occupazione di case popolari in cambio di consenso elettorale che ha coinvolto “politici, dirigenti, funzionari e dipendenti del Comune di Lecce, oltre a soggetti appartenenti alla criminalità organizzata leccese e in particolare al clan Briganti” è una delle novità contenute nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia per il secondo semestre del 2018. Attesa, in qualche modo, ma pur sempre d'impatto.

Non è un fulmine e ciel sereno, del resto, ma un elemento di valutazione che va inserito in un contesto dove, fino a maggio scorso, erano tre i Comuni commissariati per rischio di infiltrazioni mafiose (Surbo, Sogliano Cavour e Parabita, dove, infine si è votato per il rinnovo del consiglio comunale). Colpisce anche il numero di provvedimenti di interdizione emessi dal prefetto di Lecce, ben undici, nei confronti di membri di famiglie legate alla criminalità organizzata, sospettati di voler mettere le mani sul comparto agroalimentare. Non solo: "degna di nota - è scritto nell'introduzione alle pagine dedicate alla criminalità pugliese e lucana - è l'interdittiva emessa dal prefetto di Roma sulla bese delle informazioni raccolte dal Gruppo Interforza Antimafia di Lecce nei confronti di una società con sede legale nella capitale ma operante prevalentemente nel territorio salentino". Il riferimento è alla Igeco, colpita dal provvedimento a ottobre e attiva in più regioni nel settore degli appalti pubblici.

Insomma, in Puglia e nel Salento la contiguità tra economia e criminalità organizzata sarebbe sempre più accentuata: "Diverse attività investigative e pronunciamenti giudiziari - si conclude così il paragrafo - dimostrano come anche in diverse località pugliesi si sia ormai radicata un'area grigia in cui si incontrano mafiosi, amministratori, liberi professionisti e apparati della pubblica amministrazione".

Il peso dei boss storici sugli equilibri

La parte dedicata alla provincia pugliese più meridionale si apre con il riconoscimento dei risultati dell’attività di magistratura e forze dell’ordine, capaci di determinare lo “sfaldamento e la compressione del potere economico delle storiche frange della sacra corona unita”, ma anche con la consapevolezza della “perseverante attività criminale dei boss storici”. Nonostante scontino lunghe reclusioni, infatti, riescono tramite mogli, compagne, parenti, luogotenenti a piede libero, “a mantenere l’ordine mafioso condividendo la gestione delle attività illecite, che continuano a essere il traffico di sostanze stupefacenti e il racket estorsivo”.

La mappa dei clan: l'attivismo dei Coluccia

La mappa delle organizzazioni criminali, alla cui ridefinizione hanno contribuito i collaboratori di giustizia, conferma per il capoluogo l’egemonia del clan Briganti, appoggiato dai Tornese di Monteroni, e Pepe, capace quest’ultimo di ramificazioni in ambito provinciale. In provincia alcuni sodalizi sembrano in declino, altri no, dimostrando invece la “capacità di infiltrarsi nel circuito dell’economia legale” come i Pellegrino e i De Tommasi, attivi nei territorio di Squinzano, Trepuzzi, Campi e Surbo (comune ancora commissariato per infiltrazioni mafiose). “Particolarmente radicata e strutturata” con una “salda organizzazione familiare” è definita la consorteria dei Coluccia, originari di Noha. La loro parabola è esemplificativa: in una fase originaria dedito all’abigeato, ai furti e alle rapine, ha esteso rapidamente la sua influenza nelle zone limitrofe attraverso il traffico e lo spaccio di “ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti”. Il protagonismo del clan era stato già citato nella relazione sul semestre precedente, quando l’operazione “Off side” accese un faro sul sodalizio interessato alle attività commerciali, ai servizi cimiteriali e anche alla squadra di calcio, utilizzata non solo per avere consenso sociale, ma anche “sponsorizzazioni da commercianti e imprenditori”.

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Per quanto riguarda il basso Salento la relazione ribadisce la situazione fluida sul versante ionico dove la decisione di Tommaso Montedoro di collaborare con i magistrati confermerebbe la “rimodulazione degli equilibri criminali” su una zona lacerata da “contrapposizioni interne per la gestione del mercato della cocaina”. Questa instabilità è testimoniata anche dagli omicidi avvenuti a Melissano nel marzo e nel luglio del 2018.

La forza dei clan Tornese e dei gruppi collegati

In espansione è considerato il clan Tornese, attivo sull’intero circondario salentino: dalle roccaforti di Monteroni, Leverano, Carmiano, Veglie, Arnesano, Porto Cesareo e Sant’Isidoro ha allargato il proprio raggio di azione nel Gallipolino, una volta feudo esclusivo dei Padovano. I riscontri sono nell’operazione “Labirinto” che, da una parte ha rivelato l’attivismo del clan nel riciclaggio di denaro sporco nel settore turistico e alberghiero, dall’altra il dinamismo di gruppi criminali collegati: quello dei Rizzo, presente nel rione Castromediano a Lecce, a San Cesario, a Lequile, San Donato e quello dei Politi a Monteroni, Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano e Porto Cesareo. Quest’ultimo avrebbe contatti stabili con la cosca ‘ndranghetista Mammoliti di San Luca. A pochi giorni da quell’operazione dell’Arma il sequestro di società, immobili e conti correnti a carico di tre indagati - e per circa 6 milioni di euro - ha dato consistenza plastica alle ipotesi di un giro di interessi economici molto rilevante. Grazie a un canale di approvvigionamento albanese, in grado di assicurarsi anche armi da guerra, i Rizzo e i Politi si sono ritagliati un certo spazio nel narcotraffico.

Droga, estorsioni e usura

Il mercato della droga continua a essere quello più remunerativo per tutti i sodalizi criminali, favoriti dai contatti con il Paese delle Aquile: difficile, del resto, dimenticare gli ingenti quantitativi di marijuana sequestrati la scorsa estate al largo delle cose salentine o sullo stesso litorale. Nell'ambito della fiorente attività legata agli stupefacenti sono citate le operazioni citate sono “Amici miei” e “Short Message” .

La relazione della Dia indica nelle estorsioni e nei furti d’auto con la tecnica del “cavallo di ritorno” due strumenti ampiamente utilizzati, non solo dai sodalizi mafiosi, ma anche dalla criminalità comune. Il racket dei parcheggi presso strutture turistiche e balneari e l’imposizione dei servizi di guardiania, definite le principali modalità operative. Consistente è anche il volume derivante dall’usura: la confisca divenuta definitiva a novembre per un 70enne di Aradeo, per beni del valore di 8 milioni di euro, è indicata come uno degli indicatori di un fenomeno molto diffuso e lucroso di quanto il numero limitato di denunce farebbe pensare.

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