Quasi 40mila ettari di terreno "mangiati" dal cemento in provincia di Lecce

A lanciare l'allarme è Rosario Centonze, il presidente provinciale dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali

LECCE – Ben 40mila ettari “mangiati” dal cemento in provincia di Lecce. Per la precisione, sono 39.441 gli ettari consumati a scapito del paesaggio. A lanciare l'allarme è Rosario Centonze, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Lecce, sulla base di uno studio realizzato dall'Osservatorio economico, curato da Davide Stasi, che ha elaborato i dati sul consumo di suolo nel Salento e stilato una graduatoria dei Comuni meno attenti alla pianificazione e tutela del territorio.

Ai primi posti della classifica, in termini percentuali, si collocano Aradeo, Taviano, Castro, Racale, Melpignano, San Cesario, Sogliano Cavour e Melissano.

In particolare, Aradeo ha consumato 236 ettari sul totale di 610, pari al 28 per cento. Seguono con il 26 per cento Taviano (576 ettari su 1.606), Castro (118 su 330), Racale (630 su 1.765), Melpignano (281 su 813). Un quarto del proprio territorio lo hanno consumato anche San Cesario (202 ettari su 596), Sogliano Cavour (136 su 393) e Melissano (308 su 929). Maglia nera anche per Tuglie con il 24 per cento, Castrignano del Capo (23), Corsano, Porto Cesareo e Surbo (22), Cursi, Tiggiano, Taurisano, Maglie e Gagliano (21), Monteroni, Morciano, Surano, Miggiano, Gallipoli e Casarano (20).

La città di Lecce ha “eroso” il 14 per cento (3.381 ettari su 20.163). Al di sotto del 10 per cento di suolo consumato, figurano solo 13 Comuni (Cannole, Carpignano, Castrì, Cutrofiano, Giuggianello, Guagnano, Melendugno, Otranto, Salice, Scorrano, Supersano e Vernole).

“Oltre alla perdita di campi e terreni coltivabili – spiega Centonze – si sottovalutano i costi, non tanto occulti, della cementificazione. Si stima, infatti, una spesa media che può arrivare anche a 55mila euro all'anno per ogni ettaro consumato. Spesa che «lievita» a seconda del servizio eco-sistemico che il suolo non può più garantire a causa della trasformazione subita”. “Basti pensare – aggiunge il presidente – alla minore produzione agricola, ai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell'acqua, alla riduzione della biodiversità. Per giunta, ad un aumento di 20 ettari per chilometro quadrato di suolo consumato corrisponde un aumento di 0,6 gradi della temperatura, con tutto quel che ne consegue per la regolazione del microclima urbano”.

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Per questo l'Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce chiede alle istituzioni preposte maggiore attenzione nella pianificazione del territorio. “E' necessario assicurare un reale contenimento del consumo di suolo – conlude Centonze – soprattutto nelle aree a rischio idrogeologico. L’obiettivo non è quello di bloccare il settore edilizio – sottolinea – bensì di promuovere un’edilizia di qualità, sostenibile nell’uso delle risorse ambientali”.

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