Sabato, 24 Luglio 2021
Elezioni Politiche 2013

La differenza di Bersani: “Ma dopo Grillo, Ingroia e Monti, chi ci sarà”?

Il segretario del Pd, nel capoluogo salentino, ha attaccato gli altri leader sul tema della personalizzazione della politica. Ha quindi rilanciato la guerra alla criminalità: "Con le ronde, la Lega non ha fermato la 'ndrangheta"

Pier Luigi Bersani a Lecce.

LECCE – L’appuntamento con il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, fissato per le 16:30 nella sala 1 del cinema Massimo, ha richiamato la folla delle grandi occasioni che si è compressa in tutti gli interstizi disponibili. A dirla tutta, l’evento avrebbe meritato una scelta un poco più coraggiosa, se non altro perché ne era protagonista  la figura politica  maggiormente accreditata di vestire i panni di presidente del Consiglio dopo le elzioni del 24 e 25 febbraio.

“Moralità e lavoro”: così Bersani vuol realizzare l’Italia giusta, come recita lo slogan che campeggia sul podio che gli hanno preparato, uguale a tutti quelli che lo ospitano in giro per il Paese.

Mano pesante contro la corruzione e la criminalità organizzata, da qui è partito il discorso del segretario: “Perché le ronde padane non han fermato la ?ndragheta che è arrivata fino alla giunta regionale. E poi sobrietà che non può fermarsi ai provvedimenti già approvati su impulso del governo tecnico, il dimezzamento del finanziamento ai partiti e l’eliminazione dei vitalizi: “Non c’è ragione per cui un parlamentare debba guadagnare più di un sindaco”.

Poi, dopo un accorato riferimento alla piaga della violenza contro le donne in ambienti domestici che fa una vittima ogni tre giorni, la provocazione a Beppe Grillo accusato di voler intercettare i voti di protesta anche della destra neofascista e xenofoba: “Mi conferma che è contrario al fatto che un ragazzo figlio di immigrati, cresciuto con i nostri, sia cittadino italiano”? Sul tema dei diritti civili, in un breve confronto con i giornalisti, aveva chiosato: “Sulle unioni omossessuali, il mio punto di riferimento è la legge tedesca. Anzi, ne approfitto per chiedere agli altri leader: voi che idea avete sull’argomento”?

Bersani ha poi eretto una barricata sul diritto alla salute a allo studio: “Scuola e sanità non si possono lasciare al mercato, altrimenti non saremmo il Pd”. Ha poi promesso un’azione di rilancio dell’economia fondata su una maggiore liquidità alle aziende, un portafoglio di investimenti mirati e concreti: scuole e ospedali da costruire d’intesa con le amministrazioni comunali, bonifiche ambientali, banda larga per incentivare l'imprenditoria giovanile: “Mai più condoni”, ha ribadito.

Infine, prima che il palco venisse preso d’assalto dai candidati a Camera e Senato e dai leader regionali del partito, da Anna Finocchiaro a Teresa Bellanova, da Salvatore Capone a Cosimo Durante e Massimo Bray, da Sergio Blasi a Michele Emiliano, Bersani ha voluto spiegare quella che è secondo lui la differenza tra il Pd e il resto dell’offerta politica: “La causa del tracollo economico e sociale di questa fase sta anche nella particolare organizzazione politica degli ultimi 20 anni: dopo la caduta del Muro di Berlino c’è stato l’avvento di Berlusconi. Lo chiamiamo populismo, demagogia? Io preferisco parlare di personalizzazione della politica. E’ questo il male da cui ci dobbiamo liberare. Dopo Monti, Grillo, Ingroia, chi ci sarà? Io so che dopo Bersani c’è il Pd, io so di appartenere ad una storia. Noi siamo un grande partito, popolare e riformista”.

Nel complesso l’intervento del segretario del Pd è sembrato fatto apposta per rassicurare l’elettorato progressista da possibili intese con il centro di Monti, ma sarà la consistenza del risultato delle elezioni a indirizzare il senso del dialogo tra le forze politiche: una maggioranza debole non ha prospettive di durata. Intanto Bersani ha "blindato" Vendola, confermando per il governatore pugliese ci sarà sicuramente un incarico di governo: "Dire no con lui è come dire no con me".

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