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Un immenso deposito di rifiuti, sequestrato l'ex stabilimento dell'Adelchi

I carabinieri del Noe hanno posto i sigilli a un'area di circa 70mila metri quadri colma di rifiuti speciali anche pericolosi

LECCE – C’era una volta un calzaturificio. Di quello che un tempo era uno dei più importanti stabilimenti industriali del Salento, capace di dare impiego a tremila persone, non è rimasto più nulla. Tra inchieste giudiziarie, condanne e dissesti finanziari, la “Nuova Adelchi spa” è fallita nel maggio del 2014, lasciando un’area di circa 70mila metri quadri alla mercé di furti e vandali. Oggi, ormai dismesso, il fantasma di quello stabilimento si staglia all’orizzonte lungo la via provinciale Montesano–Tricase, a memoria di uno dei più importanti esempi del “miracolo economico salentino”.

Un’area potenzialmente pericolosa per la salute pubblica, finita sotto sequestro al termine delle verifiche e degli accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, guidati dal maggiore Dario Campanella, con l’ausilio della polizia locale di Tricase. I militari hanno proceduto al sequestro dell’intero ex stabilimento calzaturiero dell’azienda, costituito da aree scoperte e capannoni industriali, interessato da ingenti quantità di rifiuti speciali anche pericolosi, depositati in modo incontrollato. Nell’opificio, in stato di completo abbandono, sono presenti i rifiuti industriali derivanti dalla passata attività. In particolare decine di fusti metallici di varia capacità contenenti rifiuti liquidi pericolosi (verosimilmente solventi e vernici), alcuni dei quali corrosi dalla ruggine che ne ha provocato la perdita del contenuto, che si è riversato sulla pavimentazione sottostante.

Proprio su un’area esterna dell’ex calzaturificio, dove sono state rubate le coperture metalliche dei tombini, i carabinieri del Noe hanno individuato un “pozzo a perdere”, con una perforazione nel sottosuolo, priva di camiciatura delle pareti e probabilmente senza impermeabilizzazione del fondo, in cui sono confluite parte delle acque meteoriche di dilavamento del piazzale. Saranno svolti accertamenti per verificare cos’altro sia stato smaltito nel sottosuolo.

Tutta l’area inoltre è divenuta luogo di conferimento d abbandono di rifiuti ingombranti, elettrici ed elettronici, poi bruciati da ignoti. La struttura, ancora invenduta, risulta in mano alla curatela fallimentare.

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