Dalle Zes alle infrastrutture: Confindustria presenta dati allarmanti sull'economia

Riunione in Provincia di Lecce per formulare un documento di sintesi sulle Zes. Gli industriali invitano a puntare su metalmeccanico, agroalimentare e distretto della moda

LECCE – Una nuova chiamata alle armi per le Zes, le zone economiche speciali che la Regione Puglia sta delineando ed in cui il Salento tenta di rientrare. Il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, ha riconvocato nel pomeriggio, presso Palazzo Adorno, tutti gli attori interessati alla partita economica, e quindi i sindaci dei Comuni coinvolti, i rappresentanti sindacali, Confindustria Lecce, Camera di Commercio ed Università del Salento.

L’incontro - che fa seguito alla riunione tenuta prima delle festività di Natale insieme all’assessore regionale Michele Mazzarano - è stato per lo più interlocutorio, nonostante la ristrettezza dei tempi per rientrare nella perimetrazione delle Zes e godere degli alleggerimenti burocratici e fiscali destinati a quelle imprese che dovrebbero essere così incentivate ad investire sul territorio.

L’incontro poggiava su una premessa, così chiarita dal presidente Gabellone: “Questi incontri hanno l’obiettivo di arrivare al tavolo aperto dalla Regione Puglia sulla Zes adriatica con una proposta unitaria e che risulti incidente per ricomprendere il Salento nel progetto, nonostante il deficit di infrastrutture che ci penalizza – ha spiegato -. Sul punto ho già interessato il governo, scrivendo al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni ed al ministro per la Coesione territoriale ed il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti”.

Le Zes, in buona sostanza, rappresenterebbero un’opportunità per la ripresa economica del territorio, fiaccato dalla crisi e dai bassi livelli di occupazione. I dati sul tessuto industriale, portati all’incontro da Confindustria Lecce ed elaborati dalla Camera di commercio, sono del resto allarmanti.

“Le tabelle che presentiamo – ha precisato il presidente degli industriali, Giancarlo Negro – sono indicative dello stato di debolezza dell’economia interna: il mondo dei servizi si concentra, infatti, nelle grandi aziende, spesso straniere, mentre le piccole imprese salentine lavorano in condizioni di estremo precariato economico e finanziario. Le Zes possono comunque rappresentare un’occasione per rimettere al centro dell’agenda politica un piano di infrastrutture e logistica integrata”.

Più nel dettaglio, l’associazione degli industriali ha fotografato lo stato di salute delle aziende, settore per settore, così da definire i criteri di selezione dei territori classificabili come Zes. I dati sul numero degli occupati, nel range 2012-2016, registrano un calo degli addetti che complessivamente oggi sono pari a 181 mila 392. Il numero si è ridotto sensibilmente in tutti i settori economici, eccetto nel caso del trasporto e magazzinaggio e nel caso dei servizi.

Dall’analisi economica è emerso che non esiste un settore trainante, ma alcuni comparti hanno un potenziale da sfruttare: è questo il caso del settore della moda, del metalmeccanico e della filiera agroalimentare. Il comparto Tac (tessile, calzaturiero e dell’abbigliamento), come noto, ha perso quota dopo il boom degli anni ’90: su questo si può tornare però a scommettere, puntando sulla produzione specializzata e di qualità del made in Italy.

La proposta degli industriali è quindi quella di creare un distretto della moda, recuperando le risorse dell’Accordo di programma 2008 per Casarano e realizzando un unico brand. Confindustria punta anche a rilanciare il comparto metalmeccanico, mettendo in rete le aziende del settore ed incentivando gli investimenti sull’innovazione. Stessa cosa dicasi per la filiera agroalimentare che dovrebbe puntare sulle sinergie dei consorzi, implementando presso lo scalo di Surbo la piattaforma di gestione e trasporto.

Per rientrare nelle Zes, in ogni caso, è fondamentale il ruolo delle infrastrutture che deve prevedere due scali: uno nel nord Salento e uno più a sud. Indispensabile risulta quindi il potenziamento  ed il collegamento con i porti di Brindisi, Bari e Taranto e con i due aeroporti di Brindisi e Grottaglie.

Restando in tema di infrastrutture, fondamentale è la presenza dello scalo di Surbo per i comparti metalmeccanico ed agroalimentare; la piattaforma logistica di Melissano per il distretto della moda e la rete ferroviaria per i collegamenti.

Come potenziare la rete logistica, dunque? Sbloccando i 40 milioni di euro previsti dall’Accordo quadro del 2008 e le risorse destinate dal Piano per il Sud. L’inserimento delle Zes potrebbe quindi diventare l’occasione utile per cogliere altre opportunità a vantaggio del territorio, così da potenziare le infrastrutture, come proposto anche dai sindacati e dal direttore del dipartimento di Economia di UniSalento, Stefano De Rubertis.

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Non è detto, infatti, che le zone economiche speciali possano rappresentare, da sole, l’unica chance per il territorio. “Anzi - ha spiegato il professore De Rubertis – in Europa si contano pochi casi di successo delle Zes, per lo più in Polonia. Non è detto che le Zes rappresentino un vantaggio in termini di Pil e ricadute sull’ambiente: le agevolazioni previste possono però diventare un trampolino di lancio per il potenziamento delle infrastrutture”.

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