Nardò

Stop di 4 ore al lavoro nei campi sotto la canicola: torna l'ordinanza di Mellone

Il sindaco di Nardò ripropone il provvedimento dello scorso anno che ebbe una risonanza nazionale, con una piccola variazione

Foto di repertorio.

NARDO’ – Torna l’ordinanza per impedire il lavoro nei campi nelle ore più calde della giornata. L’ha firmata il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, riproponendo lo schema dello scorso anno, ma con una variazione: il posticipo di mezzora della fascia oraria di vigenza che andrà dalle 12.30 alle 16.30, fino al 31 agosto. E’ stata così accolta, spiega una nota del Comune, la richiesta di Coldiretti “per una esigenza di armonizzazione con i tempi della giornata di lavoro nei campi”.

“Siamo sempre convinti – ha spiegato il sindaco Pippi Mellone - che vietare il lavoro nei campi nel momento più critico della giornata estiva, con temperature che raramente scendono sotto i trenta gradi, sia un atto di civiltà nei confronti dei braccianti e contribuisca in modo determinante a spogliare l’agricoltura, almeno sul nostro territorio, dei connotati di inciviltà e di barbarie”. Il 20 luglio del 2015 un uomo di origine sudanese perse la vita in seguito ad un malore accusato mentre era al lavoro nella campagne tra Nardò e Avetrana.

Prosegue il primo cittadino: “Non si poteva continuare ad accettare passivamente lo sfruttamento dei lavoratori, spesso extracomunitari, in qualche caso da parte di datori senza scrupoli. Agricoltura etica è anche questo. Anche se è chiaro che la condizione lavorativa di queste persone necessiterebbe di una tutela ben più ampia, che impone un impegno che va oltre le possibilità di disciplina di un’amministrazione comunale. Noi avevamo ipotizzato di fare un provvedimento che avesse persino maglie di divieto più ampie, sulla temperatura e sul tipo di coltura, ma questo può confliggere con gli interessi delle imprese e abbiamo deciso di non mettere a rischio l’ordinanza”.

L’analogo provvedimento emesso la scorsa estate incontrò numerosi apprezzamenti, ma anche l’ostilità di una parte del mondo imprenditoriale agricolo. Furono presentati, invano, dei ricorsi. La tutela della salute dei braccianti, in gran parte ma non solo migranti, incrocia il tema dello sfruttamento lavorativo e della violazione dei più elementari diritti a causa del persistente fenomeno del caporalato.

Intanto attorno Masseria Boncuri, simbolo della lotta del movimento bracciantile, proseguono i preparativi per l’accoglienza dei lavoratori attesi entro la fine del mese. Ma, pur sempre, in un’ottica emergenziale.

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