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Incidenti stradali Melendugno

“Con barriere di protezione Angelica non sarebbe morta”. Condannata la Provincia

Aveva 25 anni ed era di Melendugno. Spirò il 13 agosto del 2017. La famiglia ha vinto la causa. Nel punto dell'impatto vi è un dislivello fra piano stradale e campagna, con alberi molto vicini

LECCE – Se vi fosse stato il guardrail a protezione del punto in cui l’autovettura sbandò e uscì fuori strada, quella maledetta mattina di agosto, Angelica Greco molto probabilmente sarebbe rimasta solo ferita e non avrebbe trovato la morte a soli 25 anni fra le lamiere contorte della sua Lancia Y, ribaltatasi e andata a schiantarsi contro un albero d’ulivo.

È la conclusione alla quale è giunta la giudice monocratica Viviana Mele della prima sezione civile del Tribunale di Lecce, che ha condannato, senza se e senza ma, la Provincia di Lecce a rifondere i danni ai genitori e alla sorella della ragazza nella causa intentata tramite l’avvocata Loredana Pasca contro l’ente di Palazzo dei Celestini.

L'incidente il 13 agosto del 2017

Erano le prime ore del 13 agosto del 2017. Fu un risveglio molto amaro, per il Salento. Fra la notte e l’alba, infatti, in distinti incidenti stradali, quel giorno persero la vita due ragazzi. Uno aveva appena 20 anni ed era di Castri di Lecce, l’altra, appunto, era Angelica, 25enne melendugnese. L’incidente si verificò intorno alle 6 sulla strada provinciale 297. La ragazza stava rientrando a casa, a Melendugno, dalla marina di Torre dell’Orso, quando perse il controllo dell’auto.

Sul posto arrivarono vigili del fuoco, operatori del 118, carabinieri. Per la giovane, orami, non c’era più nulla da fare. La notizia colpì profondamente al cuore la comunità di Melendugno, dove Angelica era molto conosciuta, anche per via della sua partecipazione attiva alle battaglie che in quei giorni il movimento No Tap stava portando avanti, contestando la decisione di fissare l’approdo del gasdotto a San Foca.

Non sarebbe morta con il guardrail

La storia, però, non è finita lì. Ha assunto una piega giudiziaria nel momento in cui la famiglia ha deciso di fare chiarezza. Su tutto. Partendo da una domanda molto semplice: Angelica sarebbe sopravvissuta allo sbandamento dell’auto – qualunque ne fosse stata l’origine – se nel punto in cui quella mattina uscì fuori strada vi fossero state le barriere di sicurezza? E così, ha trascinato nelle aule di giustizia la Provincia di Lecce che, difesa dall’avvocato Giuseppe Monda, ha sempre sostenuto la tesi che alla base della tragedia vi fosse stata solo e soltanto la condotta di guida della 25enne.    

Ma la giudice è pervenuta a un’altra convinzione, dopo che è stata presentata una perizia del consulente tecnico d’ufficio Mario Presicce. E, cioè, che altri fattori, a partire dalla velocità in cui viaggiava il veicolo al momento dell’uscita di strada, non avrebbero comunque comportato il decesso della giovane se vi fosse stata la presenza di barriere di sicurezza.

Per capirne i motivi, occorre partire dall’analisi della conformazione del luogo. Nel tratto in cui si verificò il sinistro fatale, l’area di campagna circostante è caratterizzata da un dislivello variabile da 80 centimetri, fino a 1 e metro e 20 rispetto al piano stradale, il rettilineo è preceduto da un’ampia curva a sinistra e vi sono diversi alberi di ulivo, alcuni dei quali a meno di 3 metri dalla carreggiata. Il tronco dell’ulivo sul quale si andò a schiantare la Lancia Y di Angelica si trova a 5 metri e 60 dal margine della carreggiata, mentre il dislivello del terreno circostante, rispetto alla strada, risulta di 85 centimetri.

La velocità dell'auto non fu rilevante

Secondo la perizia, un impatto sul guardrail avrebbe evitato l’urto della testa contro le lamiere dell’auto, perché le barriere in acciaio zincato a elevata plasticità avrebbero chiaramente evitato la fuoriuscita dalla carreggiata e l’impatto sull’albero. Il panico del momento dovette portare la vittima a tenere la marcia a folle, ma fu comunque inserito il freno a mano e se vi fosse stata la barriera, non vi sarebbe stato il ribaltamento. Gli airbag che si aprirono regolarmente, in tutto ciò, avrebbero protetto corpo e testa. Insomma, secondo la perizia “è quasi certo che il decesso si sarebbe evitato”.

La giudice ha valutato elementi come dislivello e presenza degli alberi prossima alla strada, di molto superiori ad altri. È stato provato che l’auto si stesse muovendo a 93 chilometri orari, in quel momento, quando il limite è di 60, ma anche a tale velocità con il guard-rail l’auto sarebbe rimasta in carreggiata e la 25enne ne sarebbe venuta fuori riportando senz’altro lesioni, ma non avrebbe perso la vita. 

E non vi è nemmeno prova che la colpa dell’uscita di strada sia stata proprio da addebitare alla velocità, dato che si propende per un guasto meccanico. Tutto ciò ha quindi indotto a considerare la Provincia di Lecce unica responsabile del decesso, per non aver installato le dotazioni di sicurezza.

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