Specchia mette in mostra gli affreschi riscoperti e da poco restaurati

Risalgono al 1626 e si trovano nella chiesa di Sant'Antonio da Padova. Il lavoro compiuto dall'esperto Dario Taras

SPECCHIA – Già inserito nella rete dei borghi più belli d’Italia, forse non tutti sanno che il piccolo comune di Specchia da qualche tempo mette in mostra ai visitatori anche antichi beni da poco scoperti e restaurati. Si tratta di affreschi del 1626, oggi risplendenti degli stessi colori dell’epoca, posti all’interno della chiesa di Sant’Antonio da Padova, in via Plebiscito. 

Si possono notare, dunque, due Santi domenicani. In ginocchio davanti ad altrettanti altari, il primo ammira a sinistra la Madonna col Bambino in un gruppo di nuvole, s’ipotizza l’apparizione della Vergine a San Domenico; il secondo, a destra, guarda il Crocifisso, probabilmente in un’apparizione a San Tommaso.

Gli affreschi sono collocati nell’area posteriore all’altare maggiore. Il restauro è avvenuto su incarico della Confraternita di Sant’Antonio da Padova e della Ss. Trinità, guidata dal priore Alfredo Villani. Tutto grazie a un accurato lavoro di due mesi per opera della mano di Dario Taras, restauratore salentino, che ha già svolto attività analoghe in altri luoghi sacri in Italia e all’estero.

Taras s’è avvalso dell’ausilio di Giovanni Giangreco, consulente scientifico esterno, accreditato storico del Salento. Tutti gli interventi di restauro conservativo sono stati concordati con la storica dell'arte Caterina Ragusa, funzionario della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici delle province di Lecce, Brindisi e Taranto.

Gli affreschi sono stati scoperti per puro caso, spostando il coro di legno (sempre del 1600) addossato alla parete, per intervenire sull’umidità di risalita delle mura. Si trovano ai due lati di una porta che permette l’accesso a locali utilizzati al momento come deposito. 

Il complesso pittorico si sviluppa ai due lati della porta con due scene simmetriche in ambienti interni, probabilmente chiese, con colonne, candelabri, decorazioni di muri a finti conci, più altri oggetti non ben riconoscibili, tutti elementi tipici degli arredi murari degli Ordini Mendicanti. Si possono leggere anche un paio di iniziali, probabilmente “V.C.”, nella parte inferiore destra di una delle decorazioni centrali. Forse sono quelle di un pittore salentino di cultura e tradizione tardo manierista, di qualità espressive non elevate, ma di solida preparazione tecnica.

La chiesa ex domenicana di Santa Maria del Rosario di Specchia, oggi sotto il titolo di Sant’Antonio da Padova, rappresenta la testimonianza più meridionale della presenza dei Frati Predicatori nell’antica Terra d’Otranto. Un luogo sacro attiguo all’antico complesso conventuale fondato dall’Ordine di San Domenico di Guzman nel 1608 ad opera di frà Giacinto Riglietta da Lecce su commissione di Scipione Balsamo, barone di Cardigliano e, probabilmente, sepolto nella stessa chiesa, e di tutte le famiglie notabili di Specchia.

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Diversi fra specchiesi e turisti hanno già ammirato gli affreschi riscoperti e rinati a nuova vita. Una meta nuova da aggiungere nella tabella di marcia, magari durante una gita domenicale fra le meraviglie del Capo di Leuca.   

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