Domenica, 1 Agosto 2021
Cultura

Umberto Lanzilotto: "Lo Stato distrugge le sue coste"

Intervista al presidente del Comitato "Giù le mani da Punta Palascia", Umberto Lanzilotto, in prima linea nella battaglia contro l'ampliamento della base militare della Marina nella zona protetta

Intervista al presidente del Comitato "Giù le mani da Punta Palascia", Umberto Lanzilotto, in prima linea nella battaglia contro l'ampliamento della base militare della Marina nella zona protetta

Presidente Umberto Lanzilotto, a che punto siamo nella battaglia a tutela del faro di Punta Palascia?

"È ormai ufficiale che il nostro Comitato insieme al Coordinamento Salentino contro la guerra e le basi militari e i ai Giuristi Democratici, difesi rispettivamente dagli avvocati Valentina Stamerra, Francesco Calabro e Marcello Petrelli, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica affinché si verifichi se si possono ravvisare gli estremi di reato nell'operato della marina militare".

Quale reato?

"La Marina militare italiana, senza aver chiesto l'autorizzazione paesaggistica prescritta dalla legge, ha aperto un cantiere a Punta Palascia, facente parte del costituito Parco regionale Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, iniziando i lavori per la realizzazione di alloggi per il personale militare".

Per quel che si conosce, visto che vige il segreto militare, in cosa consiste tale progetto?

"Nella realizzazione di alloggi per i militari, appunto, insieme ad un garage per gli automezzi e soprattutto a due torri, alte presumibilmente 11 metri, di supporto ad antenne radar".

Perché tanta preoccupazione per un progetto che dovrebbe rientrare in un discorso di sicurezza?

"Per noi è più importante il discorso ambientale, anche perché siamo già pieni di basi militari sul territorio. Dal punto di vista paesaggistico, poi, è quasi inutile ribadire che una cosa simile distruggerebbe un luogo straordinario, così come il turismo e l'immagine della nostra città, legata anche a queste bellezze. La cosa che più fa rabbia è che lo Stato, con la scusa della sicurezza, distrugge le sue coste in un vero e proprio paradosso. Leggendo il cartello sul cantiere, si parla di sistemi antinvasione: a che servono delle torri o dei radar che funzionano da sistemi antintrusione, se non a controllare il Canale d'Otranto per scongiurare l'invasione degli immigrati? Ma questo smentisce apertamente tutta la retorica della Otranto, terra d'accoglienza e Porta d'Oriente, e di Punta Palascia, Faro dei popoli"

C'è la consapevolezza che, se dietro al progetto vi è la questione della sicurezza, si rischia di incappare in una situazione come quelle del radar, dove, dopo tanto manifestare, la struttura si è fatta comunque?

"Io sono molto ottimista. Se partissimo da questi presupposti, la battaglia non l'avremmo iniziata. Un barlume di speranza ci deve essere. Aspettiamo la Conferenza dei servizi per avere un po' più chiara la situazione e vedere chi parteciperà, cosa si dirà, come si esprimeranno le istituzioni. Sicuramente per noi sarà importante creare un canale con la Regione, visto che siederà nel Comitato paritetico"

Com'è nato il Comitato?

"Al contrario di quanto affermato dai giornali, non siamo nati dopo l'intervento delle istituzioni; conoscevamo il problema, perché alcuni giornalisti avevano fotografato i lavori in zona Palascìa; solo dopo c'è stato il richiamo del Comune. E comunque le nostre iniziative sono tutte nate spontaneamente nello spirito di aggregazione"

C'è la percezione di qualche malumore intorno a questa esperienza, dovuta all'esistenza di due Comitati che molti ritengono troppo simili ("Giù le mani dalla costa" e "Giù le mani da Punta Palascia")?

"Non so se sia malumore, ma penso che alcune associazioni locali dovrebbero dare il proprio contributo a questa esperienza. La realtà è che noi siamo andati sul luogo e abbiamo fotografato i lavori: segno che evidentemente le altre associazioni non hanno fatto bene il proprio lavoro. Sulla questione dei troppi comitati, non vedo alcun problema, perché ad Otranto siamo arrivati ad un punto di non ritorno con le emergenze e le problematiche sulla costa; per questo, di comitati ne potrebbero nascere anche cinque al giorno. Noi di Otranto abbiamo messo a servizio di questa nuova entità la nostra esperienza, le nostre motivazioni e ci riconosciamo appieno in questo gruppo che sicuramente saprà lavorare in futuro anche su altre problematiche. E visto l'atteggiamento di alcuni politici, crediamo di aver fatto bene il nostro dovere: se avessimo fatto un buco nell'acqua, non si sarebbe scatenato tutto quello che si è scatenato intorno al problema."

Cosa risponde a chi sostiene che l'iniziativa del Comitato abbia un profilo antimilitare?

"Non c'è un discorso antimilitare. Ma c'è un punto di vista che deve trovare tutti d'accordo, e, cioè, che laddove c'è un intervento di tipo militare la cittadinanza è espropriata del diritto di sapere che cosa avviene sul proprio territorio. Questo è il problema reale: non sappiamo che cosa vogliano installare nella Palascia".

Parliamo della manifestazione: in molti hanno criticato l'opportunità di realizzarla in zona Parco.
Cosa pensa delle critiche e cosa risponde?

"Le trovo ridicole: siamo in uno spiazzo piano in cui non c'è vegetazione, in una zona privata, dove ci saranno tra i 30 e i 50 volontari che controlleranno tutto e dove non succederà alcunché di anormale. La location è giusta e ha un valore simbolico".

Il prossimo passo?

"Organizzare una manifestazione in cui inviteremo le istituzioni, per chiedere loro di schierarsi apertamente e soprattutto per far valere il nostro diritto alla chiarezza e, cioè, a sapere che cosa avviene sul territorio".

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