Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica

Maggioranza a due velocità su un debito fuori bilancio. E la minoranza attacca

Si tratta del compenso per un legale che ha assistito l'amministrazione in un lodo arbitrale relativo alla progettazione e direzione dei lavori della Tangenziale Est, concluso con una condanna al pagamento di un milione e 350mila euro

LECCE - In Commissione Bilancio (presidente Gabriele Molendini) una delibera relativa a un debito fuori bilancio ha avuto oggi parere sfavorevole: la minoranza ha votato contro, la maggioranza si è divisa in due tronconi con nove consiglieri a supporto e sei astenuti. L'oggetto del provvedimento è la liquidazione di un compenso per un avvocato che ha sostenuto le ragioni dell'amministrazione in un lodo arbitrale relativo alla progettazione e direzione dei lavori nel cantiere della Tangenziale Est. 

Nell'aprile del 2017, infatti, agli sgoccioli del secondo mandato di Perrone alla guida della città, la Holding Ingegneria Spa aveva richiesto poco più di 2 milioni e 100mila euro. Il lodo che ne è scaturito si è concluso nel 2020 con la condanna di Palazzo Carafa al pagamento di un milione e 351mila euro e con un accordo di dilazione in tre anni della parcella del legale per un totale, iva inclusa, di 93mila e 800 euro, rideterminata secondo i minimi tariffari. 

Ad astenersi sono stati i consiglieri del Pd e quelli di Progetto Città e l'occasione è stata colta al volo da Giorgio Pala che dai banchi della minoranza ha parlato di una maggioranza arrivata al capolinea: "Una discussione di oltre un’ora ha evidenziato i tanti dissapori interni, i contrasti politici, le beghe derivanti da una gestione lacunosa della macchina amministrativa: è stato paradossale assistere a lunghe polemiche fra consiglieri della stessa area politica, culminate con numerose defezioni al momento del voto finale sulla delibera in esame. È inutile nasconderlo: la sinistra al potere è quanto di più diviso e frammentato si sia mai visto nella politica cittadina, tenuta insieme probabilmente solo dalla paura di tornare al voto. A pagarne le conseguenze, come sempre, sono i leccesi, abitanti di una città ormai allo sbando".

Molto meno categorico il consigliere Patti che ha così spiegato la vicenda: "Abbiamo posto pacatamente dei quesiti, atteso che, quando si è costituito il rapporto in questione, il sottoscritto ed il consigliere Giannotta avevano circa 11 anni e ricostruire questa vicenda non è affatto semplice. Negli interventi che si sono susseguiti, fatte le dovute eccezioni, è parso evidente che si volesse procedere con il voto, a cui non ci siamo sentiti di dare espressione positiva, atteso che non siamo giunti ad una consapevolezza piena. In ciò non intravedo alcun problema politico, trattandosi di atti amministrativi complessi che richiedono studio ed approfondimento, tenendo presente che nel riconoscere questi debiti non disponiamo di nostre risorse personali, ma di quelle dei cittadini, motivo per il quale occorre tutta l’oculatezza che il caso richiede".

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