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Museo della civiltà contadina “allarga” gli spazi espositivi nel castello Acquaviva

Inaugurata sabato sera la nuova sezione del museo Zacchino di Nardò che oltre al torrione può sfruttare ora i locali al pian terreno lasciati liberi dopo il decentramento dell’ufficio tributi

NARDO’ - Si allarga l’offerta culturale e la testimonianza storica offerta  dal Museo della civiltà contadina e delle tradizioni popolari di Nardò che sabato scorso ha inaugurato una nuova sezione che si protrae dal torrione sino ai locali attigui al pian terreno del castello Acquaviva. I locali del torrione sono stati infatti collegati, da un punto di vista spaziale e funzionale, agli ambienti del palazzo comunale che sino a qualche anno addietro ospitavano l’ufficio tributi e ora  concessi dall’amministrazione comunale, a seguito di una richiesta formale, all’associazione “Amici Museo di Porta Falsa” che da sempre gestisce il museo intitolato a Paolo Zacchino.

“Sabato sera abbiamo inaugurato una nuova sezione del Museo della civiltà contadina e delle tradizioni popolari di Nardó che ha finalmente una dimensione più consona al suo ruolo storico, etnografico e culturale e più adeguata all’accoglienza della enorme mole di materiale disponibile e mai completamente reso fruibile a causa proprio della mancanza di spazio” spiega l’assessore al Turismo, Giulia Puglia, “l’allargamento del museo conferma la nostra volontà di consolidare la naturale vocazione del castello quale contenitore culturale e museale di pregio della città. Ringrazio vivamente Erica Sciacca, Andrea Barone, Riccardo Quaranta, Gregorio Caputo e tutti coloro che si spendono quotidianamente per questo museo e invito tutti i cittadini e visitatori ad andare a visitarlo”. Dopo il trasferimento di molti degli uffici comunali di stanza a palazzo Personé nella sede dell’ex tribunale in via Falcone, i locali del castello si sono resi liberi per essere utilizzati per nuove destinazioni favorendo ora l’ampliamento della dotazione espositiva del museo della civiltà contadina.

Nel torrione, sino ad oggi, il museo ha potuto infatti esporre solo una parte degli strumenti, dei modelli, delle fotografie, degli arredi e degli attrezzi da lavoro che compongono il patrimonio museale. Per questo si è reso necessario un allargamento finalizzato a una migliore fruizione, a una più agevole impostazione e suddivisione di tutti gli oggetti in cinque sezioni: contadina, arti e mestieri, vita domestica, tradizioni popolari, Nardò sparita. Garantendo così anche una migliore conservazione del materiale e l’espletamento di attività didattiche, conferenze, incontri culturali e laboratori tematici. “Per quello che rappresenta e per onorare la sua missione di presidio della storia, della memoria e delle tradizioni” spiega l’assessore con delega ai musei, Mino Natalizio, “il museo della civiltà contadina e delle tradizioni popolari merita di avere una sede più adeguata alle sue esigenze e al suo ruolo. Parliamo di un attrattore da sostenere e da potenziare nell’ottica di una sempre più capillare qualificazione dell’offerta turistica e culturale del territorio. Per altro verso, l’amministrazione ha deciso strategicamente di assecondare la vocazione del castello a contenitore culturale e questa scelta va esattamente in quella direzione”. 

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