"Lavoro agile in tribunale fino alla fine dell'emergenza": la posizione dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil: "Questa modalità deve restare fino alla fine di luglio. Successivamente e sino al 31 dicembre la legge dispone il rientro graduale. No a fughe in avanti dei dirigenti"

Foto di repertorio

LECCE - Garantire un ritorno alla normalità lavorativa progressivo e sicuro, senza rischi di contagio per l’utenza del tribunale di Lecce che comprende cittadini, dipendenti, magistrati e avvocati.

La posizione dei sindacati di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa è chiara ed è stata ulteriormente ribadita in una lettera inviata al presidente e al dirigente amministrativo del tribunale: il lavoro agile rimane la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa negli uffici giudiziari, così come nel resto della pubblica amministrazione.

E questo fino alla fine di luglio, cioè finché non cesserà lo stato di emergenza epidemiologica. Successivamente e sino al 31 dicembre le norme di legge dispongono il rientro graduale e il mantenimento del lavoro agile.

I sindacati fanno riferimento alle norme vigenti per sottolineare che il personale deve essere presente negli uffici solo per svolgere quelle attività che non sono differibili: “Le norme non prevedono in alcun modo un indiscriminato ampliamento del lavoro in presenza, come inopinatamente valutato e richiesto in sede di confronto tra dirigenza e avvocatura. Perché ciò accada dovrebbe essere modificata la legge”, sottolineano i segretari delle tre sigle Giovanni Cagnazzo, Gianni Farchi e Cosimo Rizzo.

La posizione unitaria dei confederali prevede, quindi, che il personale in presenza sia il 50 percento, il resto in lavoro agile o assente.

“Una parte della dirigenza ha preferito fare fughe in avanti, assunte con provvedimenti unilaterali: noi invece rammentiamo a coloro che sono preposti alla dirigenza degli uffici le proprie responsabilità in materia di sicurezza e ricordiamo l’accordo siglato il 3 aprile scorso tra Cgil, Cisl e Uil e il ministro della Pubblica amministraizone che pone al centro il confronto con le parti sociali, raccomandando di evitare atti e provvedimenti unilaterali”.

Cagnazzo, Farchi e Rizzo auspicano quindi “una maggiore chiarezza nell’assicurare l’adeguamento dell’organizzazione del lavoro e dei servizi rispetto alle norme”.

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