Il mistero della “barca perduta”: al lavoro per salvare il relitto medievale

Tanta curiosità intorno all'attività di sommozzatori di Pescara, archeologi della Soprintendenza di Lecce e personale dell’Amp

Le foto sono di Pierpaolo Schiavone e William Tarantino

PORTO CESAREO - Qualcuno ha pensato al recupero di cadaveri, altri ad auto piombate in acqua. I passanti si sono fermati a osservare una gru che calava qualcosa in mare, mentre un carabiniere del Nucleo subacquei arrivato da Pescara, controllava che i colleghi in mare svolgessero la loro attività senza problemi. Altri militari posizionavano le boe gialle mantenendosi in bilico sul gommone, ai piedi della Torre Cesarea.

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“Stiamo concludendo un intervento di messa in sicurezza di un relitto scoperto con il maltempo dei giorni scorsi” dice la Soprintendente Maria Piccarreta, contattata dalla redazione di LeccePrima. “Sono intervenuti a posizionare i sacchi di sabbia per salvaguardarlo. Oltre ai sommozzatori dei carabinieri con cui abbiamo una convenzione per la tutela, se ne stanno occupando i miei archeologi, Angelo Raguso e Serena Strafella”.

Svelato il mistero, dunque, non cadaveri o roba simile, ma come specifica l’archeologa Serena Strafella “l’intervento di ricopertura era stato programmato da mesi, dopo che nel 2015 avevamo segnalato la presenza di un relitto, probabilmente, di epoca medievale” rivela l’archeologa. “A causa delle recenti mareggiate, dei frequenti ormeggi delle barche, dato che ci troviamo a pochi metri dalla Strea, davanti alla banchina del Seno di Levante, la condizione non era ottimale e siamo dovuti intervenire”.

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Ciò cui in tanti hanno assistito al pomeriggio di oggi, incuriositi e affascinati, è stata la posa del tessuto non tessuto sui resti di un relitto che risale all’epoca medievale, anche se come la stessa archeologa ammette, è da studiare la precisa collocazione temporale. “Il relitto non è ancora stato oggetto di scavi e per ora dobbiamo coprirlo per evitare che le mareggiate lo distruggano”.

La gru ha sollevato dalla terraferma e posizionato sul fondale i pellet con i sacchi di iuta che contengono la sabbia per salvaguardare il relitto. “Cercheremo di prelevare dall’acqua dei resti per campionarli, sottoponendoli al metodo del carbonio-14, ossia analizzeremo il materiale organico” spiega l’archeologa Serena Strafella, mentre si prepara con il supporto dei sommozzatori dei carabinieri di Pescara e al personale dell’area marina protetta a posare con cura, nei prossimi giorni, i sacchi di iuta intorno al relitto.

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