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Il Salento resiste alla pandemia: le imprese crescono dello 0,56 percento

Il dato colloca la provincia di Lecce al secondo posto della scala nazionale. Benisi, commissario straordinario della Camera di Commercio: "Questo è un segno di resilienza del tessuto imprenditoriale salentino"

LECCE – Lecce ed il Salento registrano un segnale positivo: nonostante la pandemia e la crisi in corso, le imprese locali sono cresciute, nell'ultimo trimestre, dello 0,56 percento. Un dato, questo, che colloca la nostra provincia al secondo posto della scala nazionale.

Secondo Vincenzo Benisi, commissario straordinario della Camera di Commercio di Lecce questo è un segno di resilienza del tessuto imprenditoriale salentino.

“Il sistema imprenditoriale salentino vuole crederci e si sta preparando alla ripartenza – ha detto lui -, ma ovviamente siamo ben lungi dal cantare vittoria. Ed è proprio quella “platea nascosta” ad impensierirci. Non abbiamo ancora elementi sufficienti, infatti, per chiarire del tutto le eventuali e non improbabili concause, anche in chiave negativa, di questo saldo positivo che in questo momento si manifesta ancora in tutta la sua aspecificità rispetto ad un contesto sociale ed economico unico nel corso della storia; i numeri, le statistiche hanno dinamiche particolari, che non si palesano chiaramente se non nel lungo periodo”.

“Manteniamo alto l’impegno, quindi. Cerchiamo di contribuire con ogni mezzo al sostegno delle imprese che il covid tiene ancora “sotto attacco” e mi auguro vivamente che i prossimi mesi possano confermare questi elementi di positività che oggi riscontriamo nelle rilevazioni trimestrali”, ha concluso lui.

I dati, su scala nazionale, non sono comunque confortanti: dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia, il volume di iscrizioni di nuove imprese è di circa 63mila unità in meno.

A pesare sulle cancellazioni, e sui rallentamenti, sono le incertezze dello scenario economico, tra attese sull’evoluzione della pandemia e prospettive di rilancio legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
 
Questa è la fotografia scattata da Unioncamere InfoCamere sui dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre 2021.
 
Le iscrizioni tra gennaio e marzo, a livello nazionale, sono state pari a 103 mila 597. E i dati rendono evidente il significativo scoraggiamento nell’avviare nuove attività che ha caratterizzato molta parte di questo periodo.
 
Le cessazioni effettive rilevate nel primo trimestre dell’anno sono state pari a 98 mila 491 unità, un dato che, anche sommato alle cancellazioni decise d’ufficio dalle Camere di commercio a seguito di una prolungata inattività, porterebbe il totale delle chiusure a 106 mila 598, confermando la sostanziale stagnazione del saldo tra iscrizioni e cessazioni.
 
Si tratta comunque di un valore di gran lunga inferiore rispetto alla serie dei primi trimestri degli ultimi dieci anni, tutti sempre chiusi in campo negativo, per cui è ragionevole stimare l’esistenza di una platea nascosta di imprese che in altre circostanze avrebbero già comunicato di aver chiuso i battenti.
 

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