Venerdì, 30 Luglio 2021
Economia

La “Rossi” a rischio chiusura. Operai protestano davanti ai cancelli

Sit-in presso lo stabilimento e sciopero di 8 ore proclamato dai metalmeccanici Cisl, Cgil. Ci sarebbero due possibilità: trasferimento di una parte della produzione a Modena o chiusura totale. Lavoratori in cassa a rotazione

 

LECCE - La Rossi spa, che da più di dieci anni si occupa di riduttori di velocità epicicloidali – destinati a produzioni industriali ed eoliche – vacilla. Il mercato dell’energia rinnovabile sembra non reggere il passo, la crisi morde, calano gli ordini e tremano i 142 operai al pensiero di potersi trovare, di punto in bianco, disoccupati.

Per il momento il gruppo che fa capo alla direzione centrale di Modena, ha attivato la cassa integrazione a rotazione per tutti, in scadenza a fine novembre ma rinnovata fino al primo marzo 2013. Un brutto segnale secondo i lavoratori che hanno deciso di farsi sentire, con un primo sit - in organizzato oggi di fronte ai cancelli dello stabilimento sito nella zona industriale di Lecce. Con il coordinamento delle uniche due sigle sindacali Fim Cisl e Fiom Cgil, si è scelta la strada dell’astensione dal lavoro per 8 ore. Giusto il primo passo di una protesta che si preannuncia lunga e tutta in salita, almeno fino a quando, dall’azienda, non arriveranno certezze e risposte soddisfacenti.

La versione fornita dalla Rossi sulla contrazione degli ordini, sembra non convincere del tutto né gli operai né l’esponente Fiom, Pierluigi Lillo: “Questi sono i dati scritti nel bilancio aziendale. Non li possiamo contestare, né vogliamo farlo. Ma ci sembra che l’azienda voglia scaricare queste perdite economiche, il peso di investimenti non andati a buon fine, unicamente sulle spalle degli operai”.

Il primo, forte, investimento la società di Modena lo ha fatto più di dieci anni fa, quando è sbarcata nel Salento rilevando l’attività avviata dalla Smei, salentina meccanica industriale, nella metà degli anni ’70. L’intento? Estendere la gamma della produzioni, espandersi sul mercato, evidentemente. Nel 2010 con l’accordo di programma siglato insieme alla Regione Puglia, “la Rossi si lancia in un investimento complessivo di 18 milioni di euro, di cui 5 cofinanziati dall’Unione Europea attraverso il Po Regione Puglia, Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-20013”.

Il vincolo è nel completamento dell’organico con altre 60 assunzioni, spiega il referente sindacale. Ma l’impegno non va a buon fine, il numero del personale rimane invariato e anzi, a quasi tre anni di distanza, si profila il rischio di licenziamento per metà di loro. L’ipotesi è stata paventata dall’azienda che avrebbe già parlato della necessità di ridimensionare la produzione. Due le alternative: “Trasferire in Emilia Romagna una delle due produzioni, divise tra i due stabilimenti leccesi, oppure chiudere completamente bottega”, aggiunge Lillo.

3-154-43(1)-2Di piano industriale e prospettive di rilancio, secondo la Fiom, non si parla nemmeno. Durante l’ultimo incontro in Confindustria Lecce, del 7 novembre, i sindacati ed i vertici aziendali hanno discusso di ammortizzatori sociali. “Le stesse proposte messe sul piatto non sembrano ad una fase di studio. – aggiunge Lillo - Abbiamo quasi l’impressione che i giochi siano fatti e si procederà nella sola direzione dei tagli, fermo restando che il trasferimento dei macchinari a Modena impiegherà diversi mesi, se non un paio d’anni”.

Nel frattempo la paga oraria degli operai, per effetto della cassa, è scesa dai 9 euro l’ora ai 4,5. Quasi dimezzata. E loro non ci stanno: “Ci aspettiamo una reazione da parte dei vertici aziendali,, una presa di posizione delle istituzioni. Altrimenti sarà battaglia”.

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