Oltre 28 mila pagamenti diretti della cassa in deroga per Covid: i numeri della crisi

L'Inps ha già pagato 21 mila persone ed entro la terza settimana di giugno chiuderà le pratiche. Alte anche le richieste di cassa ordinaria e Fis. "Abbiamo prodotto un grande sforzo"

LECCE - È boom di richieste, nel Salento, di cassa in deroga per Covid-19. I dati forniti dall'Inps e aggiornati a ieri, 2 giugno, tratteggiano un quadro preoccupante della crisi economica che ha investito l'intera provincia, da marzo in poi. La buona notizia è che l'Istituto nazionale della previdenza sociale si è dato un gran dar fare, nell'ultimo mese e mezzo, per completare i pagamenti diretti ai lavoratori leccesi che li hanno preferiti a quelli con conguaglio anticipato dalle aziende.

Le due sedi di Lecce e Casarano si sono occupate di predisporre i pagamenti, chiudendo già il 95 percento (almeno) delle pratiche, con l'obiettivo di raggiungere il 100 percento nella terza settimana di giugno. “Siamo vicini al completamento dei pagamenti della cassa in deroga perché ne mancano solo 7 mila per raggiungere il totale di 28 mila 239 – ha spiegato il direttore della sede Inps di Lecce, Marcello Amodio -. Per gestire questi numeri abbiamo compiuto un grosso sforzo a fine aprile, lavorando anche sabato e domenica”.

Tornando ai numeri, quindi, sinora i pagamenti complessivi sono 21mila: 14mila 802 nell'area di Lecce e 6mila 132 nella zona di Casarano. Pochi giorni fa, il 27 maggio, i pagamenti disposti a Casarano erano 5mila 678 e quelli del capoluogo 13mila 269. La cassa integrazione ordinaria è stata invece erogata completamente: i lavoratori interessati dalla cigo a Lecce sono 19mila 742 mentre a Casarano sono pari a 11mila 592. Sono state erogate anche la maggior parte delle somme del Fis, il fondo di integrazione salariale destinato sinora a 9mila 630 lavoratori nell'area del capoluogo e 4mila 394 nella zona di Casarano.

“Le domande di cassa integrazione dovevano essere tutte esaminate preliminarmente dalla Regione Puglia e, una volta verificati i requisiti, sono diventate oggetto di determina regionale e confluite in un grande data base centrale dell'Inps, chiamato sistema informativo percettori – ha raccontato il direttore -. Da quel momento in poi sono state destinate alle sedi provinciali e sono diventate lavorabili dagli operatori locali. Questa è stata la procedura che abbiamo seguito finché poi non è stata modificata dal decreto rilancio del governo: il decreto ha infatti eliminato il passaggio intermedio delle Regioni, demandando tutto direttamente all'Inps”.

Secondo Amodio, il governo di via Capruzzi ha prodotto un grande sforzo per la cassa integrazione e i primi pagamenti sono partiti subito, ad aprile, dopo che la Regione ha rilasciato le determine: “In Puglia non abbiamo dovuto fare i conti con i ritardi, come accaduto altrove. Nell'ultimo mese e mezzo gli operatori hanno svolto tutto il lavoro e adesso siamo agli sgoccioli”.

All'Inps spetta anche il pagamento del bonus di 600 euro per i lavoratori non iscritti alle casse professionali: “Proprio oggi abbiamo fatto il punto sull'esame dei bonus, trattando tutte quelle situazioni in cui c'erano state delle difficoltà nei pagamenti”, ha puntualizzato il direttore sottolineando come, in realtà, non si possa fare un conteggio delle domande pervenute perché non esiste un contatore, come per gli altri prodotti legati all'emergenza Covid-19.

I numeri della cassa integrazione da soli bastano, però, ad indicare i segni di una congiuntura economica che ha messo in ginocchio le aziende del territorio e migliaia di lavoratori, aggrappati al salvagente degli ammortizzatori sociali. Per lavorare le pratiche e disporre i pagamenti diretti, i vertici dell'Inps di Lecce rivendicano uno sforzo non indifferente e molto spesso taciuto o sottovalutato dall'opinione pubblica. “Ci dispiace che non si percepisca dall'esterno l'impegno che tutto il personale dell'Inps ha profuso in questi mesi”, ha commentato la coordinatrice delle prestazioni sulle pensioni, Vincenza Pasqua.

“Molti cittadini sono prevenuti nei confronti della pubblica amministrazione – le ha fatto eco Amodia – e a questo, purtroppo, si aggiunge la cultura dominante in Italia basata sul sentito dire. Noi ce la stiamo mettendo tutta ma in effetti lavoriamo sempre così, siamo abituati. Ora dobbiamo gestire la crisi scatenata dal coronavirus ma ci sono periodi dell'anno molto carichi di impegni: prima dell'estate, ad esempio, paghiamo gli assegni per la disoccupazione agricola, riuscendo a chiudere anche 20mila domande in meno di 20 giorni”.

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