Tagli ai patronati, welfare in ginocchio. Sit-in dei direttori in prefettura

Il governo intende tagliare 150 milioni di euro: a rischio il servizio gratuito finora reso dai Patronati e la rete di solidarietà che sostiene lavoratori, disoccupati, pensionati, stranieri, italiani all'estero. I direttori: "L'uguaglianza d'accesso ai diritti sarebbe cancellata"

La protesta degli operatori nei patronati.

LECCE- Un taglio netto, lineare e consistente che recherà non pochi danni ai cittadini. In particolare a quelle fasce della popolazione meno abbienti e che vivono in condizioni di disagio. Questa la denuncia, forte, che arriva dai direttori dei patronati italiani per i quali il governo ha predisposto una sforbiciata di risorse, che rientra nella discussa legge di Stabilità, pari a 150 milioni di euro. Scaricando così, sulla Pubblica amministrazione un’ulteriore costo per “rimediare al danno” calcolato in 229 milioni di euro.

Si protesta, dunque, anche a Lecce al pari di quanto sta accadendo lungo tutto lo Stivale per salvare le migliaia di posti di lavoro che rischiano di andare in fumo, di cui 300 in Puglia e un centinaio nel solo Salento. Ma l’allarme riguarda anche, e soprattutto, i servizi gratuiti resi alla cittadinanza, a fronte di una richiesta di assistenza che nell’ultimo anno è cresciuta in maniera esponenziale. Lo spiega a chiare lettere il direttore di Inca Cgil, Gioacchino Marsano che ha partecipato al sit –in organizzato in mattinata ai piedi della prefettura di Lecce, insieme ai direttori provinciali ed ai colleghi di Inas Cisl, Ital Uil e Acli (che insieme costituiscono il Cepa, Centro patronati). L’iniziativa è condivisa anche da altri raggruppamenti di Patronati (in tutto sono 24 quelli presenti sul territorio) che, insieme al CePa,  erano presenti al presidio.

I Patronati rappresentano un punto di riferimento per le persone che così possono accedere ad un centinaio di prestazioni gratuite: dal disbrigo di pratiche relative ad Aspi, pensioni, invalidità civili, alle rate maturate non riscosse; dalla malattie professionali fino ai permessi di soggiorno per gli immigrati”, spiega Marsano.

Il direttore Inca aggiunge che il Fondo non è statale ma è alimentato attraverso una trattenuta sulla contribuzione dei lavoratori pari allo 0,226 percento: “Il governo Renzi intende ridurre ulteriormente questa cifra, portandola allo 0,147”.

Il nodo cruciale della protesta rimane quello delle tutele di cui verrebbero privati i cittadini più deboli. Quelli che, per intenderci, non sono economicamente in grado di sostenere le spese di un avvocato che si occupi di tali pratiche. “I servizi resi dai Patronati, è bene ricordarlo, sono gratuiti per tutti ed ora, grazie alla legge 152 del 2010, possiamo tendere una mano agli immigrati per tutte le questioni relative ai rinnovi dei permessi di soggiorno, ai ricongiungimenti famigliari e via dicendo – sottolinea Loredana Tundo, direttrice provinciale Acli -. L’Inps stessa eroga alcune prestazioni su nostra richiesta ed ha calcolato che, avvalendosi dei Patronati, ha ottenuto un risparmio di 657 milioni di euro. Per svolgere il medesimo servizio, senza poter contare sulla nostra intermediazione, dovrebbe assumere altre 6mila persone alle sue dirette dipendenze”.

Il ruolo del Patronato, peraltro, è un lavoro a tutto tondo: “Ci occupiamo della trasmissione telematica della documentazione, cosa che la maggior parte dei cittadini non è in grado di fare da sola perché non ha confidenza con i mezzi elettronici – aggiunge la direttrice- . E non di rado siamo considerati come un filtro nei rapporti con la Pubblica amministrazione: anche quando non esiste una soluzione per il problema che ci viene rappresentato, la nostra primaria funzione di ascolto del cittadino ha una grande utilità pubblica”.

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La protesta comunque non si fermerà qui e per tutta la giornata del 15 novembre, i Patronati del CePa (Inca Cgil Inas Cisl Ital Uil e Acli) saranno in piazza Sant’Oronzo a Lecce per aderire alla mobilitazione nazionale contro i tagli. 

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