Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cultura

L'esperienza di LeccePrima raccontata ai ragazzi: "Credere in se stessi"

Durante FIGiLo abbiamo narrato la storia del nostro giornale, che ha fatto da battistrada all'informazione web nel Salento

Da sinistra: Emilio Faivre e Attilio Palma.

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per questo giornale. Permettetemi di parafrasare una delle più significative frasi mai proferite da un essere umano. Neil Armostrong compì un “grande passo per l’umanità” quando pose piede sulla Luna. Intendiamoci, il satellite era sempre stato lì, nessuno l’aveva mai messo in discussione, su quella palla di roccia nel cielo erano già stati versati fiumi d’inchiostro di poeti, romanzieri di fantascienza, scienziati e filosofi fin dall’antichità. La sua indiscutibile importanza nell’immenso disegno del Sistema Solare, era un caposaldo fin dalla notte dei tempi. Ma bisognava salirvi sopra, avere senso tattile, percepirne la solidità, per appagare il bisogno dell’uomo di tracciare un segno e andare avanti nella scoperta, capire, anche dall’analisi della roccia, com’era nata. Al di là della teoria.  

Ecco, spero di non tediare nessuno. Ma vorrei esprimere un sentimento di gratitudine. Sentito, sincero e profondo. E metterlo per iscritto, perché rimanga a futura memoria. A Gallipoli, oggi, ospite di FIGiLo, Festival dell’informazione giornalistica locale, ho compiuto un piccolo passo che mi ha reso definitivamente maturo. Intendiamoci. LeccePrima è qui, magari non dal Big Bang, ma comunque da un tempo considerevole, e io e i miei colleghi siamo stati chiamati innumerevoli volte a presenziare manifestazioni anche di un certo spessore, presentare libri di rilievo, partecipare a importanti dibattiti, anche in tv. Ma mai, e dico mai, qualcuno mi aveva chiesto, prima: “Sì, Emilio, ma… raccontaci com’è andata”.

Dunque. Mi hanno chiamato a raccontare l’avventura di LeccePrima. Ed è stato un onore particolare, perché per la prima volta dopo dieci anni (dieci anni precisi a febbraio, ma avremo modo di parlarne fra qualche tempo), ho avuto modo di spiegare davanti a un pubblico in carne e ossa più folto dei miei amici storici del pub com’è germogliata, diventando una splendida pianta ricca di ramificazioni, un’idea che covavo fin da ragazzo. Paradossale, no? 

Comunque, sissignore. LeccePrima era dentro di me fin dall’età, almeno, di 20 anni. Ma ho posto la prima pietra a 31, quando ero in una zona intermedia della vita: le ossa abbastanza forti da permettermi di credere in me stesso fino in fondo, ma ancora sufficientemente sfrontato da sfidare ogni previsione.

Oggi ho 41 anni, ma se il giornalismo è in me da sempre, essendo figlio di un maestro del calibro di Domenico Faivre, di cui forse non toccherò mai le vette, fino a oggi non era mai stata riconosciuta in modo così netto, oserei dire ufficiale, l’importanza che ha avuto LeccePrima nel segnare un solco fra un prima e un dopo, in questa provincia. E il percorso è stato duro, credetemi.

Io e Vincenzo De Filippi, che, anagraficamente più grande, ha avuto il coraggio di mettersi in gioco e seguirmi in una folle avventura (proposi l’idea verso la metà del 2006 e mi sorpresi del suo largo sorriso: “Facciamolo”), abbiamo cavalcato l’onda nuova del giornalismo web che già montava alla fine degli anni ’90. Era un mondo che ci pervadeva, era ovunque, intorno a noi, ma a Lecce ancora nessuno aveva osato scommettervi sopra un centesimo. Nessuno. Nemmeno chi poteva.

Abbiamo portato, in questa terra spesso avara di novità e opportunità, una nuova filosofia e – speriamo – lanciato un segnale di fumo positivo, che va colto al volo: c’è possibilità di crescere, di creare, d’innovare, di realizzarsi. Senza per forza ricevere finanziamenti, senza bussare alle porte dei politici. Anzi, li abbiamo tenuti a distanza quando si sono avvicinati, un po’ famelici, nel momento dei primi successi, fiutando l’affare. Seconda scommessa vinta. Mai svendersi.

Pur fra tanti sbagli, incidenti di percorso, notti insonni, liti e persino sberleffi dei detrattori (quelli non mancano mai: basta che tu faccia qualcosa di buono e subito si chiedono dove sia il trucco e a quale diavolo abbia ceduto l’anima) ci siamo sempre risollevati. Perché abbiamo creduto in noi anche in momenti bui. Sempre. E, oggi, ci è stato riconosciuto di essere stati i pionieri che hanno fatto da spartiacque: dai più grandi gruppi editoriali, ad altre novità indipendenti nel settore, nessuno come noi, prima che ci lanciassimo in orbita, aveva sposato in maniera così radicale il concetto di giornalismo in tempo reale, fino farne un cavallo di battaglia. Mentre oggi, abbiamo una concorrenza agguerrita. Un fiato sul collo costante. Ed è importante che esista. Necessario, direi, perché senza di essa, ci saremmo adagiati sugli allori, senza rinnovarci ogni giorno, guardandoci negli occhi, in redazione (oggi che c’è una redazione: ricordo quando si lavorava da casa di mia madre, tre computer collegati con cavi sospesi ovunque e la cucina dove bollivano litri di caffè), spesso scontrandoci, pur di capire come muoverci per continuare a rinnovarci. LeccePrima è una rivoluzione continua.

Come dire. In tutti questi anni, ci hanno invitato ovunque, prendendoci come un fatto assodato, un dato di fatto. Esattamente come la Luna. Ma, ripeto, nessuno ci aveva domandato le origini. E allora, ed è l’aspetto più gratificante, ho avuto l’opportunità di farlo in una manifestazione autorevole per il numero e la qualità degli ospiti e davanti al miglior pubblico che ci possa essere: quello composto da ragazzi. Liceali con cui mi sono confrontato e che mi hanno consentito di ripercorrere, seppur molto brevemente, dovendo rispettare tempi precisi, le tappe del percorso: ragazzo con una bella idea in embrione, giovane giornalista volenteroso di crescere, curioso scopritore in quel di Milano (la fucina del web in Italia) delle dinamiche sottostanti a un mondo ancora in divenire, fondatore di una realtà che è diventata vero e proprio battistrada.

Ho rimediato credo tre o quattro applausi a scena aperta. Non penso di averli mai avuti prima, in vita mia. Non sembri un atto di superbia se me ne vanto. La verità è che mi hanno ripagato più di ogni singolo euro guadagnato con il sudore della fronte, da quando ero uno spiantato, fino a oggi. Quegli applausi sinceri sono stati, per me, come il passo di Armstrong sulla Luna. Grande, grandissimo. Perché il mondo virtuale è bello, certo, è la mia vita. Ci ho creato sopra un’azienda, l’ho portata avanti, con la fondamentale collaborazione di tutti coloro i quali hanno creduto nel progetto e che ancora oggi fanno parte di questa squadra, l’ho fatta crescere entrando nel network di Citynews. E’ stato un lavoro frutto di testardaggine, scelte oculate davanti ai bivi dell’esistenza, un pizzico di fortuna. Ma il calore umano, credetemi, è proprio un’altra cosa. Ed è stato oggi il momento in cui io stesso ho percepito, forse mai come prima, non tanto di non aver preso il traghetto giusto per me stesso, quanto di aver fatto qualcosa d’importante per la comunità.

I ragazzi, per inciso, sono quelli del liceo “Quinto Ennio” di Gallipoli. Ho visto nei loro volti, nel loro spiccato interesse, nelle loro domande, una fetta del futuro di questa terra. Ed ho avuto una sensazione positiva. Non mi accadeva da tempo.

Si parla spesso male, in modo qualunquistico, delle nuove generazioni. Ragionamenti per luoghi comuni prendono il posto, troppo spesso, nella quotidianità, a un’analisi più profonda. La verità è che i ragazzi sono più attenti giudici delle nostre azioni di quanto a volte riteniamo, più sottili nel pensiero di quanto crediamo. Si nutrono avidamente del mondo che li circonda e hanno voglia di tuffarsi nelle novità. A noi che abbiamo già percorso un tratto di strada, sta molto nell’ascoltarli e, possibilmente, tendergli una mano.

Ho avuto modo di dir loro, in prima persona (ed estendo il pensiero a tutti gli studenti salentini), di credere in se stessi, nelle idee, e di provare a portarle avanti, qualunque sia la strada che vogliano percorrere, qualsiasi sia l’ostacolo di fronte: da qualche parte si arriverà. Sempre. Coraggio, cultura e solide basi morali sono un ottimo viatico per il successo, che non è mai solo individuale: se si trasmette un messaggio positivo con le proprie azioni, di offre una scintilla di progresso per la società. Il bene è virale esattamente come il male. Ma è sempre meglio scegliere il primo. Senza se e senza ma. E allora, lavoriamo tutti per il bene di questa terra. 

P.S.: Doveroso, da parte mia, un ringraziamento per l’invito e, quindi, per quest’opportunità al collega Attilio Palma. Il suo sostegno durante il dibattito è stato vitale. Dopo circa mezzora, abbiamo dato vita a un vero e proprio duetto. E meno male, perché sono un pessimo oratore. Un ringraziamento, ovviamente, anche a Caroli Hotels per l’organizzazione e l’ospitalità. Credo che eventi simili aiutino realmente il territorio a crescere. 

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