“Mi hanno rapito gli zingari”: il romanzo on the road scritto da Cristhian Scorrano e Marina Pirulli

Tratto da una storia realmente accaduta a Cristhian Scorrano, “Mi hanno rapito gli zingari” è un diario di viaggio in cui le vicende narrate offrono originali spunti di riflessione e si intrecciano alla profonda maturazione del protagonista

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

È in libreria “Mi hanno rapito gli zingari”, il romanzo on the road scritto a quattro mani da Cristhian Scorrano e Marina Pirulli (pp. 316, euro 15), che inaugura Khorakhanè, la nuova collana della casa editrice Augh! che esplora il mondo contemporaneo attraverso diari di viaggio, biografie romanzate e controcorrente, storie di vita vera. Luigi, un giovane italiano con pochi soldi e molti sogni nel cassetto, attraversa i Balcani con la sua auto sgangherata per raggiungere il mare della Grecia. Finisce invece dentro un fosso, in piena notte, su una mulattiera di campagna nella sconosciuta Macedonia, e il mattino seguente si ritrova circondato da un folto gruppo di zingari: in trappola, appiedato e senza mezzi, non può fare altro che seguirli.

Comincia così la sua permanenza a Shutka – sobborgo di Skopje in cui risiede la più grande comunità rom al mondo – che si protrae per quasi tre mesi. Durante questo periodo “Luís”, come ha iniziato a farsi chiamare, si confronta con una variegata serie di personaggi: padri di famiglia, bambini che fumano, prostitute, cantanti, giovani transessuali, volontari, testimoni di Geova, viaggiatori, delinquenti, santoni e dervisci musulmani; è coinvolto in situazioni ambigue e grottesche, avventure comiche e tragiche, trovandosi faccia a faccia con la morte e l’amore. L'autore, Cristhian Scorrano, nato in Piemonte ma di origini pugliesi e siciliane – la famiglia paterna è di Manduria –, vive nel Salento, dove ha deciso di stabilirsi proprio in seguito all’avventura narrata nel romanzo.

La vicenda è iniziata quando si è messo in viaggio dal Monferrato attraverso i Balcani, a bordo di una vecchia Ford del ’92 ribattezzata “Misericordia”, ma per uno scherzo del destino si è ritrovato a trascorrere tre mesi in Macedonia, unico italiano in una cittadina abitata esclusivamente da rom. «Tutto mi sarei aspettato, ma non di essere rapito e di vivere un’esperienza che mi ha dato la possibilità di vedere non solo i rom, ma il mondo intero attraverso occhi diversi, maturando sotto ogni aspetto. Ho voluto raccontare questa avventura per condividere con quante più persone possibile ciò che ho avuto la sfortuna... ma anche la fortuna di vivere».

Dopo aver fatto ritorno in Italia si è trasferito a Lecce, punto di incontro e crocevia di culture e persone: «Ho scelto il Salento perché qui ho trovato un equilibrio tra il mondo della libertà di spirito, che caratterizza le popolazioni rom, e la libertà intellettuale, tipica dei paesi nordici e anglosassoni». Co-autrice dell’opera è Marina Pirulli, traduttrice letteraria di origine pugliese (nata a Bari, ha vissuto i suoi primi vent'anni nell'adiacente cittadina di Triggiano). Prima di stabilirsi a Roma, dove risiede attualmente, ha trascorso diversi anni in giro per l’Italia e l’Europa, ed è stato proprio durante uno dei suoi primi viaggi – nel lontano 2007 – che ha conosciuto Cristhian. Molto tempo e molte avventure dopo, tornato dalla Macedonia, Cristhian le ha parlato dell’esperienza che aveva appena vissuto e della sua intenzione di raccontarla in un libro.

«Mi ha mandato il suo diario di viaggio per sapere cosa ne pensavo. Ho trascorso tre settimane completamente immersa nella storia, al punto da sognare i personaggi anche di notte; la stessa lettura è stata come un viaggio in sé e per sé, che mi ha fatto ridere, piangere, riflettere, emozionare. Alla fine gli ho detto che quella sua storia doveva assolutamente diventare un libro, per essere letta e conosciuta da più persone possibile; per diversi mesi ho dedicato tutto il mio impegno a lavorare sul testo, rielaborando il materiale narrativo e organizzandolo in una struttura coerente, al punto da sentire che il libro è diventato alla fine anche un po’ mio: una vera co-creazione, nata dall’unione delle nostre diverse competenze, a cui sono felice e orgogliosa di aver contribuito».

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