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Incidenti, in dieci anni quaranta morti. “Basta, Lecce diventi città 30”: parte la petizione

Trentatré associazioni stanno avviando una campagna per la raccolta di firme. Partendo dai preoccupanti dati sui sinistri. “Meno inquinamento, più verde, più sicurezza e inclusività”

LECCE – “Più spazio alle persone e meno auto per la sicurezza di tutti”. È sulla spinta di questo motto che trentatré associazioni locali sono pronte a promuovere una petizione popolare. Obiettivo: chiedere che Lecce diventi una città 30. Ovvero, far sì che sulle strade urbane, escludendo assi di scorrimento e circonvallazione, non si possa viaggiare al di sopra dei 30 chilometri orari.  

La campagna per la raccolta di firme promossa dal movimento di cittadinanza attiva LeccePedala si aprirà lunedì 26 febbraio. Appuntamento alle 17 presso l’ex Convitto Palmieri dove i rappresentanti di tutti gli aderenti prenderanno la parola per illustrare i motivi per cui cercare di raggiungere questo scopo. L’iniziativa, in collaborazione con il Polo Biblio-museale di Lecce, nasce nel solco dell’esperienza di 30logna, all’interno del network Italia30 cui aderiscono movimenti e associazioni di una decina di capoluoghi.

Per quanto riguarda Lecce, hanno finora sottoscritto la petizione le seguenti associazioni: Fiab Lecce Cicloamici, Legambiente Puglia, Arci, Adoc Lecce, Fai delegazione di Lecce, Link, Udu, Salento Bici Tour, Veloservice Lecce, CPK Lecce, Ciclofficina Onza Onza, Città Fertile, Salento E-Cycling, Lupi del Salento, Tortuga Mtb, Cicli Minimi, Teatro Koreja, Associazione Opera Prima, Db d’essai, Crocevia, Mollare Mai, Fondazione Divergo, Costruiamo Inclusione, Possiamo, Lifewalking, Fucina Salentina, Tagghiate Urban Factory, Oikos, Todo Modo, Rione Santa Rosa aps, Prossima, Soroptimist.

In dieci anni quaranta morti in città

Nella petizione, indirizzata al sindaco e al presidente del Consiglio comunale a norma del regolamento sulla partecipazione popolare, si chiede di “fissare al 1° gennaio 2026 l’attuazione di Lecce30, estendendo il limite di velocità di 30 km/h a tutte le strade locali urbane possibili secondo le norme e le direttive in essere, esclusi gli assi di scorrimento urbano, e adottando nel contempo e progressivamente una serie di misure collaterali”.

Più sicurezza, soprattutto per pedoni e ciclisti, meno traffico. La richiesta nasce dopo lo studio certosino dei dati riguardanti l’incidentalità. Sul territorio comunale di Lecce, dal 2014 al 2023 si sono registrati quaranta morti e 4.158 feriti in 4.198 incidenti stradali, secondo cifre diffuse dal Comune. E, secondo le associazioni, la media di quattro morti e 416 feriti all’anno è sottostimata perché sono inclusi gli anni di lockdown. Da aggiungere che, sempre tra il 2014 e il 2023, nel territorio comunale sono stati coinvolti negli incidenti 748 pedoni (otto dei quali morti e 696 rimasti feriti) e 454 ciclisti (tre morti e 411 feriti). Un prezzo che i promotori della petizione ritengono inaccettabile.

Strumento per promuovere la campagna è il sito www.lecce30.it attraverso il quale è possibile scaricare i moduli, da stampare, firmare e riconsegnare ai punti di raccolta firme indicati sullo stesso sito web. Nel sito, che riporta dati e statistiche scientifiche a sostegno della città 30 con espliciti riferimenti anche alla realtà urbana di Lecce, c’è una risposta a tutti i dubbi e le perplessità sollevate dal dibattito che si è aperto sui temi della mobilità sostenibile.

Perché una città 30

“Vogliamo una città meno inquinata, più verde, più sicura e inclusiva. Una città accogliente da vivere che offra servizi a tutti, compresi anziani, bambini, fragili; una città che riqualifichi gli spazi pubblici e la mobilità sostenibile. Una città dove muoversi senza timore a piedi o in bicicletta”, afferma Adriana De Carlo, portavoce di LeccePedala. “Il cammino verso Lecce città 30 è una strada obbligata se vogliamo vivere in una città di respiro europeo. Le strade devono essere luogo di aggregazione, non più separazione e pericolo: vogliamo stimolare un radicale cambiamento culturale in merito alla stessa idea di mobilità”.

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“Abbassare il limite a 30, lasciando inalterato quello a 50 chilometri orari sugli assi di scorrimento e sulla circonvallazione – spiega Andrea Alba, portavoce di LeccePedala – eviterebbe semplicemente quei picchi di velocità che rendono le strade insicure e più inquinate, e renderebbe il traffico più fluido a una velocità costante. Con maggiore sicurezza sulle strade, si incoraggerebbe una parte dei cittadini a usare bici e piedi per gli spostamenti urbani decongestionando il traffico cittadino”.

“Bologna, Carpi, Pesaro, Firenze, Modena, Torino, Ferrara, e adesso finalmente anche il Sud. Siamo contentissimi che con l’adesione di Lecce si aggiunga un altro nodo alla rete di Italia30. Sempre più sono le cittadine e i cittadini che chiedono strade più sicure, luoghi di scambio culturale, spazi verdi e ambienti meno inquinati”, dice Alessandro Marchi, tra i fondatori di 30logna e responsabile della rete dei movimenti per le città 30. “La Città 30 incarna la città delle persone, rappresentando molto di più di una semplice limitazione della velocità. E come tale dev’essere implementata dalle amministrazioni che scelgono questa via”.

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