Camera di commercio in subbuglio per effetto del ‘riordino’. Cgil sul piede di guerra

Il decreto legge che riguarda la pubblica amministrazione potrebbe portare ad un taglio lineare delle risorse pari al 50 percento. Cgil e categorie si riuniscono in assemblea con i lavoratori: "Sì al cambiamento, ma graduale e mediante confronto. No ai licenziamenti"

L'immagine di un incontro di Cgil

LECCE – Pubblica amministrazione in subbuglio a causa del decreto legge che mira al riordino degli enti. E, tra gli altri, la bozza del provvedimento numero 90, di giugno, fa tremare le fondamenta delle Camere di Commercio nazionali che potrebbero subire un taglio lineare del 50 percento delle risorse, a partire dall’inizio del nuovo anno. Un duro ‘colpo’, denuncia la Cgil insieme alle categorie del sindacato, che mette a repentaglio l’attività dell’ente camerale, i servizi resi alla collettività, nonché la qualità del lavoro e persino i livelli occupazionali.

Per decidere il da farsi, ovvero redigere una piattaforma unitaria da sottoporre all’attenzione del governo centrale prima della data ultima di settembre, oggi i sindacalisti hanno indetto un’assemblea pubblica con i dipendenti della Camera di commercio di Lecce. “Applicare tagli lineari, senza parlare di un programma di riorganizzazione del lavoro, efficienza dei servizi e salvaguardia di tutti i livelli occupazionali, diretti e indiretti, è una procedura per noi assurda e fallimentare che contrasta con il rilancio del sistema economico e produttivo”, hanno spiegato, in premessa, i referenti di Fp Cgil, Filcams Cgil ed i segretari confederali.

I sindacalisti non hanno però chiuso le porte al cambiamento. Semmai, dicono, bisogna intervenire per migliorare la governance e ridurre gli sprechi. Procedere per tappe, mediante un riordino graduale dei servizi, ma senza intaccare i posti di lavoro e senza creare un disagio ai cittadini: “Il rischio è pari a quello che si è corso in seguito alle modifiche della nuova geografia giudiziaria, ovvero di aumentare la distanza tra lo stato e i cittadini, complicando anche gli spostamenti”, ha spiegato Simone Longo della Funzione pubblica.

La premessa di ogni cambiamento, dunque, passa per un’attività di concertazione con le parti sociali, “per quanto, nella pubblica amministrazione, il confronto con i lavoratori sia divenuto opzionale”, ha aggiunto lui. In più, ha sottolineato Valentina Fragassi della Filcams, il governo avrebbe commesso un errore di fondo perché il decreto legge finito nel mirino dei sindacati parla espressamente di “efficienza nella pubblica amministrazione”. Ma le Camere di commercio offrirebbero un ottimo esempio di come il pubblico impiego sia stato già semplificato e modernizzato nella sua componente burocratica: “Le procedure avvengono già da tempo per via telematica e si tratta di un ente pubblico che produce utili ed entrate nette – sottolinea la segretaria -. Quando parlano di riorganizzazione economica, in che direzione intendono procedere, quindi? Perché un taglio netto del 50 percento porterà ad uno svuotamento delle funzioni e della natura stessa delle Camere di commercio”.

Due altri punti, poi, sono intoccabili. Il segretario Longo ha parlato chiaramente della necessità di procedere con l’internalizzazione, ovvero la gestione diretta, dei servizi principali dell’ente. E questo perché l’affidamento all’esterno si scontrerebbe con quella mera logica del profitto che spesso muove la mano dei privati.

L’altra ‘insidia’ nascosta nel decreto attiene, invece, al registro delle imprese: “Il registro dovrebbe essere portato sotto la gestione diretta del ministero e poi, forse, affidato all’esterno- ha precisato la Fragassi -. Quest’ipotesi è pericolosa perché il registro rappresenta il portafoglio che permette alle Camere di ragionare sull’organizzazione dei servizi, e parliamo di un settore estremamente efficiente e produttivo”. Lo scopo dei sindacati è quindi quello di emendare l’articolo 28 del decreto e di coinvolgere, nell’azione di pressione sul governo, tutti i livelli regionali e nazionali delle segreterie Cgil. E questo prima che il provvedimento possa diventare definitivo e mettere ‘in ginocchio’ gli enti camerali.

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