“Sacro Cuore”, ancora disagi per centro trasfusionale e tenda del pre-triage

Nuovo appello dell’associazione Pro Ospedale alla Asl e alla Regione per la riattivazione del servizio sospeso da due anni per via dei lavori di adeguamento. Chiesta anche struttura prefabbricata all’ingresso del presidio

GALLIPOLI - Ci mancava solo l’emergenza Covid-19 a far dilatare i tempi di riattivazione del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale “Sacro Cuore di Gesù” di Gallipoli. E i disagi continuano a farsi sentire. Il Centro trasfusionale del nosocomio è chiuso ormai da due anni, benché i lavori di ristrutturazione siano ormai completati da alcuni mesi. Ci sono stati ritardi nell’esecuzione delle opere, poi degli interventi di pulizia, poi nel sopralluogo da parte dei funzionari del Dipartimento di prevenzione di Bari. E ancora la recente emergenza pandemica. La direzione  generale della Asl, prima del blocco legato alla fase emergenziale del coronavirus, aveva fornito rassicurazioni sul ripristino del centro e delle sua attività.

Ma alle soglie ormai della stagione estiva dai meandri della struttura ospedaliera si lamenta ancora un accumulo ulteriore di ritardi. Per questo un nuovo appello e un’ulteriore sollecitazione partono dall’associazione “Ospedale Sacro Cuore di Gesù” che invita la Asl ad adottare i provvedimenti del caso.

“Adesso che è stata recuperata la mobilità in ambito regionale, ritorniamo a chiedere, a chiunque possa accelerare questo benedetto sopralluogo, dal presidente e assessore alla sanità della Regione Puglia Michele Emiliano al direttore generale della Asl Rodolfo Rollo, di spendere tutto l’impegno possibile per non accumulare ulteriori ritardi” incalza il presidente del comitato Giacinto Scigliuzzo, “è appena il caso di ricordare che l’indisponibilità di tale servizio limita l’utilizzo delle sale operatorie, rallenta gli interventi in favore dell’utenza che ha bisogno di trasfusioni di sangue, limita il ricorso alle donazioni di sangue e alla disponibilità di emoderivati ed aggrava i costi di gestione dell’ospedale. Questo perché ogni sacca di sangue necessaria deve essere prelevata dai Centri di Lecce o di Casarano, con impiego di autoveicoli che fanno la spola anche più volte al giorno e con personale che resta per ore indisponibile ad altre utilizzazioni”.

Una situazione al limite che già nei mesi scorsi era stata lamentata anche dai responsabili della Fidas e dai donatori di sangue con un dettagliato esposto inviato anche in procura. Oltre al nodo del centro trasfusionale, l’associazione Pro Ospedale rivolge un sollecito anche per la postazione del pre-triage istituito in occasione dell’emergenza Covid.

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“La tenda messa a disposizione dalla Croce Rossa ha, a suo tempo, rappresentato una soluzione ottimale, considerata l’urgenza” spiega Scigliuzzo, “ma non è pensabile, però, che tale sistemazione, che non consente al personale neppure di lavarsi le mani, si protragga all’infinito. Così come non è ipotizzabile che cessi in tempi brevi l’esigenza dei controlli sugli utenti e sulle persone in ingresso nel nosocomio. Realizzare tali controlli nei reparti o comunque nel nosocomio, sembra essere una soluzione poco praticabile e da scongiurare per il rischio connesso ad un’eccessiva mobilità senza sicurezza all’interno della struttura” aggiunge il referente del comitato, “è necessario che in prossimità del cancello d’ingresso sia realizzata un’apposita struttura, magari prefabbricata, ma con caratteristiche di solidità” conclude Scigliuzzo, “articolata in ambienti modesti ma funzionali all’attesa dell’utenza, al triage, alla sosta del personale e alle sue esigenze di carattere igienico, così che possa svolgere il proprio lavoro in condizioni di adeguatezza psico-fisica”.

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