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Domenica, 14 Agosto 2022
Attualità

Manuel Agnelli nel Salento: “La musica fa ed è informazione”

Martedì 9 agosto il cantautore e leader degli Afterhours si esibirà a Castrignano de’ Greci, in occasione del Kascignana Festival. “Il mio è un modo di partecipare alla vita sociale”

CASTRIGNANO DE’ GRECI – La verità. La verità lui "la sa organizzare". È il suo primo progetto da solista, dopo anni sui palchi assieme alla band indie rock Afetrhours di cui è leader. Manuel Agnelli, cantautore e polistrumentista milanese 55enne, ha previsto anche un tappa salentina nel suo tour 2022. Martedì prossimo, 9 agosto, sarà infatti a Castrignano de’ Greci dove chiuderà la quinta edizione del Kascignana Festival, organizzato da Arci solidarietà Lecce cooperativa sociale e dall’amministrazione comunale castrignanese a partire da venerdì 5.

Diverse le novità in questo anno per l’ex giudice di X Factor: a maggio, infatti, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento. Suo il premio per la sezione Miglior canzone originale ai David di Donatello: “La profondità degli abissi” è uno dei brani che compone la colonna sonora dei lungometraggio “Diabolik “ dei fratelli registi Manetti Bros. Un gioiello musicale che ha persino scalzato un premio Oscar, il maestro Nicola Piovani (il quale ha però portato a casa il riconoscimento come miglior compositore). Oltre al brano che gli è costatao il trionfo, nella tappa salentina risuoneranno anche le note dell’altra canzone inedita,  “Pam Pum Pam”. Accanto  ai famosi brani composti con gli Afterhours: “Ballata per la mia piccola iena”, “Quello che non c’è”, “Voglio una pelle splendida”, “Non è per sempre” e tanti altri del noto repertorio.

Ma Manuel Agnelli è anche noto per il suo impegno e per la sensibilità su tematiche sociali e legate alle battaglie per i diritti umani. Anche per questo aspetto è tra gli ospiti più attesi del festival castrignanese che, per questa edizione, sarà incentrato sul tema dei linguaggi dell’accoglienza. Gli abbiamo inviato qualche spunto di riflessione per questa piccola intervista che segue. Purtroppo lo abbiamo fatto ben prima che il quadro politico italiano deflagrasse nelle tante schegge di una crisi di governo: un tempismo infernale, come le temperature estive, che non ci ha consentito di rivolgergli delle sollecitazioni sull'attualità. Certi che, con la stessa intensità utilizzata per i suoi testi struggenti e feroci, ci avrebbe riservato la sua "verità".

Martedì 9 agosto si esibirà nel Salento, per il Kascignana Festival. Quest’anno il tema sarà quello dei linguaggi dell’accoglienza: la musica continua a essere il collante universale fra i popoli. Il panorama musicale, da sempre, shakera generi nelle collaborazioni fra artisti di tutto il mondo. Sembra che in quel settore l’integrazione abbia vinto, laddove invece altrove resta un’utopia…

“È la dimostrazione concreta che la contaminazione funziona, arricchisce e conviene. La musica allontana le persone dai preconcetti da cui vengono divise. I preconcetti nascono dalla paura e dall’ignoranza. Oggi anche dalla manipolazione consapevole. La musica fa informazione. La musica è informazione. La musica combatte la paura”.

Il Salento è terra di migranti e di emigranti. Ma questa nave di accoglienza rischia di imbarcare acqua e intolleranza. Una scia di razzismo che investe tutti, sin dall’età scolastica. “Scatarrerebbe ancora sui giovani d’oggi”, come cantava in una celebre canzone assieme agli Afterhours?

Questa generazione nuova, in realtà non è né meglio, né peggio della mia. È solo diversa e sottoposta a un altro tipo di pressioni. A queste reagisce in modi diversi dai nostri e con linguaggi necessariamente diversi. La retorica politica ha fatto molti danni, anche quando parlava di contenuti di valore. La retorica ha allontanato i ragazzi che finiscono invece per scegliere quello che assomiglia di più alla sincerità, anche se i contenuti sono meno positivi. Bisogna assumersi le responsabilità della destrutturazione culturale degli ultimi trent’anni e ricominciare a ricostruire con consapevolezza: non basteranno pochi mesi, forse neppure pochi anni. La coscienza sociale non si impone, le persone non si costringono e non si ricattano culturalmente: vanno informate”.

Lei è tra  gli artisti maggiormente apprezzati in Italia, soprattutto è “transgenerazionale”: trascina i padri e i figli tra le onde delle sue note. Tiene assieme un pubblico maschile e quello femminile, senza distinzione. È una musica onnicomprensiva, è un messaggio che coinvolge tutti noi. Che cosa rende “famigliari” i suoi brani?

“Forse proprio la sincerità, anche dura, con la quale mi racconto e racconto le cose. Avere voglia e coraggio di trattare argomenti più grandi noi. Avere sete di confronto anche quando non conviene. Scrivere canzoni per chiedere aiuto”.

Se un giorno anziché esibirsi dal palco fosse chiamato a tenere un comizio politico, quale sarebbe il messaggio finale? Da che cosa metterebbe in guardia?

“Ho scelto la musica per esprimere le mie emozioni, ma anche il mio punto di vista: è fare politica. È il mio modo di partecipare alla vita sociale con il mio linguaggio. Non è una scelta casuale. Quello che intendo dire lo dico già, liberamente, nelle mie canzoni e con la mia musica”.

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