Denunce contro i medici, l'Ordine si ribella: "Noi capro espiatorio del sistema"

Dopo un altro presunto caso di malasanità, la presa di posizione contro le campagne pubblicitarie di studi legali e assicurazioni, ma anche contro un certo tipo di informazione

Foto di repertorio.

LECCE – I medici non possono essere il capro espiatorio delle problematiche del mondo sanitario. Con una nota molto accorata, l’ordine professionale di Lecce interviene dopo l’ennesimo caso, allo stato attuale presunto, di malasanità.

È stata infatti aperta una inchiesta in relazione alla morte, nell’ospedale di Lecce, di un 76enne che, dopo aver accusato un malore che si ipotizza afferente le funzioni cardiache, è stato trasferito nel reparto di Oculistica per mancanza di disponibilità di posti letto in reparti di più diretta competenza. Nel registro degli indagati – ed è un atta dovuto a loro garanzia - sono stati iscritti quattro medici: due di Pronto Soccorso, uno di Medicina Generale e un cardiologo.

Sul caso specifico, l’Ordine si dichiara apertamente contrario alle coseddette extra locazioni: “Condanniamo senza riserve tale pratica, in quanto premessa ad elevato rischio clinico per gli operatori e soprattutto per i pazienti. È scientificamente dimostrato che le percentuali maggiori di eventi avversi ed ‘eventi sentinella’ avvengono per i pazienti extralocati. Anche quando tutto ‘fila liscio’ spessissimo la qualità percepita dell'assistenza è decisamente peggiore da parte di pazienti e parenti, ingenerando sospetti e senso di ‘abbandono’ se non di intempestività nelle cure, discriminazione, nonostante i medici si affannino tra un reparto e l'altro, impartendo disposizioni a personale assistenziale diverso dal proprio team”.

La nota fa riferimento, insomma, ad una situazione molto attuale. Proprio in questa fase di maggiore diffusione del virus influenzale, infatti, Asl ha disposto che tutte le Unità Operative Complesse – di cui una quarantina sono nel solo “Vito Fazzi” – mettano a disposizione del Pronto Soccorso almeno cinque posti letto. “Il reparto che ospita si trova poi – oltre a queste problematiche – ad essere penalizzato se realizza un efficiente turnover di malati dovendo rinunciare a dare risposte a molti pazienti in attesa; penalizzati particolarmente i reparti chirurgici che si trovano a dover affrontare anche la promiscuità di pazienti portatori spesso di patologie infettive”.

“Affrontare un'emergenza vuol dire anche mettere in campo risorse eccezionali, non solo stressare un sistema, già vicino al collasso in situazioni ‘normali’. Così la ‘emergenza influenzale’ è la rappresentazione ciclica e quasi rituale della fragilità del sistema stesso: la realtà fa improvvisamente diventare vane parole come vaccinazioni, deospedalizzazione, corretto utilizzo del Pronto Soccorso, informazione al cittadino, ruolo dei medici di medicina generale”

Sulla questione invece più generale delle eventuali responsabilità in capo ai medici, l’Ordine chiarisce di non pretendere in alcun modo impunità e di agire, per quanto di propria competenza, quasi ogni giorno con procedimenti disciplinari per comportamenti professionalmente non corretti. Una stilettata molto polemica è riservata da una parte ad alcuni organi di stampa giudicati inclini al sensazionalismo e all’approssimazione in senso colpevolistico, dall’altra agli studi legali e alle compagnie assicurative che finanziano campagne pubblicitarie per indurre i cittadini alla denuncia dei casi ritenuti di malasanità. L’Ordine ricorda, al proposito, che è di pochi giorni addietro una “sentenza che condanna l'incauto denunciante ad un risarcimento di circa 90mila euro a favore del medico, ingiustamente accusato”.

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Infine una considerazione che può apparire banale, ma che merita di essere ricordata: “Vi è la convinzione diffusa che varcare la soglia di un Pronto Soccorso assicuri l'immortalità. Ciò purtroppo non è vero. Se oggi nelle case non si nasce e non si muore, tali eventi tuttavia fanno parte del ciclo biologico, per cui come non fa notizia che si nasca in ospedale, non deve fare di per sé notizia che in ospedale si muoia, al termine di un ciclo di cura”.

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