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"Festa di Sant'Oronzo non è appannaggio del vescovo o del sindaco"

L'arcivescovo, al pari dello scorso anno, sarebbe orientato a ridurre al minimo le celebrazioni per la festa patronale. Disappunto totale del consigliere Pala

LECCE - Se la devozione nei confronti di Sant'Oronzo, patrono della città di Lecce, si misurasse con l'afflusso di fedeli all'ingresso dell'atrio di Palazzo Carafa che l'ha accolta durante il difficile restauro (e dove è tuttora), allora si dovrebbe concludere che l'affetto per il santo è una questione riservata alle confraternite o ai cittadini di più fervida religiosità. Una questione intima, insomma.

Il Covid qui non c'entra. La possibilità di ammirare da vicino la statua del patrono, infatti, esiste sin dai primi mesi del 2019, subito dopo il suo spostamento dalla colonna all'atrio della sede comunale (tutti i giorni, dal lunedì al venerdì). Eppure non sono mai stati segnalati assembramenti o code (né prima della pandemia, né nelle ampie parentesi di relativa libertà di movimento durante), come invece avvenuto puntualmente davanti negozi di noti marchi di moda o in piazzette ostaggio dei ritrovi adolescenziali. 

Gran fermento però inizia a esserci nel sottobosco dei social rispetto alle anticipazioni secondo le quali l'arcivescovo di Lecce, Michele Seccia, sarebbe orientato anche quest'anno a contingentare le celebrazioni religiose per Sant'Oronzo di cui la solenne processione del 24 agosto è la manifestazione principale. L'intento, come nel 2020, è quello di evitare ulteriori occasioni di assembramenti, oltre a quelle che quotidianamente oramai si verificano nel contesto di una quasi normalità da zona bianca. Se così fosse, non sarebbe una decisione a cuor leggero da parte dell'arcivescovo Seccia che, del resto, non può muoversi al di fuori del perimetro consentito della regole per il contenimento dell'epidemia stabilite a livello nazionale.

Per alcuni però si tratta di un eccesso di zelo, anzi, a leggere alcune considerazioni sembra addirittura una scelta infondata - della Curia e dell'amministrazione comunale, che ne condividerebbe l'orientamento - e punitiva rispetto alla tradizione leccese fatta di bancarelle e giostre. Il disappunto è tale che il consigliere di minoranza, Giorgio Pala, ha dichiarato in una nota: "Questa scelta ha del ridicolo ed invito l’amministrazione a ripensarci, venendo incontro alle esigenze dei leccesi ed istituendo almeno due aree, delimitate e nel rispetto della sicurezza: una per le bancarelle e una per i giostrai. Basta far pagare ai poveri commercianti le conseguenze di un’epidemia ormai quasi debellata. Sant’Oronzo, nonostante ciò che qualcuno possa pensare, non è appannaggio esclusivo della curia o dell’amministrazione comunale. Sant’Oronzo è dei leccesi".

Ma Lecce ha davvero bisogno di una festa patronale per ripartire dopo il lungo periodo pandemico? A guardarsi in giro, si direbbe di no: i vicoli del centro storico sono già ora una tappezzeria variegata di tavolini e comitive, di passeggiate e visite ai negozi, di incontri, aperitivi e chiacchierate. Ci sono già gruppi di turisti, anche stranieri, e le prenotazioni inducono all'ottimismo.

Il sindaco: "Decideremo insieme"

Con una dichiarazione successiva alla nota dell'esponente della minoranza, il sindaco, Carlo Salvemini, ha cercato di spiegare quello che è, al momento, lo stato dell'arte: "Sarebbe incomprensibile che un'amministrazione comunale decidesse in solitaria, nell’incertezza del quadro legislativo e in difformità di vedute con la curia, di procedere all’organizzazione della festa patronale. Noi faremo così: insieme alla curia e alla prefettura, guardando attentamente a ciò che le disposizioni governative – che valgono per Lecce come per il resto dei comuni d’Italia – consentiranno per il prosieguo dell’estate, assicureremo alla città di poter festeggiare il santo patrono, nelle forme consentite.  Al momento, dunque, non ci sono risposte nette o definitive alla domanda: si farà la festa di Sant’Oronzo, e in che forme? La risposta è che non lo sappiamo ancora. La volontà, da parte dell’amministrazione, è fare tutto ciò che sarà possibile insieme alla curia e alla prefettura per onorare responsabilmente questa ricorrenza, come tutti desideriamo".

Saranno dunque le comunicazioni ufficiali a definire i contorni delle celebrazioni, religiose e civili. Di certo, oggi, c'è ben poco: nonostante una comprensibile e legittima frenesia da ritorno alla normalità, l'equilibrio tra riaperture e restrizioni rimane molto precario: il monitoraggio delle varianti del Covid prosegue e quella Delta suscita qualche preoccupazione, soprattutto se la maggior parte della popolazione ha ricevuto soltanto una dose di vaccino. Il traguardo dell'immunità di popolazione, in Puglia, è stimato per i primi di settembre, ammesso che la campagna vaccinale prosegua ai ritmi attuali.

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