Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

L’accordo spacca il fronte sindacale. Infuria la protesta degli ex Lsu delle scuole

Cgil, Cisl e Uil Trasporti firmano con Dussmann una proroga di due mesi. Gli altri sindacati accusano di aver lasciato carta bianca alle aziende, accettando i termini della gara Consip e rimandando il problema. Sit-in dei lavoratori in via Don Bosco

Ex Lsu in via Don Bosco.

LECCE – “L’alternativa era restare per strada”. La segretaria Filcams Cgil di Lecce, Domenica Amadeo, difende così la firma di Cgil, Cisl e Uil Trasporti sull’accordo scucito ieri con la Dussmann che, in Puglia,  è la ditta vincitrice dell’appalto di pulizie nelle scuole. Lo spiega ai suoi iscritti che si sono recati in via Don Bosco per firmare la revoca dei licenziamenti ed, in parte, i nuovi contratti che ricalcano le condizioni di quel contestato (e faticoso) compromesso. Intorno infuria la polemica: non tutti gli ex Lsu, questa mattina, si sono trovati presso la sede della precedente ditta (Intini) con spirito pacifico. Molti sono furiosi, esasperati. Al grido di “ci avete condannati allo schiavismo moderno” alimentano una guerra intestina e fratricida tra gli stessi sindacati.

Così la spaccatura nel fronte delle parti sociali è ormai netta e profondissima. Da un lato ci sono i tre firmatari, accusati addirittura di difendere “interessi diversi, poiché il vantaggio della firma su quell’accordo non si comprende”, come denunciato dal segretario Uiltucs Lecce, Luigi Ingrosso. Dall’altro le sigle “ribelli” che hanno osteggiato quel compromesso sin dal primo momento in cui prendeva una forma, in sede regionale, il 30 dicembre. Quindi Usb, Uiltucs Uil ed Fsi che ormai si muovono autonomamente per difendere gli interessi dei propri iscritti, anche mediante l’accesso alle vie legali poiché, secondo la tesi del segretario regionale Usb, Salvatore Caricato, i nuovi contratti potrebbero essere addirittura “illegittimi”. E contestabili in virtù “della discrezione lasciata alle aziende di decidere su orari, ferie e permessi dei dipendenti”.

Il pomo della discordia è nei termini di quell’accordo, a partire dal mese di marzo in poi: due mesi sarebbero infatti coperti dalla legge di Stabilità che garantisce le risorse sufficienti a proseguire con il full time. Le 35 ore settimanali che valgono, in regime transitorio, fino alla fine di febbraio potrebbero però essere ridotte del 55 percento (fino al 90 percento, a seconda dei casi) da marzo in poi. Sostanzialmente, tamponata l’emergenza per 60 giorni, i lavoratori rischiano di trovarsi nelle medesime condizioni di prima. E di dover ricominciare a lottare per difendere il sacrosanto diritto ad un salario dignitoso. La gara aggiudicata al massimo ribasso è stata integrata dalle risorse ministeriali: ma per quanto? Nessuno assicura, infatti, che anche durante il prossimo tavolo convocato il 10 gennaio a Palazzo Chigi i sindacati riusciranno a scucire al governo le risorse necessarie a proseguire con il servizio a pieno regime: “Fino a giugno esistono delle risorse non ancora quantificate. Ma stiamo lavorando per risolvere il problema a livello ministeriale. Senza quell’accordo i lavoratori rischiavano di essere tagliati fuori – precisa la segretaria Domenica Amadeo di Cgil –. La stessa Dussmann, per assurdo, avrebbe potuto assumere altro personale”

Un gigantesco punto interrogativo caratterizza, però, il futuro lavorativo di 4 mila famiglie nella sola regione Puglia. “Esistono aree, come quella di Nardò, fortemente a rischio a causa dei bassi accantonamenti del personale scolastico. Gli ex Lsu potrebbero arrivare a lavorare addirittura un’ora al giorno, per mettere insieme uno stipendio che non raggiunge le 200 euro mensili”, denuncia Ingrosso di Uiltucs. Una vergogna, in buona sostanza. “Quell’accordo doveva salvaguardare l’articolo 4 della Ccnl, la cosiddetta clausola sociale, così invece, nel caso non si trovino fondi e risorse aggiuntive, le aziende avranno piena discrezionalità e detteranno le condizioni d’impiego ai lavoratori. Operando anche delle discriminazioni tra i vari istituti, proprio a causa dei differenti accantonamenti”.

Le aziende di cui parla il segretario Uiltucs sono le società subappaltate dalla tedesca Dussmann. Tra queste, la Leader Service avrebbe convocato i suoi lavoratori per far sottoscrivere loro un contratto di appena 28 ore mensili. L’episodio viene riferito dal segretario Fsi, Dario Cagnazzo che è altrettanto critico rispetto alla scelta dei confederali di accettare le condizioni dettate dalla gara Consip: “Hanno tradito il mandato dei lavoratori, accettando una gara che bisognava annullare”.

L’ipotesi di stabilizzare finalmente l’intera platea dei lavoratori non è neppure così remota: quei 34 milioni di euro scuciti dal Miur , secondo Usb, sarebbero sufficienti a procedere con le assunzioni dirette, meglio note come internalizzazioni. “Non firmeremo mai quel contratto capestro – avvisa il regionale Caricato -. Non è possibile condannare centinaia di famiglie alla povertà e costringere i lavoratori ad elemosinare un salario decente ogni due mesi”.

L’assessore al ramo Leo Caroli, dal canto suo, ritiene quell’accordo “una buona notizia” e assicura che la Regione monitorerà l’andamento delle attività e dei servizi scuola per scuola, controllando gli elenchi dei lavoratori “perché non venga ad alterarsi in alcun modo la platea storica di riferimento”.  “Parteciperemo al tavolo nazionale del 31 gennaio al Miur perché altre risorse vengano rese disponibili e perché la Puglia, i suoi studenti, le loro famiglie, i lavoratori delle pulizie vengano rispettati come meritano –aggiunge -. Ma nessuno pensi che la soluzione stia nella cassa integrazione in deroga regionale: non si può attivare. Semplicemente perché, a prescindere dalla buona volonta’ dei sindacati e da quella politica delle istituzioni, le aziende cosiddette plurilocalizzate , che hanno, cioè, appalti in più regioni, come Dussman, non possono fruire della cassa regionale, possono bensì accedere solo a quella in deroga ministeriale. Quindi, è il solo governo che potrà mettere le risorse. Risulterebbe però singolare che quelle rivenienti dalle economie di un appalto affidato con la riduzione del 60 percento venissero poi girate alla stessa azienda con la cassa integrazione. Cui prodest?"

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