Economia

Fiera di Natale, la crisi morde molto più del freddo

Dopo dieci giorni dall'apertura, gli ambulanti lamentano un crollo verticale delle vendite rispetto al recente passato. Poca gente, chiuse la metà delle pagode. Più redditizi i mercati settimanali

Corsia interna di via Garibaldi deserta, pagode chiuse

LECCE - Qualche sporadico fiocco di neve fa capolino alla fiera di Natale, collocata quest'anno tra via Garibaldi e via Costa, su due lati della villa comunale. Un tocco insolito per Lecce dove, solo qualche giorno addietro, la temperatura superava i venti gradi. Ma di natalizio c'è poco o nulla tra le oltre cinquanta pagode. Intorno alle undici, ben ventisette sono chiuse. "Meglio andare a fare qualche mercato settimanale - dice un operatore - almeno per rifarsi delle spese". Che non sono insignificanti, dato che ci vogliono circa 800 euro per suolo pubblico, allaccio alla rete elettrica e voci varie.

Due fine settimana ed un festivo, l'8 dicembre, sono sufficienti a trarre un primo bilancio. Assolutamente negativo. Gli incassi, ed è opinione diffusa tra gli stand desolatamente vuoti, non sono nemmeno paragonabili a quelli dello scorso anno quando già gli effetti della crisi economica generale avevano segnato una irreversibile rottura rispetto ad un passato non troppo lontano. Le contrazioni dei consumi sono una costante di tutte le rilevazioni statistiche e, a gettare lo sguardo oltre la strada, verso i negozi di via Imperatore Adriano, l'impressione è che queste feste non saranno delle migliori, per usare un eufemismo.

A complicare la situazione già grave di suo, è anche la scelta di mettere le bancarelle in quel punto. Sulla corsia esterna sfrecciano le auto e il parcheggio è pressoché impossibile. Come ogni anno ci sono state lunghe trattative tra gli ambulanti e l'amministrazione che, tra le altre cose, sulla scia di rituali polemiche, ha deciso per una regolamentazione più stringente a partire dalla tipologia della merce da esporre (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=23585).

"Viale Marconi sarebbe stato un posto migliore, perché lì c'è un via vai intenso. Il punto è più strategico, sicuramente più di passaggio", viene fatto notare. Ma l'assessore alle attività produttive Luigi Coclite, all'estero in questi giorni, ha giustificato la soluzione poi adottata come l'unica compatibile con i pronunciamenti del Tar, che impedisce lo spezzettamento del mercato in più luoghi, e con la sollevazione di un comitato di genitori che si era opposto all'ipotesi di installare le pagode all'interno della villa comunale, l'unico polmone verde in tutto il centro.

Ad accrescere il malumore degli espositori infine, la decisione di collocare, per questo periodo festivo, il mercatino etnico appena all'ingresso di Porta Rudiae, tra il cinema Odeon e l'Accademia di belle arti. Una zona esclusivamente pedonale, punto obbligatorio di passaggio per chi, da un quartiere popoloso come San Pio, vuole raggiungere la zona nevralgica della città, piazza Sant'Oronzo e dintorni.

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