Sabato, 18 Settembre 2021
Politica

Liquidazione per i consiglieri regionali: una furbizia che affossa la buona politica

Nell'ultima seduta del consiglio regionale prima delle ferie, un blitz condiviso da tutti i gruppi ha introdotto una norma che riconosce a fine mandato una indennità agli eletti. Con retroattività a partire dal 2013

La sede del consiglio regionale pugliese.

LECCE  - Ce ne vuole, talvolta, per resistere alla tentazione di attingere a piene mani al vocabolario del qualunquismo: ma quali parole esprimono meglio di casta, oppure di privilegio, l'iniziativa politica assunta in maniera trasversale in consiglio regionale alla fine dello scorso mese?

"L'ammontare dell'indennità di fine mandato è fissato nella misura dell'ultima mensilità dell'indennità di carica lorda percepita da consigliere cessato dal mandato, moltiplicata per ogni anno di effettivo esercizio del mandato". Questo è il secondo comma dell'articolo aggiuntivo (a un disegno di legge regionale su debiti fuori bilancio) che introduce la liquidazione, con retroattività a partire dal 2013, per i consiglieri regionali pugliesi. 

Il via libera è venuto nella seduta dell'assise del 27 luglio - quella prima dello stop agostano - ed è passato praticamente in sordina, con il beneplacito generale, senza distinzione di schieramento. In calce, infatti, ci sono le firme di Caracciolo (Partito Democratico), Bellomo (Lega), Lopane (Con), Lacatena (Forza Italia), Zullo (Fratelli d'Italia), Pagliaro (La Puglia Domani), Dell'Erba (Misto), Stellato (Popolari con Emiliano), Di Bari (M5S). La polemica è nata in ritardo, solo dopo che sulla stampa se ne è iniziato a parlare.

Ci sono elementi di sostanza e anche di forma che rendono molto infelice questa scelta. Intanto perchè si fa rientrare dalla finestra ciò che nel 2012, insieme ai vitalizi, era uscito dalla porta: non si tratta di bruscoletti, considerando che la mensilità base lorda è di 7mila euro e che il periodo attuale sembra il meno indicato in assoluto per operazioni di questo tipo, considerando le ulteriori difficoltà economiche e lavorative che la pandemia ha riversato soprattutto sul ceto medio e sulla fascia di popolazione più fragili.

Antonella Laricchia, esponente "dissidente" del M5S, assente nella votazione nella quale l'articolo aggiuntivo è stato approvato all'unanimità (40 favorevoli su 40 presenti), ha affondato il colpo nei confronti dei colleghi: "Non si tratta di una normale liquidazione, come stanno cercando di far passare, dal momento che i soldi saranno versati solo dalla Regione, mentre normalmente sono i lavoratori ad accantonare una quota mensile del loro stipendio per il Tfr. Uno scandalo, lo voglio ribadire, specie in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo, dovuta alla pandemia, in cui tanti cittadini hanno perso il lavoro e non riescono ad arrivare a fine mese. La politica invece di trovare i soldi per loro li ha trovati per se stessa. Chiederò spiegazioni in Commissione Bilancio per capire quanto costa  questo pessimo scherzo di ferragosto ai pugliesi e da dove verranno presi i soldi".

Ma quello che più colpisce, di tutta la vicenda, è il metodo seguito per arrivare al traguardo: leggendo i resoconti del consiglio, di cui è disponibile sul sito istituzionale anche il video della versione integrale, si nota il doppio salto carpiato col quale, senza che nessuno sentisse la necessità di giustificare, l'articolo è stato votato. Articolo che non è nemmeno passato dalla commissione Bilancio. Il classico blitz, infilato come un tecnicismo qualsiasi, alla vigilia delle ferie. Un atto di malcelata furbizia che, in mancanza di un passo indietro, scredita la politica, tutta, anche quella che si definisce buona: gli interessati dovrebbero avere il coraggio di spiegare pubblicamente la loro posizione. La firma dei nove capigruppo, tuttavia, non assolve nessuno.

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