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Lecce ordinato per un tempo, nel secondo si ferma alla prima difficoltà: 2 a 0 per il Toro

Episodio dubbio al 13’ per un contatto tra Milinkovic-Savic e Piccoli. La squadra di D’Aversa contiene bene i padroni di casa, ma dopo aver subito il primo gol, al 50', è incapace di una vera reazione e poi subisce l’ennesima rete su palla inattiva. Pongracic espulso per doppia ammonizione

LECCE – Seconda sconfitta di fila, quinta nelle ultime sei gare, porta violata per la ventesima partita consecutiva: il Lecce perde 2 a 0 a Torino nell’anticipo della 25esima giornata. Certo, subire il primo gol al secondo tiro verso lo specchio da parte degli avversari è causa di un certo rammarico, ma la difficoltà costante nell’essere efficaci in fase di costruzione è, in questo momento, un ostacolo troppo alto da aggirare.

La partita è stata sbloccata da Bellanova con una conclusione dal limite, in apertura di ripresa: l’esterno si è ritrovato la palla tra i piedi dopo un anticipo di Gendrey e ha avuto il tempo di prendere la mira e calciare senza che né Dorgu né Rafia facessero un passo avanti per impensierirlo.

Al minuto 81’ è arrivato il gol di Zapata, di testa, dopo un calcio d’angolo: per i granata è la prima volta in stagione, per il Lecce l’ennesima. Che sia la disposizione a zona, che sia la maniera di interpretarla, la scelta non sta pagando, è evidente. Dieci minuti prima del raddoppio dei granata c’era stata l’espulsione di Pongracic, dopo il secondo cartellino giallo per un fallo abbastanza gratuito su Ricci, considerata la zona del campo dove ha il croato ha commesso l'infrazione.

Da segnalare anche la buona occasione al 68' per Kaba, che ha calciato fuori dopo aver sopreso alle spalle Linetty su fallo laterale battuto da Gendrey, e la strepitosa parata di Falcone su colpo di testa di Sanabria, al minuto 71.

Le scelte iniziali di D’Aversa

Rispetto alla gara di Bologna mister D’Aversa aveva cambiato molto: oltre al rientro di Gendrey, anche quello di Dorgu, Blin, Rafia e Piccoli dal primo minuto. C’era bisogno, del resto, di forze più fresche per contrastare la fisicità del Torino e nel primo tempo la squadra salentina aveva fatto bene in fase di contenimento, concedendo solo un tiro di Vlasic alla fine della frazione.

Non solo, i giallorossi erano andati vicini al vantaggio al 13’ quando Piccoli aveva approfittato di una presa precaria di Milinkovic-Savic indirizzando verso la porta la sfera con un tocco, però, non abbastanza deciso: provvidenziale il recupero di Masina dopo che il portiere granata era finito sull’attaccante del Lecce mancando il pallone. Tutto regolare per l’arbitro Ayroldi e anche per il Var Sozza (restano dei dubbi, non pochi).

Nella ripresa, quando gli uomini di Juric hanno rotto l’equilibrio, il Lecce non ha saputo costruire le premesse di una vera reazione: l’ingresso di Kaba per Blin e Sansone per Rafia, al 61’ non hanno mutato gli equilibri e nemmeno quello di Gallo e Krstovic, al 79, per Dorgu e Piccoli, ha cambiato l’inerzia del match.

Privo di Banda e con Almqvist ben controllato dagli avversari, il Lecce ha perso la possibilità di sfondare sulle corsie esterne, mentre per le vie centrali sono emersi, ancora una volta, i limiti tecnici: se i passaggi sono sofferti, le geometrie sono farraginose. Ramadani non riesce a impostare dando una visione alla fase di possesso, Rafia e Oudin – che pure sono quelli con un tasso tecnico superiore – non lasciano il segno e allora ci si ritrova con fin troppi lanci lunghi dalle retrovie (che D’Aversa dimostra di non gradire).

Limiti tecnici e blocco mentale

Il valore del Lecce è questo, complessivamente e soprattutto in questo momento del campionato, e l’attitudine a una fase difensiva ordinata non può bastare per conquistare punti. C’è qualcosa di più, però: se gli avversari arrivano quasi sempre prima sulle seconde palle, se vincono i contrasti, se hanno facilità a recuperare il possesso, significa che la squadra salentina è dentro un blocco mentale che desta, una volta di più, delle preoccupazioni.

La serie A, per un club come Lecce, non può mai essere considerata una cosa scontata, ogni passo avanti in classifica è una mezza impresa: la squadra è giovane ed è stata costruita con le risorse che la società si può permettere nel quadro di una gestione finanziaria che non prevede deroghe al rigore. Non è mai stata in zona pericolosa dall’inizio del torneo e questa consapevolezza rappresenta senza dubbio il bicchiere mezzo pieno.

Poi c’è quello mezzo vuoto: per completare il percorso verso la permanenza potrebbe non bastare lasciarsi portare dalla corrente del campionato. In questo momento la squadra è mentalmente fragile, tecnicamente spuntata e tatticamente abbastanza prevedibile. E per la seconda volta di seguito ha ceduto, di fatto, alla prima difficoltà, nonostante il generoso e appassionato sostegno dei quasi mille e 500 tifosi al seguito (di venerdì): ci vuole un supplemento di analisi e di riflessione, probabilmente, su ciò che non sta girando per il verso giusto.

I punti in classifica restano 24, con la Salernitana (13) sconfitta dall'Inter, mentre domani si gioca Verona (19) - Juventus e domenica Udinese (22) - Cagliari (18). Nel prossimo turno, domenica 25 febbraio, al Via del Mare saranno di scena i nerazzurri di Milano.

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Altra trasferta da archiviare in fretta (foto A.Scuro)

Il tabellino di Torino-Lecce 2 a 0

TORINO (3-4-1-2): Milinkovic-Savic (cap.); Djidjii, Lovato, Masina; Bellanova, Ilic (88’ Gineitis), Ricci, Lazaro (76’ Vojvoda); Vlasic (62’ Linetty); Zapata (88’ Okereke), Pellegri (62’ Sanabria). Allenatore: Juric

LECCE (4-3-3): Falcone; Gendrey, Baschirotto, Pongracic, Dorgu (79’ Gallo); Blin (cap.) (61’ Kaba), Ramadani, Rafia (61’ Sansone); Almqvist, Piccoli (79’ Krstovic), Oudin (74’ Touba). Allenatore: D’Aversa

Marcatori: 50’ Bellanova, 81’ Zapata

Ammoniti: 41’ e 70’ Pongracic, 44’ Djidji, 50’ Blin, 78’ Dorgu

Arbitro: Ayroldi; assistenti: Bercigli e Trinchieri; quarto ufficiale: Collu

Var: Sozza; assistente Var: Mazzoleni

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