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Mantova ipnotizza il Lecce: il pari, come una sconfitta

Termina 1 a 1 una gara che i salentini non hanno saputo chiudere in tempo utile. Contestazioni del pubblico verso l'arbitro, che ha esplulso Diamoutene e Benussi. Prodezza su rigore del vice Rosati

La contestazione all'arbitro Palanca è feroce: si accavallano i dubbi su alcune decisioni, mentre gli cade addosso uno stadio intero. Fischi, urla, agitazione. Una combinazione velenosa di rabbia e insoddisfazione che macina nelle bocche ormai secche per le urla. Ci sono volti rigati di lacrime, teste abbassate, denti stretti e pugni chiusi per l'eccitazione nervosa. E' lo sfogo di una tifoseria che trema guardando il sogno allontanarsi. Neanche il tempo di accarezzarlo, e già torna tutto come prima. Afferrarlo di nuovo, nel tempo che stringe maledettamente, sembra una lotta impari contro il destino, al quale si aggiungono lacune scritte a tutto tondo nel Dna di questa squadra, che si ferisce da sola davanti ai grandi appuntamenti. Sfortuna a palate, scarsa concretezza ed il numero sufficiente di errori tattici per rompere il giocattolo nei momenti clou. C'è di tutto nella grande pentola dei perché. Era successo a Verona con il Chievo, era accaduto di nuovo a Brescia, si è ripetuto in casa con il Mantova. Episodi che vanificano con la puntualità di un orologio svizzero quanto di buono costruito per reggere il passo con altre armate di una serie B sfibrante, in una stagione interminabile.

E intanto l'Albinoleffe vola sempre più in alto, mentre il Bologna sorpassa e ringrazia. Palanca sì, Palanca no. A bocce ferme, l'arbitraggio diventa solo un aspetto, e neanche il principale, di una gara disgraziata, per come è stata condotta, per come è finita. Diamoutene perde di vista Godeas due volte, Benussi una. Tanto basta per un gol, due espulsioni, un rigore. Finisce con un pareggio che suona amaro come la più bruciante delle sconfitte. Si farà "mea culpa" in casa Lecce? Incapaci di chiudere una gara che il Mantova si sforza in tutti i modi per non vincere, i salentini vanno in tilt proprio quando dovrebbero affondare gli artigli, prestando il fianco alla premiata ditta Cristante-Godeas. E poi ci sono cose che non funzionano, e sono evidenti. Tiribocchi è sempre più in ombra. Porta avanti il peso dell'attacco dall'inizio della stagione. Si batte, ma è stanco e visibilmente affaticato. A volte gli manca lo scatto su palloni che in altre occasioni avrebbe divorato fino a fare poltiglia dell'avversario. Va da sé che in avanti non sempre si riesca a trovare il varco vincente.

Contro un Mantova reduce da due sconfitte, si parte con la stessa formazione trionfante a Ravenna. Ne nasce però una gara sonnacchiosa e lenta. Qualche imprecisione a centrocampo, poi rapide fiammate senza effetto. Fino alla metà della prima frazione, quando in casa Lecce s'inventano una triangolazione da manuale. Budyanskiy per il Tir che, in piena area, libera al tiro l'accorrente Angelo. Gioco di sponde tutto in velocità, il brasiliano, fino a quel momento non proprio brillante, insacca e sembra voler scrivere a chiare lettere il primo capitolo di una cronaca di una vittoria annunciata. Anche perché il Mantova non risponde subito al sollecito. E così al 36esimo ci prova il Tir, che entra di prepotenza in area, ma si defila un po' troppo. Il tiro a mezz'aria, forte e teso, è indirizzato sul primo palo, dove Handanovic può respingere d'istinto in corner senza neanche distendersi. Ma se il primo tempo non offre troppe emozioni, la ripresa si apre in tutt'altra maniera. I salentini passeggiano disinvolti senza l'ossessione di un raddoppio a tutti i costi., che invece sarebbe manna dal cielo. Infatti, il Mantova ne approfitta. Dopo appena 5 minuti Cristante serve al centro dell'area leccese un pallone che il bomber Godeas raccoglie di testa svettando in mezzo a Diamoutene e Fabiano, immobili e frastornati, e insaccando alle spalle di un attonito Benussi.

Una di quelle mazzate nei denti che arriva alla "scurdata", come si dice da queste parti. La reazione è cieca e rabbiosa, ma inefficace e ammantata di iella a chilogrammi. Settimo minuto: Zanchetta prova il ko da calcio di punizione, la sua specialità, ma la risposta di Handanovic è superlativa. Non passa neanche un minuto, che in una confusa e insistita azione in area, Cottafava sbuca dal nulla e in scivolata coglie una di quelle traverse che a raccontarla non ci crede nessuno. Il tiro è talmente violento che l'occhio a stento percepisce il movimento della sfera. Semplicemente, tutti la cercano in fondo al sacco, quando in realtà è rimbalzata all'interno del campo come in un flipper impazzito. Fiamme e fuoco dagli spalti, mentre Papadopulo inserisce anche la terza punta: Abbruscato (che non sarà mai incisivo) rileva Ardito e si accompagna a Valdes ed al Tir. Ma all'11', è ancora sfortuna nera. Zanchetta dal limite prova una legnata delle sue che si schianta contro la traversa con Handanovic proteso in tuffo all'indietro. Niente da fare.

Le forze iniziano ora a scemare, e gli attacchi si fanno sempre più velleitari. Nel frattempo Munari rileva Angelo e nelle fila avversarie Caridi entra per Fiore. E' proprio fra i piedi del centrocampista leccese che capita l'ultima occasione da rete. Valdes riesce a servirlo al centro dell'area, ma, forse per la foga di chiudere a rete, Munari non angola il tiro quando si trova a tu per tu con Handanovic all'altezza del dischetto di rigore: il portiere riesce così a bloccare senza problemi. E mentre il cronometro diventa sempre più impietoso ed i segnali dagli altri campi non sembrano affatto positivi, un nervoso Diamoutene, già ammonito nel primo tempo, si fa superare in volata da Godeas. Per fermarlo, lo afferra dalle spalle, prima che possa raggiungere Benussi. Palanca, severissimo, gli sventola il secondo giallo.

E' la svolta, in negativo, perché i salentini si sfilacciano del tutto e in dieci aprono varchi impensabili. Al 40', così, la frittata è fatta. Godeas, sempre lui, scende come un diavolo e si beve Benussi, e mentre sta per calciare (la sfera finirà al lato), il portiere salentino lo afferra per la maglia dalle spalle. Rigore ed espulsione diretta. Cala il gelo sul "Via del Mare", mentre Budyanskiy esce in sordina dal campo per fare spazio a Rosati. Dagli undici metri si presenta lo stesso Godeas, che spara un tiro violento, indirizzando la palla verso il palo destro. Ma Rosati compie il prodigio: si allunga e con la mano devia la palla in angolo. Come ai bei, vecchi tempi. Lo stadio esplode come per un gol e, nonostante il Lecce sia ormai ridotto all'osso con gli uomini e senza più tensione nei muscoli, sale in cielo un incitamento ai limiti del parossismo. Ma è il Mantova a sfiorare più volte il raddoppio, nei convulsi minuti finali, con la difesa ormai sguarnita. Solo quando sta per scadere anche il recupero, il Tir in volata prova a correggere in rete un assist in profondità: Handanovic è scavalcato, ma il tiro è fiacco e la difesa recupera senza patemi prima che la palla si spenga in rete.

Termina con fischi e cori all'indirizzo dell'arbitro. Fa discutere l'espulsione di Diamoutene (Papadopulo lamenta un fallo precedente di Godeas proprio sul difensore maliano) e s'invocano almeno un paio di rigori non accordati ai salentini: uno per un presunto fallo di mano in area durante una percussione del Tir, un altro per un atterramento di Valdes nella ripresa. Al di là di tutto, la sensazione è che il Lecce debba prendersela soprattutto con se stesso, specie non aver osato di più nei primi quarantacinque minuti e per essere sceso in campo con scarsa concentrazione nella ripresa. Ora si va a Bergamo, per la gara che può valere una stagione, senza Diamoutene e Benussi, che saranno squalificati e con l'amara consapevolezza che i giochi per la seconda posizione saranno comunque durissimi, anche in caso di vittoria.

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