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Colacem, Regione ancora in silenzio, area di Galatina "rossa" per incidenza di alcuni tumori. La lettera inviata all'ente

Il 18 maggio, presso la Provincia, la Conferenza servizi per riesame Aia. Asl Lecce ha sollecitato a dicembre la Regione, ma ne è seguito un silenzio istituzionale: nell'articolo la lettera inviata all'ente

L'impianto industriale galatinese.

LECCE – Mancano pochi giorni al tavolo istituzionale su una delle questioni ambientali e sanitarie più controverse del Salento e relativa a una zona dichiarata “rossa” per emergenza tumorale. Si aprirà infatti il prossimo 18 maggio, presso la Provincia di Lecce, la Conferenza dei servizi per il riesame dell'Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale su Colacem: voluto dall’ente per evitare che il cementificio incorra nel giudizio, sentenza attesa da tre anni, che il Tar Lecce pronuncerà nel mese di ottobre. Dopo la contesa autorizzazione del 2018, poi riesaminata l’anno dopo, si ritenta ora di rivedere il provvedimento che autorizzerebbe il cementificio galatinese a continuare per altri 12 anni a provocare potenziali danni sanitari e presunti accumuli di inquinanti. Ecco le ragioni del ricorso al Tar: davanti alle prescrizioni disattese nel provvedimento autorizzativo del 2018 per la tutela dell'ambiente e della salute, ai mancati monitoraggi di Arpa Puglia, al preoccupante quadro sanitario che rasenta l’emergenza, hanno risposto i sindaci con una denuncia presso il Tribunale amministrativo.

PHOTO-2021-05-12-09-39-23-2Di istituzionale, tuttavia, non c’è solo il tavolo, ma anche il silenzio. Quello della Regione Puglia, in primis, che non si è ancora espressa su un impianto che produce 600 mila tonnellate all'anno di CO2, nonostante la sollecitazione da parte di Asl Lecce a dicembre scorso. L’Osservatorio ambiente e salute istituito presso il Dipartimento di prevenzione di via Miglietta, infatti, aveva scritto all’Aress, l’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale, per chiedere di procedere alla valutazione dei danni e dell’impatto sanitario e ambientale nell’area inclusa nei distretti socio-sanitari di Galatina e Maglie, “con particolare riferimento alle potenziali ricadute cumulative di tutte le attività produttive presenti nell’area industriale di Galatina-Soleto fino a Maglie e comuni limitrofi”. In esclusiva, alleghiamo qui accanto la missiva.

La richiesta è stata anche sollecitata da undici sigle mediche (Appello medici-2): chiedono   la riduzione della pressione ambientale, subordinando  l’autorizzazione a Colacem alla Valutazione di impatto sanitario (Vis). Davanti all’emissione di sostanze inquinanti alla quale il territorio è esposto da quasi 80 anni, i referenti delle organizzazioni e del Coordinamento civico ambiente e salute hanno infatti scritto - oltre ai sindaci delle amministrazioni del circondario galatinese -  al dirigente della Sezione Aia della Regione, al dirigente del Settore Ambiente della Provincia, alla Asl di Lecce e alla Commissione Ambiente del consiglio regionale.  Si legge nella missiva: “A livello locale, l’impianto Colacem è posizionato ai margini di un’area urbana (Galatina), già caratterizzata, secondo rilevazioni Arpa, da livelli di particolato fine (PM2.5, media annuale) nei limiti di legge ma costantemente superiori a 10μg/m3, soglia raccomandata dalle Linee Guida 2005 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ai fini della tutela sanitaria, con concentrazioni di questo inquinante spesso più alte rispetto alle medie provinciali e regionali. L’impianto è inoltre localizzato in immediata prossimità (anche nel raggio di 1Km) di attività produttive, case civili, scuole, impianti sportivi, zone agricole.  In questo contesto, il semplice rispetto dei limiti normativi non può tranquillizzare chi è responsabile della tutela della salute di una popolazione, in quanto: (a) la maggior parte degli inquinanti emessi dalla Colacem NON ha un livello al di sotto del quale possa essere considerato “innocuo” dal punto di vista sanitario; (b) alcuni degli inquinanti emessi (diossine, PCB, metalli pesanti) sono non biodegradabili, persistenti nell’ambiente, trasmissibili con la catena alimentare e bioaccumulabili; (c) alcuni tra gli inquinanti più pericolosi in termini sanitari NON sono né normati né monitorati; (d) gli effetti sanitari, anche rispettando i limiti di legge, sono maggiori per particolari categorie a rischio (bambini, donne in gravidanza, anziani, ammalati cronici). Da questo punto di vista, particolare timore è generato, soprattutto per la fascia pediatrica della popolazione residente, dalle emissioni di metalli pesanti, che potrebbero persino essere incrementate in seguito a sostituzione dei combustibili fossili attualmente utilizzati con eventuali combustibili derivati da rifiuti”.

Non sono gli unici ad aver preso posizione sulla vicenda. Negli anni scorsi, infatti, anche dalla compagine politica non sono mancate le richieste: nel 2017, Stefano Fassina presentò una interrogazione parlamentare, la seconda dopo quella del Movimento 5 Stelle dell’anno prima, con la quale chiedeva la sospensione dell’attività industriale fino a nuova Aia. Il tutto richiamando a memoria anche l’operazione “Araba Fenice” della Direzione distrettuale antimafia del gennaio 2018, nella quale Colacem fu coinvolta per presunti illeciti nell’utilizzo e smaltimento dei rifiuti. Qualche mese prima che Fassina interpellasse il Governo, inoltre, anche l’allora vicepresidente della Commissione ambiente della Regione, Mario Pendinelli, si mosse nello stesso solco a Bari, chiedendo un’audizione in Commissione. Ma da Bari, nessuna risposta è pervenuta alla Asl Lecce.

Nessun chiarimento sul progetto in cantiere dell’utilizzo del Css, ovvero di bruciare rifiuti e combustibili da essi derivati che andrebbero a sommarsi alle emissioni già prodotte. Lo stabilimento industriale galatinese rilascia infatti in atmosfera polveri a meno di un chilometro dai centri abitati, oltre a metalli pesanti nella falda, monossido di carbonio e Arsenico. Non a caso l’area del Galatinese, dove insistono anche diversi altri opifici insalubri, è stata dichiarata la zona con la maggiore incidenza di neoplasie e tumori polmonari dell’intera provincia. A segnalarlo, nei dati recenti, sono stati l’Istituto Superiore di Sanità, Cnr e la Asl di Lecce. Nello specifico, l’intero distretto di Galatina verserebbe in una situazione sanitaria particolarmente grave: tutti i comuni che orbitano attorno all’impianto Colacem evidenziano una preoccupante incidenza di neoplasie e malattie polmonari croniche, così come sottolineato dal Registro tumori dell’Azienda sanitaria locale e dell’Osservatorio epidemiologico regionale. Tanto che l’Iss ha identificato il circondario come “area cluster per tumori polmonari”.

Vi sono due studi sull’incidenza del tumore polmonare nel Salento. Uno condotto sotto la supervisione scientifica dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr (protos-3) e che alleghiamo integralmente.  E un altro, che risale al 2014, sfornato dall’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima sempre del Consiglio nazionale delle ricerche. Entrambi i dossier, concentrati sulle evidenze epidemiologiche nella zona di Sogliano Cavour, Galatina, Cutrofiano, Corigliano d’Otranto e Soleto, sottolineano i gravi fattori di rischio legati al cementificio. Lo studio Mapec Life mette al centro i danni pediatrici sui micronuclei boccali nei bambini. “L’Istituto superiore di sanità individuava un “cluster” per mortalità da tumore polmonare negli uomini all’area centrale del Salento leccese, comprend1865f9bd-e317-4d53-9cce-22fb7b4cb434-2ente 50 Comuni, con 3.846 decessi registrati, contro i 3.447 attesi (da https://www.sanita.puglia).

Al contempo, l’Iss ha identificato anche un cluster di mortalità per neoplasie polmonari nelle donne limitatamente al capoluogo leccese con 248 decessi registrati contro 150 attesi. L’Istituto Superiore di Sanità, analizzando l’incidenza di tumori polmonari nei maschi ha evidenziato un cluster ben definito che includeva 16 Comuni dell’area centrale salentina (355 casi confermati contro 285 attesi) comprendenti i Comuni di Galatina, Galatone, Seclì, Neviano, Aradeo, Collepasso, Cutrofiano, Sogliano, Soleto, Sternatia, Zollino, Maglie, Melpignano, Castrignano dei Greci, Corigliano, Cursi”, si legge a pagina 2 dello studio Protos e pubblicato nel luglio del 2019. Dalle stesse mappe del Salento pubblicate tra le pagine del dossier, si evince la significativa esposizione della cittadinanza del distretto di Galatina alla presenza di SO2, il Biossido di zolfo. Osservabili nel rapporto pubblicato in allegato in questo articolo.

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