Aziende agricole ai Comuni: “Tassa rifiuti a km zero per imprese e agriturismi”

Appello unanime di Coldiretti e associazione Terranostra alle amministrazioni pugliesi per l’azzeramento della Tari nel 2020. In provincia di Lecce blocco per 360 aziende agrituristiche

LECCE - Fare leva sulle indicazioni mosse anche dall’associazione nazionale dei comuni e azzerare la pressione fiscale su imprese agricole e agriturismi fermi ai blocchi di partenza a causa dell’emergenza epidemiologica e al protrarsi del lockdown. Su tali premesse parte l’appello rivolte  da Coldiretti Puglia e dall’associazione agrituristica e ambientale Terranostra all’indirizzo delle amministrazioni comunali pugliesi e salentine affinché si proceda all’azzeramento della tassa sui rifiuti, la Tari, per le aziende agricole e soprattutto per gli agriturismi che sono stati chiusi per effetto delle norme restrittive dettate dall’emergenza coronavirus. Per gli operatori del settore è necessario procedere con un azzeramento della Tari a chilometro zero, o quanto meno prorogare i termini di pagamento della tassa dovuta, ancorché in misura ridotta, per l’anno in corso.

Le richieste sono contenute in un missiva che i due sodalizi di Coldiretti e Terrarossa Puglia hanno posto all’attenzione dei Comuni chiedendo espressamente alle amministrazioni degli enti locali di deliberare, relativamente alla Tari, misure adeguate in favore delle imprese agricole, in particolare di quelle esercenti attività agrituristica che hanno subito, in conseguenza della crisi epidemiologica e dei provvedimenti atti a contenerla, anche loro un azzeramento della domanda e delle presenze, peraltro con una evidente diminuzione della relativa produzione di rifiuti. Il resoconto statistico rende chiaro il quadro del dramma economico vissuto dalle imprese agricole e turistiche del settore.

Da quando è cominciata la pandemia in Puglia il 57% delle aziende agricole ha infatti registrato una diminuzione dell’attività con un impatto che varia, da settore a settore, con picchi anche del 100 per cento come per l’agriturismo dove sono ancora chiuse, per le misure anti contagio, tutte le 876 strutture agrituristiche del territorio regionale. L’attività agrituristica è tra le più colpite dall’emergenza Covid–19: è stata la prima a risentire del blocco delle attività e risultata azzerata già da due mesi con un conto salato pari a 300 milioni di euro a carico del sistema turistico pugliese con lo stop agli spostamenti causati dall’emergenza sanitaria. Un comparto che solo in provincia di Lecce conta 360 aziende agrituristiche (in provincia di Bari ce ne sono 164, segue Foggia con 132, Brindisi con 108, Taranto con 84 e Bat con 28).

“L’attuale situazione di incertezza in ordine alla ripresa delle attività e del turismo non consente a tali imprese di riprogrammare gli impegni e di far fronte agli obblighi di natura tributaria, rischiando di comprometterne la tenuta economico-finanziaria” spiega il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, “per superare la crisi occorrono misure finanziarie in grado di sostenere la capacità economica e produttiva delle nostre imprese. L’agricoltura è storicamente il settore a maggiore resilienza, ma occorre dare una mano per affrontare la tempesta, attraverso interventi pubblici che consentano alle imprese di ripartire”.

Le misure restrittive adottate per contrastare il diffondersi dell’epidemia hanno quindi  determinato una forte contrazione delle attività multifunzionali delle imprese agricole le quali, nonostante tutto, non hanno interrotto le attività principali di coltivazione e di allevamento e continuano a garantire la produzione di cibo, pur in presenza di una forte concorrenza di prodotti esteri di bassa qualità sui banchi dei supermercati. L’Istituto per la finanza e l’economia locale, fondazione dell’Anci, ha confermato la facoltà dei Comuni di deliberare le riduzioni della Tari per le imprese, considerate utenze non domestiche, che siano state costrette a sospendere l’attività o ad esercitarla in forma ridotta a causa della situazione emergenziale.

“Una anticipazione dell’apertura è necessaria per gli agriturismi che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari” sottolinea inoltre Filippo De Miccolis, presidente di Terranostra Puglia, “con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Ma per riaprire i nostri agriturismi devono essere messi nella condizione di garantire la massima sicurezza con protocolli certi e senza costi insostenibili che si tradurrebbero in un colpo di grazia”.

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