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Lunedì, 27 Giugno 2022
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Nuovo piano trasporti, ma è già sciopero Sgm: "Turni insensati e atteggiamenti antisindacali”

Preannunciato lo scorso 6 giugno, oggi è il giorno dello sciopero: ha aderito oltre il 90 per cento dei lavoratori della società partecipata del Comune, operante nei trasporto pubblici. Incontro, alla presenza del sindaco Salvemini, tra Cgil, Ugl e Uil e i vertici dell’azienda

LECCE – Si fa strada il sospetto che sarebbe stato il caso di coordinarsi ben prima di lanciare il nuovo piano della mobilità, analizzato, studiato e poi "cucito" in circa due anni. E che sarebbe stato il caso di coinvolgere sindacati e lavoratori in fase preliminare, da sempre diretti interessati e veri conoscitori delle croci e delle delizie del traffico cittadino. Ma non è troppo tardi per correre ai ripari e timidi spiragli si aprono all’orizzonte.

A poche ore dall’attivazione del nuovo piano di trasporto pubblico locale, è già caos in casa Sgm. Come preannunciato lo scorso 6 giugno, al termine di un lungo braccio di ferro, oggi è stato il giorno dello stop: bus fermi per oltre tre ore e un’adesione allo sciopero superiore al 90 per cento dell’intera platea dei lavoratori della società partecipata del Comune di Lecce. Numerosi i motivi che hanno spinto i conducenti dei mezzi pubblici a incrociare le braccia, in mattinata, davanti a Palazzo Carafa, sede del municipio leccese. Problemi di contrattazione aziendale in primis, definizione del premio di risultato e, a detta dei lavoratori e dei sindacalisti, anche il sospetto atteggiamento antisindacale dimostrato dalla società. L’azienda avrebbe infatti sottoscritto un accordo discriminatorio con due sigle che rappresentano il 10 per cento dei dipendenti, un totale di 14 lavoratori.

Il video: le dichiarazioni di lavoratori, sindacalisti e consiglieri comunali

Discriminando dunque tutti gli altri, ossia 104 dei 129 dipendenti (amministrativi compresi), tesserati con Filt-Cgil, Uiltrasporti e Ugl-Autoferro. Nella giornata di mercoledì, fanno sapere i sindacati, Sgm ha sottoscritto con Fit-Cisl e Faisa-Cisal (le altre due sigle che rappresentano il 10 per cento dei lavoratori) un accordo sul premio di risultato che però non si applica ai lavoratori iscritti alle altre tre sigle  più rappresentative in azienda. Proprio le tre sigle e i rispettivi segretari locali IMG_7912-2sono scesi oggi in strada accanto ai lavoratori. E alle lavoratrici.

Le donne, appunto, rappresenterebbero (tanto per cambiare) una delle categorie maggiormente penalizzate. Ai tavoli aziendali e poi in sede prefettizia, le tre sigle sindacali avevano infatti sollevato le questioni dell’avvio della contrattazione collettiva di livello aziendale e del rinnovo dell’accordo sul premio di risultato. In particolare sui criteri per la definizione del premio di risultato era stato chiesto di migliorare l’accordo  già esistente, del 2017, evitando di conteggiare come assenze i giorni ex legge 104 o di congedo parentale (per maternità o assistenza ai parenti), di malattia-Covid19 o ancora di infortunio, in modo da allargare la platea degli aventi diritto al premio, il cui criterio consiste nel raggiungimento di un minimo di presenze nell’arco dell’anno.

Va da sé che un lavoratore, ma soprattutto una lavoratrice, alle prese con attività di assistenza ad anziani e figli, non potranno raggiungere quel “risultato”. E non è tutto. Tra le pieghe del malcontento he serpeggia fra le decine di lavoratori scesi in strada (presenti i consiglieri comunali Pierpaolo Patti e Roberto Giordano Anguilla) anche i disagi legati alla riorganizzazione dei turni nell’ambito del nuovo piano di mobilità urbana. “Turni che ci sono stati comunicati il venerdì, ma prendevano il via dalla domenica successiva”, dichiara uno dei lavoratori sindacalizzati. (Nella foto a sinistra, il verbale)IMG_7903-3

“Se prima una corsa poteva spalmarsi su circa sette ore, consentendo di raggiungere uno straordinario poi riconosciuto in busta paga, ora le corse saranno concentrate in meno ore. Pertanto noi perderemo anche soldi nella retribuzione mensile. E non solo. Non ci è stato dato il tempo neppure di studiarci per bene i percorsi e lei pensi a coloro che nono sono leccesi e che non conoscono ogni via della città. Ma, aspetto più grave, da luglio sembrerebbe che ci toccherà svolgere turni “spezzati”: un tot di ore prima, poi pause prolungate, poi di nuovo alla guida. Solo che quella “pausa” non verrà conteggiata come lavoro e noi ci perderemo in termini economici, ma soprattutto in qualità della vita”, conclude.

Con il nuovo piano di mobilità urbana, l’azienda avrebbe dunque scelto di riorganizzare i turni senza che vi sia stato un reale esame congiunto con le Rsa, le rappresentanze sindacali aziendali, come è invece previsto dal Contratto nazionale. Di contro appena lunedì scorso, durante la Commissione Controllo, il direttore di esercizio della Sgm Ugo Guacci avrebbe accusato i sindacati di aver esercitato il diritto di sciopero e bollati come “non all’altezza del momento” o accusati di fare “terrorismo psicologico” e di diffondere “notizie false e tendenziose”.

Durante il sit-in di protesta di questa mattina, i vertici aziendali di Sgm, il presidente Francesco Cantobelli e il direttore di esercizio Guacci, hanno incontrato i referenti delle tre organizzazioni sindacali alla presenza del primo cittadino Carlo Salvemini e dell’assessore comunale alla Mobilità urbana Marco De Matteis. Il tavolo si è concluso in circa un’ora e ha aperto, a detta dei segretari della categoria Trasporti di Cgil, Ugl e Uil, uno squarcio collaborativo. Entro la prossima settimana tutte e cinque le sigle sindacali saranno convocate nuovamente alla presenza di sindaco e vertici della Sgm. Questo, al momento l’esito di una riunione.

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