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Vaste, la nuova scoperta: luogo di culto messapico sotto la chiesa paleocristiana

Nel sito archeologico nei pressi di Poggiardo ritrovamenti hanno suffragato le ipotesi già formulate. A distanza di cinquant'anni dai primi scavi ancora preziose testimonianze del passato

POGGIARDO – L’area di Vaste, frazione di Poggiardo, continua a riservare sorprese. A cinquant’anni dalle prime ricerche, che furono avviare dalla Soprintendenza archeologica di Taranto, emerge ora un luogo di culto messapico sotto la chiesa paleocristiana.

La presentazione dei risultati della campagna di scavo 2023, condotta in regime di concessione ministeriale dall’Università del Salento nell’area di Fondo Giuliano, è stata presentata questa mattina presso la sede della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi e Lecce nella sede di via Galateo, nel capoluogo salentino.

Gli esiti delle indagini archeologiche che hanno messo in luce preesistenze messapiche sotto il luogo di culto cristiano sono stati illustrati dalla soprintendente Francesca Riccio, dal professore associato di Archeologia classica Giovanni Mastronuzzi di UniSalento e dal sindaco di Poggiardo, Antonio Ciriolo.

Dopo le prime scoperte, risalenti agli anni ’60 del XX secolo, a partire dagli anni ’80 le indagini archeologiche sono state affidate in concessione dal ministero della Cultura all’Università del Salento, sotto la direzione scientifica prima del professor Francesco D’Andria, poi del professor Giovanni Mastronuzzi.

Vaste, dopo 50 anni ancora sorprese

A partire dagli anni ’90, le ricerche si sono concentrate nell’area archeologica paleocristiana di Fondo Giuliano, dove sono stati messi in luce un edificio di culto paleocristiano e una vasta area cimiteriale a esso collegata. Proprio nell’ambito dell’ultima campagna di scavo, finanziata e sostenuta anche dal Comune di Poggiardo e conclusa nello scorso novembre, è emerso un dato fondamentale per la conoscenza e l’interpretazione dell’intero contesto: un approfondimento effettuato all’interno della navata settentrionale della basilica della seconda metà del VI secolo dopo Cristo, ha messo in luce interessanti preesistenze databili all’epoca messapica arcaica.

L’ipotesi era già stata formulata anni or solo, ma ora risulta confermata dalle evidenze. Già all’epoca delle prime teorie, si fondava sul reimpiego nell’area cimiteriale di numerosi elementi architettonici antichi. Questi avevano già portato a ipotizzare che l’area avesse avuto una destinazione sacra fin da epoca messapica.

La presenza di un edificio di culto precristiano viene ora confermata dal recente ritrovamento e apre scenari nuovi nella ricostruzione del paesaggio antico: la continuità nella destinazione dell’area, infatti, è certamente imputabile alla natura stessa del luogo, collocato in un punto strategico da cui si domina la piana di Poggiardo verso sud-ovest e in prossimità di un percorso stradale diretto a Otranto.

L'area dei sopralluoghi

Gli scavi archeologici, dunque, continuano a rivelare nuove informazioni fondamentali per ricostruire la storia della Puglia, in riferimento alla civiltà messapica, all’età romana, alle fasi paleocristiane, bizantine e medievali.

Il Fondo Giuliano sorge un paio di chilometri a nord di Vaste, sulle Serre, a breve distanza dalla chiesa rupestre dei santi Stefani. Le indagini dirette da Mastronuzzi sono state coordinate dall’archegologa Valeria Melissano ed effettuate con i responsabili di saggio, Francesco Solinas, Giacomo Vizzino e Giovanna Maggiulli, che hanno guidato un team di studenti del corso di laurea magistrale in Archeologia e della Scuola di specializzazione in Beni archeologici “Dinu Adamesteanu”.

Come si legge nella dettagliata relazione alla campagna di scavo, l’area delle ricerche è oggetto di studi fin dal 1991. Nel corso del 2022 è stato pubblicato presso BAR Publishing - Oxford un volume monografico incentrato sul cimitero paleocristiano: “Sepolture, rituali e comunità nei secoli IV-VI d.C.”. Infatti nel sito sono state riportate alla luce tre chiese sovrapposte che si distribuiscono su un arco cronologico compreso tra il IV e il IX secolo.

La più antica di esse, costruita nella seconda metà del IV secolo, ha una funzione di luogo destinato al culto di un santo martire e intorno a essa si sviluppa una vasta necropoli che include centinaia di sepolture. Nel corso degli anni, alcune questioni sono rimaste parzialmente prive di soluzione. Da qui, la necessità di nuovi approfondimenti dello scavo per rispondere alle domande poste dallo studio dei dati in laboratorio.

La campagna del 2023 è stata rivolta a chiarire la funzione di una struttura a blocchi apparentemente collegata alla chiesa più antica: la si riconosce chiaramente all’interno della navata nord della basilica della seconda metà del VI secolo. Inoltre. si è posta l’esigenza di chiarire l’assetto dell’area antistante all’ingresso della stessa basilica.

Lo scavo nella navata nord si ricollega alla presenza di fronti di cava utilizzati in epoca messapica per estrarre pietra da taglio. La struttura da verificare è realizzata con blocchi di calcarenite e si aggancia alla cava stessa. Lo scavo stratigrafico ha permesso di riconoscere un edificio con pianta rettangolare, con un lato ricavato sul piano di roccia. Esso è privo di piano di calpestio, e al suo interno si è individuato un potente riempimento con terra e pietre calcaree riferibile al cantiere della più antica delle chiese.

Il recinto arcaico visto da nord a conclusione della campagna

I blocchi, invece poggiano direttamente sugli strati messapici, senza alcuna fondazione; essi, inoltre, sono collegati a modesti lembi di terreno con manufatti del VI-V secolo avanti Cristo. Questi elementi permettono di riconoscere un edificio di epoca messapica arcaica, preesistente alle chiese paleocristiane. In merito alla funzione soccorrono le caratteristiche costruttive del vano. L’impiego di blocchi si collega alla presenza nell’area di numerosi elementi architettonici reimpiegati nel cimitero, quali una colonna, blocchi di stilobate, stipiti e una cornice. Questi, del resto, avevano già portato ad ipotizzare che l’area avesse avuto una destinazione sacra fin da epoca messapica, e la presenza di un edificio di culto precristiano viene ora confermata dalla struttura a blocchi. In sostanza essa è interpretabile come un recinto, probabilmente privo di copertura, ma dotato di una cornice con raffinata decorazione scolpita a rosette e fiori di loto.

Emerge dunque quella che si potrebbe definire una continuità nella destinazione dell’area, certamente imputabile alla natura stessa del luogo, collocato in un punto strategico da cui si domina la piana di Poggiardo verso sud-ovest ed in prossimità di un percorso stradale diretto a Otranto.

Il saggio di scavo posizionato a ovest del muro di nartece della basilica ha permesso di verificare che davanti alla facciata della basilica si sviluppa uno spiazzo con piano di calpestio in calcare compatto. Più distante da essa due file parallele di blocchetti lapidei non sono in relazione stratigrafica e cronologica con l’impianto ecclesiastico ma piuttosto possono essere riferiti ad apprestamenti leggeri di epoca post-medievale. Tra i reperti mobili rinvenuti in questo settore si segnala un frammento di matrice per dischi fittili, risalente a epoca messapica.

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