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Cronaca Monteroni di Lecce

Si filmò mentre abusava del figliastro sordomuto, nuovo verdetto: 3 anni e 9 mesi

La pena è stata concordata nel processo d’appello a un 50enne di Monteroni, condannato in primo grado (in abbreviato) a cinque anni

MONTERONI - Da cinque anni di reclusione è scesa a tre anni, nove mesi e dieci giorni, la condanna inflitta a un 50enne di Monteroni, accusato di aver abusato del figliastro, affetto da sordomutismo e da un deficit cognitivo, in casa, approfittando dell’assenza della moglie, oppure in un casolare di campagna, sotto la minaccia che se avesse riferito delle violenze, l’avrebbe picchiato. L’imputato era accusato anche di aver ripreso col cellulare uno dei rapporti sessuali non consenzienti avuti con la vittima, inviando il filmato ad alcuni utenti. 
La sentenza è stata emessa ieri dalla Corte d’Appello di Lecce che ha accolto così la nuova pena concordata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Pati.
E’ stato confermato nel resto il verdetto di primo grado deciso, un anno fa, dal giudice per l’udienza preliminare Marcello Rizzo, all’esito del processo discusso col rito abbreviato: il risarcimento del danno per 50mila euro alla vittima, parte civile al processo con l’avvocata Manuela Toma; l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, e che, a pena espiata, sia sottoposto per un anno, alle misure di sicurezza del divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minori e dell’obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti.
Nel luglio del 2020, l’uomo finì in carcere su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Sergio Tosi, salvo poi ottenere i domiciliari con braccialetto (ai quali è tuttora sottoposto).
Questo al culmine dell’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Giorgia Villa, avviata quando un cd contenente proprio il video “incriminato” e altri tre porno che l’uomo aveva spedito via chat a una ragazza conosciuta su Facebook (risultata poi inesistente) finì nelle mani dei carabinieri.
Durante gli accertamenti della magistratura, fu disposta anche una perizia psicodiagnostica nei riguardi del ragazzo, che accertò la sua capacità a testimoniare.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
 

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