Cronaca

Accusato di aver riscosso bonus cultura irregolari: assolto un commerciante

Per l’accusa, l’imputato avrebbe incassato circa 26mila con voucher legati alla vendita di beni per i quali non era previsto il contributo. Per il giudice Sergio Tosi “il fatto non sussiste”

CASARANO - Era finito al banco degli imputati con l’accusa di truffa, perché avrebbe riscosso quasi 26mila euro con voucher del bonus cultura “18app” utilizzati dai suoi clienti per l’acquisto di prodotti, come articoli tecnologici ed elettrodomestici, non previsti dalla legge del 28 dicembre del 2015.

Ma per il giudice Sergio Tosi dinanzi al quale nei giorni scorsi si è celebrato il processo con rito abbreviato nei riguardi di questo commerciante, residente a Casarano, il reato non fu quello di truffa ma quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, in merito al quale la sentenza è stata di assoluzione perché il fatto non sussiste. Nelle motivazioni, depositate contestualmente al verdetto, si fa presente che la vicenda ricade nella sfera penale solo nel caso in cui gli importi indebitamente percepiti superino la soglia di circa 4mila euro.

Nel caso specifico, non sarebbe emerso dagli atti se il venditore avesse presentato fatture elettroniche al Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, per ottenere il rimborso dei crediti derivanti da buoni spesa, per importi superiori o inferiori alla soglia di punibilità.

In particolare, spiega il giudice: “Le prospettive ipotizzabili sono essenzialmente due. Il venditore potrebbe aver emesso un'unica fattura per l'intero importo dei buoni spesa ricevuti in pagamento: in tal caso sarebbe pacificamente integrata la fattispecie delittuosa, stante l'indiscusso superamento della soglia di punibilità. Più complesso si presenta il secondo scenario. Qualora, infatti, l'imputato avesse conseguito il finanziamento presentando più fatture separate, dovrebbe, in primo luogo, stabilirsi se il quantum di ogni singola erogazione superi il valore-soglia di 3999,96 euro. Ciò posto, nel ricostruire il contesto fattuale, non è stato possibile acclarare in che modo l’imputato abbia proceduto alla riscossione del credito indebitamente maturato”.

A riscontrare le irregolarità su 144 voucher, rispetto alle vendite relative all’anno 2017, furono i finanzieri della tenenza di Casarano durante un controllo eseguito nel settembre del 2019.

Il commerciante era difeso dall’avvocato Marco Costantino.

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