Aggressione a colpi di coltello e pistola nella 167, chiuse le indagini

Arriva al capolinea l’inchiesta sul tentato omicidio del 37enne Riccardo Savoia, avvenuto l’8 maggio scorso in una palazzina di Lecce. Sott’accusa, il 19enne leccese Michael Signore. Per il pm, il movente è la droga

LECCE - La Procura non ha dubbi: Michael Signore voleva uccidere Riccardo Savoia per motivi legati a debiti di droga o comunque per questioni inerenti lo spaccio di stupefacenti; per questo il 19enne leccese avrebbe aggredito la vittima, 37enne del posto, sul terrazzo di casa, al civico 3 di via Nicolò Machiavelli, nella zona 167, di Lecce, con un coltello e con una pistola dalla quale sarebbero partiti numerosi colpi d’arma da fuoco in direzione della testa, della bocca e del torace. Savoia si salvò per miracolo: uno dei proiettili si fermò a soli due millimetri dal cervello.  

Termina così l’inchiesta sull’episodio avvenuto l’8 maggio scorso, con l’avviso di conclusione delle indagini emesso ieri dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, al quale solo qualche giorno fa erano stati consegnati i risultati dello stub. Il risultato del test che ha confermato la presenza di polvere da sparo sull’indagato è stato l’ultimo capitolo del fascicolo. A “scrivere” il primo, furono i poliziotti che in meno di ventiquattro ore chiusero il cerchio: riuscirono a risalire al presunto responsabile soprattutto grazie alla visione dei filmati ripresi da una telecamera di videosorveglianza di cui era dotata la palazzina, procedendo così con il fermo.

Durante la perquisizione domiciliare disposta nei riguardi di Signore, furono sequestrati 139 grammi di cocaina, dai quali si sarebbero potute ricavare più di 790 dosi: gran parte della “polvere bianca” era stata custodita in una cassaforte nel seminterrato situato nella parte posteriore  dell’abitazione. Per questo, il 19enne che, attualmente è detenuto nel carcere di Trani, non risponde solo di tentato omicidio, ma anche di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. E non solo. E’ ritenuto responsabile anche del reato di rapina, perché dopo aver aggredito la vittima, le avrebbe sottratto il borsellino con all’interno 200 euro, l’orologio, gli occhiali da sole e l’Iphone X.

Ora, l’indagato avrà venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato dal pm o produrre memorie difensive attraverso l’avvocato difensore Mariangela Calò.

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