Arrestati per furto di merce, respingono le accuse e tornano in libertà

Per il giudice Panzera c’è un “difetto di gravi indizi” nella vicenda che due giorni fa ha portato ai domiciliari tre uomini. La merce apparterebbe a una società amministrata da uno degli indagati

LECCE - Sono tornati in libertà  i tre uomini arrestati (ai domiciliari) due giorni fa dai carabinieri di Cutrofiano, mentre tentavano di portare via numerosi scatoloni di merce (calzature e abbigliamento uomo, donna e bambino) da un locale nella zona industriale di Sogliano Cavour.  Lo ha deciso oggi il giudice Simona Panzera, dopo l’interrogatorio che si è tenuto in mattinata alla presenza dell’avvocato difensore Francesco Vergine.

Nel faccia a faccia col gip, Fernando Russo, imprenditore del settore, 58enne, di Cutrofiano, Maurizio Coccioli, 55ene di Corigliano d’Otranto, e Maurizio Bisanti, 50enne di Cutrofiano, hanno respinto le accuse, chiarendo intanto (attraverso documenti) che l’immobile era stato pignorato, ma non la merce. Questa apparterebbe a una società di cui risulta titolare la sorella di Russo e amministrata di fatto dal fratello. Oltretutto, sul posto insieme ai tre uomini c’era proprio il figlio della proprietaria (che nel procedimento è indagato a piede libero), nonché quindi nipote di Fernando Russo.

Alla luce delle spiegazioni fornite dai tre in sede di interrogatorio e dell’assenza di riscontri contrari nelle indagini circa l’appartenenza della merce, il giudice ha ritenuto di restituire la libertà agli arrestati. “Difetto di gravi indizi”, si legge nell’ordinanza emessa dal giudice Panzera, secondo il quale “in assenza di acquisizioni di segno contrario e in attesa di auspicabili approfondimenti investigativi, deve ritenersi che i beni mobili non fossero sottoposti ad alcun vincolo giuridicamente rilevante e che fossero in qualche modo riconducibili al nucleo familiare del Russo”. E aggiunge il gip: “Non v’è dubbio, poi, che la posizione dei coindagati, dipendenti di Russo e che hanno agito su sua direttiva, sia stata funzionalmente collegata a quella del datore di lavoro”.

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Secondo il giudice, infine, potrebbe essere ravvisabile il reato di violazione dei sigilli, rispetto al quale non esistono comunque presupposti di legge per l’applicazione di una misura cautelare personale.

 

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