Tra luglio e agosto furti in case, scuole e ditte: preso ladro seriale

Un 25enne leccese, noto alle cronache locali, è stato arrestato dalla polizia nella giornata di martedì. Innumerevoli gli episodi contestati

Foto di repertorio.

LECCE - In cella il ladro seriale di scuole, case e aziende. Nuovi guai per Donato Giuseppe Camassa, il 25enne noto alle forze dell’ordine e alle cronache locali. Nella giornata di ieri, infatti, gli agenti della squadra mobile leccese hanno eseguito una ordinanza di misura cautelare in carcere nei confronti del ragazzo che risponderà di furto aggravato e reiterato.

Camassa, secondo l’accusa, tra luglio e agosto, si sarebbe reso responsabile di innumerevoli furti aggravati, di varia specie e natura, perpetrati,  prevalentemente sul territorio del capoluogo salentino. L’arrestato, dopo aver individuato i suoi obiettivi come abitazioni private, scuole, chiese e società,  era solito introdursi spesso con l’uso di arnesi da scasso, per poi impossessarsi di oggetti di valore.

Tra la refurtiva notebook, cellulari, tessere bancomat e carte di credito. Dopo tutte le formalità del caso, il 25enne è stato accompagnato nel carcere di Lecce, su disposizione del pm di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce. Il giovane finì nei guai, anche due anni addietro, per altri episodi legati allo spaccio di stupefacenti nella zona della stazione ferroviaria.

Il giudice per le indagini preliminari, Sergio Mario Tosi, nella sua ordinanza ha sottolinato, in un caso del genere, "l’abitualità e professionalità nel delinquere dell’indagato", al punto da ritenere che non possa esservi altra misura applicabile, se non quella del carcere. 

Ben dodici i casi di cui è accusato

Sono ben dodici i casi di cui deve rispondere Camassa. Un furto in abitazione a Lecce, in via Lequile, ai danni di una coppia, di tre anelli d'oro per circa 4mila euro e un iPhone 6, e ben due nell'istituto classico “Virgilio” di Lecce, in via Galilei, il primo da solo, con danneggiamenti dei distributori automatici di bevande e alimenti, per portare via le cassettiere contenenti il denaro, il secondo con un complice rimasto ignoto, e l'asportazione di un televisore a led. 

Ancora: il colpo nella sede della società “Ecomet srl”, con una finestra forzata con una spranga di ferro e il furto di bicicletta del proprietario, parcheggiata nel giardino di casa (confinante con quello aziendale) e quello tentato nella Chiesa di San Bernardino Realino, sfumato a causa dell'attivazione dell'allarme. Segue, poi, un'altra intrusione in un edificio scolastico, l’istituto magistrale “Pietro Siciliani” in Lecce, in via Leuca, con forzatura dei distributori automatici di alimenti e bevande per sottrarre il denaro e il furto di tre personal computer portatili Hp. 

In un caso, Camassa risponde insieme a un altro soggetto, un albanese indagato a piede libero: si tratta di un'intrusione notturna in un’abitazione di via Don Bosco, Lecce, avveuta forzando una finestra e portando via uno zaino, un cellulare Galaxy A7, un altro Huawei P8light, una borsa di marca, un computer Acer, ma anche un portafogli con qualche spicciolo e carta d’identità, tessera sanitaria e tessera bancoposta del proprietario. Ancora, un altro furto in abitazione di un marsupio con una ventina di euro e quello, sempre di notte, in via Petraglione, ai danni di due coniugi, con casa messa a soqquadro e sparizione di 550 euro, tessere bancomat e carte di credito, libretti postale e documenti di identità e la chiave con telecomando di un'auto Hunday.

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L'uomo è accusato anche del furto nella lavanderia automatica “Automatica srls” di Lecce, in via San Lazzaro, con sfondamento delle porte di accesso al laboratorio e l'appropriazione di 100 euro dalla cassa e altri 20 euro dal distributore automatico. Infine, di altri due colpi in case. Uno in via San Cesario, riuscito, in cui erano spariti portafogli con tessera bancomat e patente di guida della vittima, più un telefono cellulare Huawey, un Wico, un hard disk, ma anche argenteria e orecchini in oro giallo con perle e un altro fallito, in via Don Bosco, per la presenza dei proprietari che l'avevano messo in fuga. 

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