Cronaca

Uccisi e sepolti in una cisterna: Occhineri a processo, Perrino e Cippone chiedono l'abbreviato

Oggi l'udienza nel procedimento il duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino. Occhineri a giudizio il 9 ottobre. Per Perrino e Cippone, abbreviato condizionati rispettivamente da perizia psichiatrica e interrogatorio. Chiedono patteggiamento le figure marginali, ma anche Luigi Tasco

LECCE – Franz Occhineri, 35enne di San Pietro Vernotico, è stato rinviato a giudizio dal gip Vincenzo Brancato, nel procedimento avviato per il duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino, i due amici di 38 e 34 anni, rispettivamente di Campi Salentina e San Donaci, scomparsi nel nulla il 10 marzo del 2013. L’uomo risponde di occultamento di omicidio volontario aggravato. Il processo si aprirà il 9 ottobre davanti alla seconda sezione.

I corpi di Greco e Marino furono ritrovati il 10 maggio, quindi due mesi esatti dopo, in una cisterna nelle campagne fra Salice e Campi, trucidati di colpi d’arma da fuoco.  Ma sono diverse le posizioni al vaglio che prenderanno varie vie nel corso di una delle più complesse e sanguinose vicende di cronaca del nord Salento degli ultimi anni.

Per un altro degli imputati principali, Mino Perrino, 39enne di Campi Salentina, è stata accolta la richiesta di rito abbreviato, condizionato però a una perizia psichiatrica. Il 9 luglio sarà conferito l’incarico a un consulente, lo specialista Domenico Suma. Gli esiti saranno poi discussi il 18 settembre. Nel suo caso, è stata anche richiesta la trascrizione di alcune intercettazioni riguardanti i famigliari.

Anche nei confronti del terzo imputato di rilievo per il duplice assassinio, Francesco Cippone, 37enne di Campi Salentina, è stata accolta la richiesta di rito abbreviato, condizionato dal suo interrogatorio.

Abbreviato anche per Diego Quarta, 41enne di Monteroni di Lecce, ex guardia giurata, finito nelle spire del procedimento perché nel 2012 avrebbe ceduto in concorso con Cesare Tondo, 41enne di Cavallino, anch’egli ex vigilante, la pistola Glock calibro 9x21 poi usata per l’efferato delitto.

Per quanto riguarda Tondo, ha chiesto di patteggiare. Così come patteggiamento, per otto mesi, è stato avanzato da Antonio Monticelli, 36enne di Campi Salentina. Quest’ultimo è il proprietario del fondo in cui sono stati trovati i corpi, ma anche la persona che avrebbe ricevuto proprio quell’arma dalle due ex guardie giurate, pagandola mille euro. Infine, anche Luigi Tasco, 46enne, di San Pietro Vernotico, che risponde di occultamento di cadavere, ha chiesto di patteggiare un anno. Il giudice si esprimerà il 18 settembre.

Molto complessa la vicenda. Secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, diretti dal capitano Biagio Marro, Occhineri e Cippone avrebbero avuto un ruolo determinante nell’omicidio dei due amici, attendendo insieme a Mino Perrino le due vittime. 

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, hanno fatto luce su un duplice assassinio consumato con estrema ferocia e lucidità. Le due vittime furono assassinate a colpi di  pistola e con un coltello a serramanico. Difficile stabilire con certezza le ragioni e le modalità di una vera e propria esecuzione.

A scatenare tutta la serie di crudeltà e tragiche conseguenze, potrebbero essere stati i pesanti apprezzamenti, a sfondo sessuale, rivolti da Marino alla compagna di Perrino. Greco, vittima delle circostanze, potrebbe essere soltanto un testimone scomodo, oltre che l’ex cognato di Perrino. Quest’ultimo, inoltre, era forse a conoscenza dei dissapori fra Marino e Perrino.

I presunti assassini convinsero i due a seguirli in una campagna vicina con una scusa. Attraverso l’ascolto di famigliari e conoscenti dei due scomparsi, l’analisi dei tabulati telefonici delle ore precedenti all’episodio, l’attenzione degli investigatori si è subito concentrata su Mino Perrino, e su un altro individuo, a causa dei frequenti contatti, sia di persona sia telefonici. L’ultimo dei quali avvenne proprio in quel pomeriggio di marzo.

I tabulati telefonici hanno permesso di chiarire l’anomalia di traffico sui cellulari di Occhineri, Cippone e Perrino. Un buco temporale di due ore balzato agli occhi degli investigatori, insospettiti da quegli apparecchi improvvisamente staccati proprio nei momenti in cui Greco e Marino stavano perdendo la vita. L’attività d’indagine è stata anche supportata da una novità di tipo tecnico: l’esame del tracciato del sistema satellitare, installato sull’auto di Occhineri. Dispositivo che ha segnalato agli inquirenti ogni spostamento del veicolo tenuto sotto osservazione.

Un groviglio di tasselli che hanno cominciato a incastrarsi, indizio dopo indizio, anche grazie ai colloqui di Luigi Tasco, la quarta persona coinvolta in questa tragica vicenda. Il 36enne campiota, già testimone chiave nell’ambito delle indagini, aveva inizialmente ammesso solo di aver aiutato il presunto omicida, Mino Perrino di 38 anni, a bruciare la Lancia Lybra delle vittime. Le famiglie delle due vitime si sono costituite parte civile. 

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Tobia Caputo, Ladislao Massari e Antonio Savoia. Le famiglie da Elvia Belmonte e Giuseppe Lefons.

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