"Caso Tecnova": problemi di notifica, il processo ai dodici imputati slitta ad aprile

Slitta ad aprile, per problemi di notifica, il processo relativo al caso “Tecnova”, che si sarebbe dovuto aprire oggi dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Lecce. Un processo che si preannuncia lungo e complesso. Numerose le parti civili che sono complessivamente oltre trecento. Ben 484, invece, le parti offese

LECCE – Slitta ad aprile, per problemi di notifica, il processo relativo al caso “Tecnova”, che si sarebbe dovuto aprire oggi dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Lecce. Un processo che si preannuncia lungo e complesso. Numerose le parti civili che sono complessivamente oltre trecento. Ben 484, invece, le parti offese (assistite in gran parte dagli avvocati Salvatore Centonze, Alessandro Stomeo e Giuseppe Milli) nella vicenda che vede al centro l’inchiesta sul fotovoltaico fra Lecce e Brindisi. Si tratta di cittadini extracomunitari che avrebbero operato senza alcun tipo di garanzia. Un vero e proprio caso sfruttamento di manodopera, secondo quanto contestato dagli inquirenti, spesso composta da persone presenti in modo irregolare sul territorio italiano. Dodici gli imputati fra soci, amministratori e capocantiere della società italo-spagnola Tecnova.

Era il 20 aprile del 2011 quando scattò il blitz della Dda di Lecce (l’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Alessio Coccioli). Agenti della squadra mobile di Lecce e del comando provinciale della guardia di finanza di Brindisi, strinsero le manette ai polsi di nove persone, anche se le ordinanze di custodia cautelare erano quindici. Nell’immediato, infatti, alcuni degli indagati non furono reperibili.

A giudizio sono finiti Marco Damiano Bagnulo, 24enne di Brindisi; Annamaria Brunetti, 29enne di San Pietro Vernotico; Luis Miguel Cardenas Castellanos, colombiano, 35enne; Manuela Costabile, 37enne di Brindisi; Cosima De Michele, 59enne di Brindisi; Laura Garcia Martin, spagnola, 34enne; Veronica Yanette, cubana, 36enne; Didier Gutierrez Canedo, spagnolo, 22enne; Luis Manuel Gutierrez Nunez, spagnolo, 40enne; Andres Felipe Higuera Castellanos, colombiano, 35enne; Brahim Lebhiha, marocchino, 28enne; Tatiana Tedesco, 28enne di Brindisi. I vari cittadini stranieri, all’epoca dei mandati di cattura, erano residenti fra le province di Lecce e Brindisi.

Gli imputati rispondono di estorsione, favoreggiamento della condizione di clandestinità di cittadini extracomunitari e truffa aggravata ai danni dello Stato e riduzione in schiavitù. Secondo quanto rilevato dagli investigatori, i responsabili della società italo-spagnola avrebbero assunto cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno favorendo la loro permanenza irregolare e occupandoli, in condizione di asservimento. Dopo un vertice in Prefettura, i lavoratori erano riusciti ad ottenere le mensilità arretrate.

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Se nelle prime mosse, l’inchiesta aveva visto coinvolti solo quarantatré cittadini extracomunitari, nel tempo la lista di coloro che hanno sporto denuncia è salita vertiginosamente, tanto che ormai hanno superato quota 400. Le loro testimonianze, secondo gli inquirenti che hanno condotto gli approfondimenti, sarebbero perfettamente sovrapponibili a quanto dichiarato in precedenza dagli altri lavoratori, descrivendo a carico degli indagati comportamenti delittuosi analoghi.

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