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Cronaca Cavallino

“La cocaina era per uso personale”. Ma per il giudice deve rimanere in carcere

Ha provato a difendersi così, il 38enne di Cavallino arrestato nei giorni scorsi con circa 80 grammi di stupefacente e 900 euro. Essendo già ai domiciliari, ha spiegato di averne avuta tanta, non potendo uscire ad acquistarne

LECCE – È stato convalidato l’arresto di Antonio Manno, 38enne di Cavallino, fermato nei giorni scorsi dai carabinieri della sezione operativa di Lecce nel corso di un controllo mirato. Il giudice per le indagini preliminari Marcello Rizzo ha disposto che l’uomo resti in carcere. L’interrogatorio s’è svolto venerdì 28 luglio.  

Durante il controllo, che i militari hanno effettuato in collaborazione con i colleghi della stazione di Cavallino e i finanzieri del nucleo cinofili della guardia di finanza di Lecce, mercoledì scorso è stata trovata in casa di Manno (che era ristretto ai domiciliari in seguito a una recente condanna a cinque anni per spaccio) una pietra di cocaina da circa 80 grammi, finita sotto sequestro con quasi 900 euro in banconote di vario taglio, bilancino di precisione e altro materiale ritenuto utile per il confezionamento di singoli involucri.

L’uomo, difeso dagli avvocati Riccardo Giannuzzi e Francesco Nutricati, non si è avvalso della facoltà di non rispondere. Piuttosto, ha spiegato di avere avuto a disposizione quella cocaina in casa per uso personale, essendo tossicodipendente e per giunta in cura al Sert, tanto da non averla nemmeno suddivisa in dosi per la vendita, ma di usarne all’occorrenza. E il fatto che fosse una scorta piuttosto corposa, sarebbe dipeso, a suo dire, dal fatto di non poter uscire a procurarsene, proprio perché sottoposto alla detenzione domiciliare. Una spiegazione che non deve aver convinto il giudice, con la difesa che ora sta valutando l’opportunità di un ricorso.

Nel dicembre del 2022, Antonio Manno è stato condannato con rito abbreviato a cinque anni dopo un arresto messo a segno, in quel caso, dalla squadra mobile. Durante un controllo, nell’aprile precedente, i poliziotti avevano trovato una cinquantina di gramma di “polvere bianca”, materiale per confezionare singole dosi e ben 4mila euro in contanti.

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