Cronaca

Chiesa dei battenti: dov'è finito il vecchio portone?

Se lo chiede il capogruppo azzurro al Comune di Galatina Giuseppe De Matteis, che ha presentato un'interrogazione urgente sui lavori di rifacimento della "Chiesetta dei Battenti" dopo il restauro

Uno scorcio del portone della Chiesa dei Battenti

Giuseppe De Matteis, capogruppo di Forza Italia al comune di Galatina, ha inviato un'interrogazione urgente all'amministrazione, per ottenere risposte circa il caso della "Chiesetta dei Battenti". L'antico tempietto ha subito recentemente alcuni lavori di consolidamento, restauro e recupero, che sono in fase di ultimazione, eppure oggi si può notare una strana anomalia: è sparito, infatti, il vecchio storico portone d'ingresso in legno lavorato. Al suo posto è stato realizzato e montato un altro infisso in legno di moderna lavorazione e di tipo industriale.

"Di recente - sostiene De Matteis - alcuni consiglieri di maggioranza anche in seduta pubblica di consiglio comunale hanno elogiato il risultato dei suddetti lavori di restauro, ignorando
completamente la sostituzione del portone originale della chiesa ma e in questa fase non si esprime alcun giudizio sui lavori di restauro complessivi eseguiti sulla intera costruzione della chiesa". De Matteis chiede pertanto al sindaco Antonica di conoscere dove si trovi custodito attualmente l'originario portone in legno lavorato, ed eventualmente cosa hanno programmato di fare dello stesso i progettisti e l'impresa esecutrice dei lavori. Inoltre De Matteis chiede lumi sull'attuale portone, ossia se esso sia solo una installazione temporanea oppure se i tecnici e l'impresa abbiano effettuato la scelta definitiva di sostituirlo, con quella che lo stesso capogruppo forzista definisce "una scelta evidentemente infelice e ingenerosa nei confronti della storia".

Il capogruppo azzurro chiede inoltre che sia fatta chiarezza riguardo ai lavori di restauro e recupero della chiesa, per aiutare a capire se siano formalmente conclusi, e se non sia opportuno verificare tutto quanto innanzi alla Soprintendenza, che "avrebbe dovuto - conclude De Matteis - già porre le condizioni di salvaguardia delle opere storiche".

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