Inchiesta “Vele”, il gip: “Corrado collabora perché teme per la sua vita”

Oltre alla volontà di chiudere i rapporti con la criminalità, il desiderio di salvaguardare la sua incolumità e quella dei suoi cari. Lo scrive il giudice Simona Panzera. Due gli attentati subiti per debiti di droga

Un fotogramma dell'operazione.

LECCE - “A spingere Angelo Corrado ad intraprendere il cammino di collaborazione con l’Autorità Giudiziaria era non solo il desiderio di interrompere ogni contatto con gli ambienti criminali, ma anche la necessità di salvaguardare la sua incolumità personale e quella dei suoi familiari dalla vendetta dei fornitori di sostanze stupefacenti nei confronti dei quali aveva accumulato ingenti debiti”.

Lo scrive il gip Simona Panzera nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita sei giorni fa nell’ambito dell’inchiesta “Vele” che ha delineato i nuovi assetti della criminalità organizzata locale, soprattutto leccese. Sono due gli episodi ai quali il giudice fa riferimento: il primo risale a qualche giorno prima di Natale, nel 2015, quando furono esplosi numerosi colpi di pistola contro la sua abitazione a Frigole (marina di Lecce); il secondo episodio, invece, si verificò il 12 marzo 2016 nella sala giochi dei familiari di Corrado, dove furono esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco contro un televisore.

In quella circostanza ad agire sarebbero stati in tre: uno di questi avrebbe minacciato con una pistola un parente, che fu colpito anche con dei pugni e al quale sarebbe poi stata sottratta l’auto. All’origine degli attentati c’erano debiti di droga: nel primo caso, maturati con fornitori brindisini, nel secondo (la somma era sui 30mila euro) con quelli monteronesi. Stando sempre alle dichiarazioni del collaboratore, a ordinare la “spedizione” nella sala giochi sarebbero stati proprio Maurizio Briganti e Daniele De Matteis , dal carcere.

Le dichiarazioni di Corrado, insieme a quelle già raccolte dagli inquirenti di un altro collaboratore, Gioele Greco, si sono rivelate preziose alle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia con gli agenti della squadra mobile, insieme alle intercettazioni telefoniche e ambientali e ai servizi di osservazione, pedinamenti e appostamenti.

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