Carabinieri nel mirino. Il Cocer al governo: “Dalle parole subito ai fatti”

Dopo i tragici episodi di Maddaloni e di piazza Montecitorio, a Roma, il "sindacato" dell'Arma sottolinea le carenze di organico, il ridimensionamento della presenza sul territorio e chiede all'esecutivo di Letta un'inversione immediata di rotta

@TM News/Infophoto

LECCE - Il Cocer – Consiglio centrale di rappresentanza dei carabinieri -  prende posizione dopo la sanguinaria rapina consumata a Maddaloni, in provincia di Caserta, e la sparatoria che si è verificata davanti a Montecitorio mentre il nuovo governo prestava giuramento di fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato.

Nella prima circostanza è stato ferito a morte l’appuntato Tiziano Della Ratta mentre il maresciallo Domenico Trombetta è stato seriamente ferito. Nel secondo tragico episodio sono stati colpiti con gravi conseguenze il brigadiere Giuseppe Giangrande e il carabiniere scelto Francesco Negri.

“Il Cocer carabinieri, addolorato per la tragica sorte dell’appuntato Della Ratta, desidera esprimere vicinanza e solidarietà ai colleghi feriti e stringe in un forte abbraccio i familiari delle vittime. In questo momento di forte tensione emotiva, il Cocer fa appello a tutte le forze politiche e di governo, affinché si presti la giusta attenzione alle problematiche dell’intero comparto difesa-sicurezza. A fronte di una criminalità sempre più spietata e di forti tensioni sociali che agitano le piazze non si può continuare ad assistere ad un progressivo depauperamento di risorse umane e finanziarie per le forze dell’ordine”.

Il Cocer, di fatto, è il sindacato unitario dei membri dell’Arma e le sue attività di comunicazione verso l’esterno sono sempre molto misurate. Tra i diciotto consiglieri nazionali dell’organismo c’è anche il maggiore Nicola Candido, che è il comandante del nucleo operativo ecologico di Lecce.

“L’arma dei carabinieri – prosegue il comunicato - conta già diecimila uomini in meno rispetto all’organico ed in virtù delle norme sul ripianamento del turn-over, che consente di arruolare solo il 20 per cento del personale congedato, l’emorragia di uomini continua. I fondi e i mezzi a disposizione sono sempre di meno, mentre le esigenze ed i sacrifici che si chiedono agli uomini in divisa sono sempre maggiori. Molte stazioni carabinieri sono state chiuse, altre si accingono ad esserlo. Tutti i reparti dell’arma sono oggetto di un pericoloso ridimensionamento, al fine di adeguare gli organici ai livelli di forza effettivamente disponibili. Il Cocer chiede al governo testé insediatosi di passare subito dalle parole ai fatti, perché i provvedimenti finora adottati incidono negativamente sulla efficacia del servizio reso ai cittadini e frustrano il morale di chi, tutti i giorni, è in prima linea e rischia la vita per difendere il bene comune”.

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“Non è il sacrificio che spaventa i carabinieri e le forze dell’ordine – conclude il Cocer -, ma l’attenzione ai problemi della sicurezza di chi ha il primario dovere di assicurare ai tutori dell’ordine strumenti adeguati all’esercizio delle proprie funzioni e condizioni di vita dignitose. Un plauso ai colleghi della Campania e ai militari di piazza Montecitorio che, con grande sinergia e professionalità, hanno assicurato alla giustizia tutti gli autori dei folli gesti”.

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