Condannata all’ergastolo per uxoricidio, ora lavora per la giustizia

Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano, è stata ammessa al programma rieducativo come impiegata al servizio fotocopie negli uffici della Procura. Si è sempre professata innocente

LECCE - Si è sempre proclamata innocente, ritenendo di essere stata vittima di un errore giudiziario. Ora quella  Giustizia che l’ha indicata come l’assassina del marito le apre le porte di casa, consentendole di lavorare. E’ questa la storia di Lucia Bartolomeo, l’infermiera 45enne di Taurisano condannata all’ergastolo per aver iniettato, attraverso una flebo, una dose di eroina, ritenuta letale, al coniuge Ettore Attanasio, deceduto il 30 maggio del 2006.

La donna, oggi, per quattro ore al giorno, è impiegata al servizio fotocopie negli uffici della Procura del tribunale di viale Michele de Pietro, proprio dove 14 anni fa fu aperto il fascicolo di inchiesta in cui era indagata.

E’ stata ammessa al programma rieducativo previsto dall’articolo 21 della legge sull’ordinamento penitenziario: “Il detenuto può essere assegnato al lavoro all'esterno in condizioni idonee a garantire l'attuazione positiva degli scopi”. Secondo la norma, “il trattamento è svolto avvalendosi principalmente dell'istruzione, della formazione professionale, del lavoro, della partecipazione a progetti di pubblica utilità, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia”.

L’assegnazione per chi è stato condannato al carcere a vita, come nel caso dell'infermiera, può avvenire solo dopo l’espiazione di almeno dieci e lei ne ha trascorsi nel penitenziario di "Borgo San Nicola" già tredici.

Insomma, sembra essere arrivata la pace, dopo tante battaglie. I legali che l’hanno assistita nel tempo (Pasquale e Giuseppe Corleto, Silvio Caroli e Ladislao Massari) hanno sempre sostenuto la tesi di un processo indiziario e senza un valido movente che, invece, per l’accusa, fu individuato nella relazione intrapresa dalla donna con un altro uomo. Questo è stato raccontato nelle aule di giustizia: dopo i primi due gradi di giudizio, il 15 novembre del 2011, la Corte di Cassazione annullò la sentenza di condanna dell'ergastolo, accendendo una speranza nella vita della 45enne e dei suoi familiari che hanno sempre creduto nella sua innocenza, rinviando gli atti per un nuovo giudizio. Ma il terzo processo sancì ancora una volta la sua colpevolezza infliggendole il fine pena mai, confermato infine dai giudici della Suprema Corte nel febbraio del 2014.

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