Detenuto morto in cella, eseguito l'esame autoptico: fatale l'inalazione di gas

L'autopsia ha sciolto solo in parte i dubbi legati alla morte di Mauro Zecca, avvenuta domenica notte nel carcere di Lecce

LECCE – E’ stata con ogni probabilità l’inalazione del gas della bomboletta in dotazione ai detenuti (per riscaldare cibi e bevande) a provocare la morte di Mauro Zecca, il 38enne di Campi salentina trovato senza vita domenica notte in una cella del carcere di Borgo San Nicola. A stabilirlo, in via preliminare, l’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio su disposizione del pubblico ministero Carmen Ruggiero, titolare del procedimento sulla morte del detenuto. Bisognerà attendere comunque l’esito degli esami tossicologici per avere un quadro più preciso delle cause del decesso.

Quella del suicidio (che non convince i famigliari della vittima) è una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti. Sul corpo del 38enne, infatti, non sarebbero stati rinvenuti segni di violenza. In realtà potrebbe anche essersi trattato della conseguenza di una pratica piuttosto diffusa negli istituti penitenziari: quella dell’inalazione di gas per lo "sballo” e l’effetto narcotizzante. Una pratica che circa dieci anni fa costò la vita (in circostanze altrettanto misteriose) a Cosimo Cirfeta, killer spietato e personaggio di spicco della Sacra corona unita, poi diventato collaboratore di giustizia, fino alla morte in una cella del carcere di Busto Arsizio

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E’ stato un agente della polizia penitenziaria a trovare il cadavere di Zecca, che stava espiando una pena per dei reati legati all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo aver sentito l’intenso odore di gas che proveniva dal fornelletto utilizzato in cella, intorno alle due e mezzo, ha raggiunto l’interno della cella per verificare che cosa stesse accadendo. Il compagno di stanza del 38enne, vista l'ora, dormiva e non si sarebbe accorto di nulla. I soccorsi si sono rivelati inutili. Il detenuto era ormai privo di vita: ha inalato troppo gas e non ce l’ha fatta. 

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